Il fondo cinese CAD ha finanziato sei progetti di investimento per un totale di oltre 90 milioni di dollari dalla sua creazione nel giugno dello scorso anno. Il China-Africa Development Fund punta principalmente a sostenere le imprese cinesi che operano in Africa.
Il fondo si concentra su investimenti in agricoltura, manifattura, infrastrutture, esplorazione delle risorse naturali e parchi industriali in nazioni africane per permettere lo sviluppo locale. “Ad esempio, il progetto per la fabbrica di vetro in Etiopia, dove il fondo CAD detiene il 40% delle quote, dovrebbe porre fine alla storica incapacità etiope di produrre vetri” ha dichiarato Chi.
Il fondo CAD è uno delle otto misure della cooperazione pratica Cina – Africa annunciata dal presidente Hu Jintao al summit di Pechino del Forum China-Africa Cooperation del novembre 2006.
Secondo il Rapporto ”Give girls a chance: tackling child labour, a key to the future”, dell’ILO, sono più di 100 milioni le bambine e le ragazzine coinvolte nel lavoro minorile in tutto il mondo. E la crisi finanziaria globale potrebbe aumentarne il numero. Si stima che la metà di loro siano impiegate in mansioni pericolose o comunque rischiose e, di queste, circa 20 milioni abbiano meno di 12 anni. La maggior parte lavora in agricoltura (il 61% nella fascia d’età 5-14 anni), seguono il settore dei servizi e il lavoro domestico (il 30%, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e in America Latina) e l’industria manifatturiera (9%). E anche se non si hanno numeri certi, sono sempre le bambine e le ragazzine a essere obbligate a “lavori forzati” o sottopagati, e le più sfruttate nel giro del “commercio sessuale” minorile .
Quest’anno la Giornata Mondiale contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile è dedicato alle bambine lavoratrici, le più vulnerabili, quelle cui è negata l’istruzione. Su 75 milioni di bambini non ancora iscritti alla scuola primaria, si stima che il 55% sia femmina.
Riportiamo da ITUC un video brevissimo ma difficile da dimenticare sul lavoro minorile.
Un notiziario quotidiano prodotto da Agi e un portale in inglese, realizzato da Vita, per permettere ai giornalisi africani di parlare all’Europa
In una Sala Stampa Estera affollatissima, è stato presentato a Roma il Progetto Afro al suo debutto con il portale Afronline (www.afronline.org) realzizato da Vita non profit content e il notiziario quotidiano AgiAfro. Al battesimo dell’iniziativa, illustrata dal presidente del Comitato Afro Riccardo Bonacina, un panel di africanisti di primo piano: da Massimo Alberizzi del Corriere della sera a Jonathan Clayton di The Times e Jean-Philippe Remy di Le Monde, accanto a protagonisti dell’informazione africana, Eric Shimoli (responsabile contenuti di tutti media di The Nation, quotidiano keniota, e Diana Senghor (direttrice dell’Institut Panos Afrique del l’Ouest). A parere di tutti gli intervenuti Afronline è un progetto che si muove nella gisuta direzione per tre ragioni fondamentale. Innanzitutto perché affidando il raccconto dell’Africa agli stessi giornalisti africani si potranno saltare a pié pari gli sterotipi classici dell’informazione occidentale sull’Africa che ancora non riesce ad uscire dal binomio Africa-emergenze. In secondo luogo, perché un’infrastruttura di informazione gratuita e senza scopo di lucro come Afronline potrà essere più libera dai vincoli classici sia dell’informazione globale sia dell’informazione africana, i vincoli della politica e dei poteri economici. Infine, hanno sottolineato i relatori, Afronline realizza una delle forme più innovative di cooperazione, quella tra media, tra media occidentali e media africani che sola può aiutare la crescita di giornalisti locali preparati ed efficaci nel racconto sul terreno.