• Mar 11, 2024
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Storico accordo raggiunto oggi a Bruxelles fra Pristina e Belgrado, con la mediazione Ue, per la gestione della zona Nord del Kosovo: un’intesa che da sola rappresenta non solo una svolta per le relazioni fra serbi e kosovari, ma anche un biglietto di andata verso l’adesione all’Unione europea.
Dopo sei mesi di estenuanti maratone negoziali, il premier kosovaro Hashim Thaci e il premier serbo, Ivica Dacic, al decimo round dei colloqui nella capitale belga, hanno finalmente siglato il testo messo sul tavolo dall’alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, che incassa così il suo primo grande successo come capo della diplomazia europea. “Questo accordo rappresenta l’inizio di una nuova era di riconciliazione e cooperazione fra Stati” ha esultato il premier kosovaro, Hashim Thaci, a cui ha fatto da contraltare il tono grave del primo ministro serbo, Ivica Dacic, che ha parlato di “una decisione difficile”.
Per Kosovo e Serbia quella di oggi è una scommessa sul futuro, che per loro come per tutti gli altri Paesi della regione dei Balcani occidentali, è quella di diventare uno Stato membro dell’Unione europea.
La vicina Croazia ce l’ha fatta e dal primo luglio 2013 sarà il 28/o Stato membro. Sulla sua scia, Pristina e soprattutto Belgrado sono state messe all’angolo lo scorso dicembre dai leader dei 27, che avevano scritto a chiare lettere che i progressi verso l’adesione sarebbero stati condizionati dai passi avanti concreti nelle loro relazioni. L’unica via d’uscita possibile quindi era solo il raggiungimento di un accordo storico. E l’intesa è arrivata ‘last minute’ prima del rapporto di Ashton ai ministri degli esteri Ue di lunedì prossimo a Lussemburgo e in vista di una decisione del vertice di giugno sui negoziati di adesione della Serbia e sull’accordo di associazione con il Kosovo.
L’accordo “é un passo che avvicina all’Europa” serbi e kosovari, ha dichiarato la Ashton, seguita a ruota dal presidente dell’Ue, Herman Van Rompuy, che ha riconfermato la “prospettiva europea” di Pristina e Belgrado, e dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, “fiducioso” che l’intesa “preparerà la strada per le prossime decisioni” dei 27.
La Nato intanto continuerà a garantire la sicurezza in Kosovo e darà il supporto necessario per l’attuazione dell’accordo. Dal punto di vista formale però all’intesa manca ancora il sigillo delle capitali, che comunicheranno nei prossimi giorni la loro decisione finale a Bruxelles. E per alcuni il via libera non è affatto scontato: il prezzo da pagare per la comunità serba del Nord del Kosovo pare troppo alto ed è già partita la raccolta di firme per un referendum, esteso anche alla Serbia.
viaSerbia-Kosovo: storico accordo, ora Europa piu’ vicina – Serbia – ANSAMed.it.

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In particolare verso l’Oman, che il 18 aprile scorso ha siglato un contratto con l’Alenia Aermacchi, società del gruppo Finmeccanica, per la fornitura dei componenti, sistemi e servizi di responsabilità per 12 Eurofighter Typhoon, frutto del principale programma di collaborazione europeo nel campo della Difesa da 160 mila ore di volo. L’ordine, che era stato avanzato dallo Stato penisola arabica nel dicembre del 2012 per un valore complessivo di circa 170 milioni di euro, prevede un pacchetto di supporto logistico iniziale di cinque anni richiesto dalla Royal Air Force of Oman e la consegna dei primi Eurofighter alla forza aerea omanita nel 2017. Le componenti di responsabilità Alenia, che saranno realizzate a partire dal 2014, rappresentano il 719mo Eurofighter commissionato dalla società italiana dalle forze aeree di Spagna Italia, Regno Unito, Germania, Arabia Saudita, Austria e appunto Oman. Tuttavia, nelle statistiche, l’Italia figura l’unico paese virtuoso tra i partner del G8 e del G20 a registrare una flessione delle spese militari per gli armamenti, determinandone un crollo del 19% nel periodo 2003-2012 e del -5,2% su base annua nel 2012. Siamo un paese esportatore. Ovvero le armi le fabbrichiamo noi. E non c’è da essere ottimisti se l’Italia nel 2012 ha destinato alle spese militari l’1,7% del Pil, il 2,32% in meno rispetto all’anno precedente. viaUn mondo in guerra. Per il Sipri è iniziato il “ricollocamento” delle armi.

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