
In un’intervista a Reuters Araia Tseggai, responsabile dell’ente per le zone di libero commercio eritreo, ha dichiarato che Massaua e Assab diventeranno dei porti liberi.
Ci sarebbero già una dozzina di imprese registrate per l’utilizzo del porto di Massaua, soprattutto per piccoli impianti.
L’area di Massaua comprenderebbe anche l’aeroporto da poco costruito, per una superficie complessiva di 5.000 ettari.
Assab diventerebbe una free-zone nel 2010, sfruttando la vicinanza con il confine di Gibuti.
Assab dovrebbe essere dedicata al trans-shipment, senza entrare in competizione con Massaua, che inizierà con impianti di trasformazione e produzione, stabilimenti per industria leggera e servizi.
Il costo del lavoro dovrebbe attrarre gli investimenti. Tseggai ha detto: “Quando consideri la conversione in valuta, i nostri salari sono noccioline. Io sono pagato l’equivalente di 200$ al mese”.

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ITUC condanna con forza il processo contro Aung San Suu Kyi, l’unico premio Nobel al mondo in carcere. L’unico scopo di questo processo farsa sembra quello di impedirle di partecipare alle prossime “elezioni” del 2010.
Dal 1989 Aung San Suu Kyi ha passato 13 anni agli arresti domiciliari, che di per sè costituiscono una violazione dei sistemi legali internazionali e persino di quello birmano. Agli inizi di questo mese, dopo l’incidente legale che ha visto un cittadino americano nuotare fino a casa sua per poi essere arrestato e rilasciato 3 giorni dopo, è stata arrestata e portata alla nota prigione di Insein. Anche il suo dottore e due infermiere sono stati arrestati, con il divieto di poterla vedere.
Martedì cinque dei 22 testimoni dell’accusa sono stati ascoltati. Il processo è tenuto sotto strette misure di sicurezza.
La fine degli arresti domiciliari era prevista per il 27 maggio prossimo. Il regime birmano sta soltanto cercando un pretesto per estendere la detenzione. L’unica colpa di Aung San Suu Kyi è di difendere i diritti del popolo birmano. ITUC chiede il suo rilascio, e che con lei vengano rilasciati gli oltre 2.100 prigionieri politici birmani.
Foto di Kathino
Fonte: ITUC
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Quattro sindacati mondiali che rappresentano olte 170 milioni di lavoratori hanno proclamato una giornata di azione mondiale per il 26 giugno prossimo per chiedere giustizia per i lavoratori iraniani.
Ci saranna dimostrazioni presso le ambasciate e i consolati iraniani per protestare contro le negazioni dei diritti e gli arresti dei sindacalisti nella nazione.
ITUC (International Trade Union Confederation), EI (Education International), ITF (International Transport Workers’ Federation), IUF (International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Associations) stanno formando una coalizione per l’evento, l’ultima mossa di una campagna per la giustizia e i diritti sindacali in Iran. Amnesty International ha sostenuto questa campagna.
Chiedono il rilascio dei sindacalisti, tra cui Mansour Osanloo, Ebrahim Madadi, Farzad Kamangar, l’annullamento della sentenza di un’anno di detenzione contro 5 leader di Haft Tapeh Sugarworkers’ Union, così come il rilascio degli arrestati il primo maggio.
Guy Rider, segretario ITUC, ha dichiarato: “abbiamo esaurito tutti i modi del dialogo ragionevole per persuadere il governo. La loro risposta è stata repressioni e arresti. Dobbiamo scendere in strada per dimostrare che il mondo li guarda.”
Per informazione contattare:
ITF. Press officer Sam Dawson. Tel: +44 (0)20 7940 9260. Email: Dawson_sam@itf.org.uk
ITUC. Press Officer Mathieu Debroux. Tel: +32(0)2 22 40 204. Email: mathieu.debroux@ituc-csi.org
EI. Nancy Knickerbocker. Tel: +32 (0)2 22 40 611. Email: Nancy.knickerbocker@ei-ie.org