• Mar 11, 2024
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Original caption: President of Zimbabwe Robert...
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Nuovo giro di vite del regime diMugabesulle organizzazioni non governative
29 Ong sono state costrette a sospendere le loro attività nella provincia di Masvingo, nel sud delloZimbabwe. Il governatore di questa provincia, Titus Malukele, ha giustificato la sua decisione presa due giorni fa con la mancata iscrizione annuale delle Ong (tra cui CARE International) nel registro di immatricolazione provinciale.
In un comunicato diffuso oggi sui media nazionali indipendenti, cinque organizzazioni per la difesa dei diritti civili e umani in Zimbabwe hanno definito “illegali e nulle le azioni prese dal governatore. La legge di questo paese dimostra in maniera molto chiara che [Malukele] non è abilitato a registrare le Ong o a toglierle da registro di immatricolazione” si legge nel comunicato. “Nemmeno il Consiglio provinciale che dirige ha questi poteri. Le competenze del Consiglio si limitano a incoraggiare i progetti di sviluppo già avviati e sostenuti dal governo centrale e dal governo locale”.
Peggio. Secondo le associazioni all’origine del documento, “il governatore Malukele ha anche violato l’articolo 21 della Costituzione dello Zimbabwe che garantisce la libertà di associazione”, sottolineando che “tutti i membri e i beneficiari delle Ong sospese sono parte lese perché in seguito alla sospensione delle loro attività, non posso più trarre beneficio dalla libertà di associazione” che per l’appunto consente alle Ong di aiutare le popolazioni civili.

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Come previsto, alla maggior parte dei profughi dal nord Africa, l’Italia non sta riconoscendo alcuna forma di protezione giuridica internazionale. Nel 2011 le richieste d’asilo sono state 33.576. Delle 24.233 esaminate, 10.520 hanno avuto esito negativo. L’asilo politico è stato invece concesso solo a 1.959 profughi, la protezione sussidiaria a 2.460 migranti e a poco più di 5 mila quella umanitaria. I dati sono stati resi noti dal prefetto Angela Pria, capo dipartimento per le libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno, intervenuta al convegno “Libia: i migranti a un anno dalla crisi” organizzato a Milano da Ispi e Cesvi. Il ministero dell’Interno ha intenzione di raddoppiare i posti del sistema Sprar, per l’accoglienza dei rifugiati, fino a circa 10 mila. “Occorrono però 120 milioni di euro, che in tempi di tagli non è semplice trovare”, ha affermato il prefetto. Sono circa 1.500 i profughi partiti nel 2011 dalla Libia e scomparsi nel Mediterraneo, ricorda Laura Boldrini, portavoce di Unhcr Italia, intervenuta al convegno. Anche se Tv e giornali italiani erano concentrati su Lampedusa, il flusso di persone che fuggivano dalla Libia è stato verso i Paesi confinanti. “Dalla Libia sono fuggiti 1,3 milioni di persone, soprattutto somali ed eritrei, e sono andati in Egitto e Tunisia per tornare nei loro Paesi -afferma Laura Boldrini-. Sono stati invece 28 mila quelli che hanno cercato di raggiungere l’Italia”. L’Italia non sta riconoscendo la protezione umanitaria alla maggioranza dei profughi. “Rimane una grande incertezza sul loro destino – aggiunge la portavoce dell’Unhcr -. Chi ha ricevuto il diniego sta facendo ricorso ma certo dobbiamo chiederci come risolvere il problema di chi resterà senza alcun tipo di permesso di soggiorno”.Fonte:http://www.redattoresociale.it

  • 11 Marzo 2024
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