• Mar 11, 2024
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Hai un cellulare o un computer portatile o altri strumenti simili? Queste meraviglie tecnologiche hanno un prezzo. La Repubblica democratica del Congo ne sta pagando il conto, con conflitti continui per l’accaparramento dei beni utili alla loro produzione.
2/Il telefono che uccide il Congo - Nigrizia.itUno di questi è il coltan. Il paese ha dal 60 all’80% di riserve mondiali di questo minerale. Il termine “coltan” deriva dalla combinazione di due minerali: il “col” “colombite” e “tan” “tantalite”. Il primo è molto apprezzato per la sua enorme resistenza alla corrosione. Considerato come metallo strategico, è utilizzato soprattutto nella fabbricazione di condensatori per attrezzature elettroniche telefoni portatili, armi teleguidate, plasma TV, consolle per giochi video, mp3, mp4, apparecchi fotografici…, ma entra largamente anche nella composizione di leghe di cobalto e di nichel nell’aeronautica e in modo particolare nella fabbricazione di reattori, missili e satelliti.La guerra, soprattutto nei due Kivu, non è solo conflitto “etnico”.
Ma è corsa con ogni mezzo a procurarsi questo minerale. Molte relazioni dell’Onu e di organizzazioni non governative, e le testimonianze dei vescovi e dei missionari che lavorano in questa regione, hanno messo a nudo questa realtà. I differenti movimenti di guerriglia che agiscono nelle due province congolesi si disputano il controllo dei giacimenti minerari. Dietro tali movimenti ci sono molti stati africani, fra cui il Rwanda, l’Uganda e il Burundi.

Alcune multinazionali – come Nokia, Alcatel, Apple, Nikon, Ericsson – sono chiamate in causa per il finanziamento indiretto delle guerre poiché pagano tasse ai gruppi ribelli, sfruttando impunemente questo paese a scapito dei suoi abitanti.
via2/Il telefono che uccide il Congo – Nigrizia.it.

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(di Luciana Borsatti) (ANSAmed) – ROMA, 26 OTT – Le donne sono solo il 22% della popolazione occupata nell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa), e il 27% in media in Egitto, Giordania, Libia, Marocco e Tunisia. Le quote piu’ basse a livello mondiale, dove il massimo impiego femminile si registra nell’area Estremo Oriente- Pacifico (il 70%) e dove l’area sub-sahariana presenta, grazie all’agricoltura, la stessa percentuale dell’Unione Europea (64%, contro il 46% dell’Italia). Parte da queste cifre – basate su dati di Ocse, Banca Mondiale, Unhcr e Ilo – uno studio sui Diritti economici della donna in Egitto, Giordania, Libia, Marocco e Tunisia che la consulente Ocse Serena Romano ha presentato a Roma, nell’ambito del soggiorno di sette imprenditrici libiche organizzato dalla associazione Pari o Dispare con il sostegno del Mae e dell’Eni. Epppure, osserva la consulente, un aumento dell’occupazione e dell’imprenditorialita’ femminile potrebbe far crescere in modo significativo il Pil dei Paesi meno sviluppati. Lo ha rilevato solo pochi giorni fa l’Economist, in un’interessante proiezione di quanto accadrebbe in Egitto se, entro il 2020, l’impiego delle donne (ora fermo al 24%) raggiungesse la stessa quota di quello dell’uomo: il Pil salirebbe del 34% – niente male per un’economia che ha risentito dei recenti rivolgimenti politici. Eppure i cinque Paesi presi in esame garantiscono alla donna, sul piano normativo, tutti i diritti economici: dalla possibilita’ di avere un impiego, una proprieta’ o l’accesso al credito a quella di avviare un’ impresa. ”Il problema e’ che – osserva Serena Romano – il diritto di firmare un contratto mal si concilia con l’obbligo di obbedire al marito”. Insomma, quanto riconosciuto dalle leggi dello Stato rischia di cozzare contro il diritto consuetudinario o lo statuto della persona come definito dalla religione, in particolare la legge islamica. In base alla quale, per esempio, una donna eredita dai genitori la meta’ del fratello, ha una potesta’ molto limitata sui figli e, se sposata, in Egitto e in Giordania puo’ avere un passaporto solo con l’accordo del marito. E’ con limiti come questi che si scontra la reale possibilita’ per una donna di lavorare fuori casa o fare l’imprenditrice. Perche’, osserva ancora la consulente, e’ difficile avere un’azienda o un lavoro se non si puo’ viaggiare, dare la cittadinanza e l’accesso ai servizi pubblici ai figli in caso di soggiorno all’estero, discutere di affari o lavorare in fabbrica se non si puo’ uscire liberamente di casa o si deve rientrare prima di una certa ora. Diversa poi la situazione legislativa dei cinque Paesi su alcune questioni particolari come la parita’ di retribuzione con l’uomo (non formalmente assicurata in Tunisia), la non discriminazione sessuale (non garantita in Egitto e Giordania), la difesa dalle molestie sessuali sul lavoro (effettiva solo in Marocco), la possibilita’ di avviare iniziative giudiziarie (carente ancora in Egitto e Giordania). Cortocircuiti e contraddizioni che si evidenziano anche in rapporto alla Cedaw, la Convenzione Onu per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne: ratificata da tutti i cinque Paesi in esame (come dall’Arabia Saudita, del resto) ma sempre con riserve (tranne nel caso del Marocco, ma solo dal 2011) legate alla statuto della persona e alla sharia. Insomma, sottolinea la studiosa, ”la legge consuetudinaria o la sharia spesso regolano le norme sullo statuto della persona, e possono cosi’ avere un impatto decisivo sui loro diritti economici e la possibilita’ di avere un’impresa o una carriera. Ma l’eguaglianza puo’ solo essere una”.

  • 11 Marzo 2024
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(Worldtribune.com) LONDON — Algeria and Morocco have joined in a major Western naval exercise. Algeria and Morocco participated in Seaborder-2012 in the Mediterranean Sea in September 2012. Officials said the two North African neighbors and longtime rivals cooperated in a series of maritime security drills meant to enhance regional efforts against insurgency, smuggling and illegal migration.Seaborder-2012 marked the first time that Algeria organized part of the Western exercise, part of the so-called 5+5 defense initiative between the European Union and North Africa. The Algerian Navy contributed a missile patrol boat that worked with a Royal Moroccan Navy frigate during the drills on Sept. 25-27. Algeria had long refused to participate in bilateral or regional exercises with Morocco amid their dispute over Western Sahara. Officials said the regime of President Abdul Aziz Bouteflika has softened its stand over the last year amid concerns over the spread of Al Qaida Organization in the Islamic Maghreb. The exercise, which contained simulated and live phases, began with participants from Algeria, France, Italy, Libya, Malta, Mauritania, Morocco, Portugal, Tunisia and Spain conducting mock missions from Algeria’s maritime monitoring operations center. On Sept. 27, the five North African and EU states moved to the Gulf of Cadiz, where Spain hosted the live phase of Seaborder. Officials said this phase included the interception and boarding of a suspicious vessel. Seaborder, held every year since 2008, did not include the participation of Libya, which sent a delegation of observers. In 2011, Morocco was an organizer of the exercise.

  • 11 Marzo 2024
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