• Mar 11, 2024
  • 2 minutes

(AFP)
The World Bank on Friday described the problem of youth unemployment in Morocco as “very serious,” with similarities to other countries in the region where youth-led protests brought about regime change.
“It is a very serious problem,” Inger Andersen, the bank’s vice president for the Middle East and North Africa, told AFP, speaking in Rabat at the end of a two-day visit to Morocco.
The World Bank published a report in June that said around 30 percent of Moroccans aged between 15 and 29 — who account for 44 percent of the working age population — were unemployed.
But Andersen cautioned that such statistics did not reflect a key aspect of the problem, namely that many of those out of work had “given up” on the labour market. “They are not active job seekers.”
She said the bank had yet to carry out similarly detailed studies on the unemployment situation elsewhere in the MENA region, but said provisional research also indicated “very high” levels of youth unemployment.
“I think we are finding a lot of similarities among the Arab Spring countries,” she said.
“And in fact it was indeed the youth that spoke out for change,” she added.
Morocco has mostly been spared the unrest that swept North Africa last year, toppling the leaders of Tunisia, Egypt and Libya.
King Mohammed VI managed to contain the protest movement by introducing significant reforms to curb his near-absolute powers, culminating in November elections that saw a moderate Islamist party win most seats and head a coalition government.
But there are sporadic protests and social discontent persists, particularly among Morocco’s youth population, driven partly by the lack of job opportunities.
Andersen said Morocco’s economic growth was likely to slow from 4.9 percent last year to around 3 percent in 2012, due to its heavy reliance on trade with the eurozone, and warned of the challenges that rising food prices were likely to cause the government.
Morocco’s budget deficit hit a record 6.1 percent of GDP last year, caused by rising international commodity prices and the growing subsidies bill, notably on food, and some fear that it could rise further.
Although the country is an agricultural producer, the cost of food remains relatively high in 2012, caused by a harsh drought that has badly affected agricultural output and a 20 percent rise in petrol prices.
Finance Minister Nizar Baraka, quoted by the official MAP news agency, said on Wednesday that the government hoped to bring the budget deficit down to just 5 percent this year, mainly thanks to an improved fiscal situation.

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(Corriere della Sera – Blog) Sei milioni di donne, cioè una su tre, sono vittime di violenze in Marocco, di cui oltre la metà dentro le mura domestiche. Lo ha dichiarato la ministra marocchina per la Famiglia e lo sviluppo sociale Bassima Hakkaoui (nella foto), la sola a fare parte del governo guidato dall’islamico Abdelilah Benkirane. nel corso di un congresso internazionale a Casablanca. “Circa sei milioni di donne marocchine subiscono violenze, sotto tutte le forme” e nel 55% dei casi si tratta di “violenze coniugali”, ha affermato Hakkaoui nel discorso di apertura del Congresso internazionale sulla violenza contro le donne organizzato dall’Organizzazione marocchina dei diritti umani(OMDH) e l’associazione giordana Donne contro la violenza alla presenza di rappresentanti di una ventina di Paesi arabi, fra i quali anche il Mali, la Mauritania, lo Yemen e la Tunisia. Nelle violenze sono fatte rientrare, oltre a quelle fisiche, anche quelle verbali, che spesso hanno come teatro la strada. “La donna in Marocco – ha aggiunto Hakkaoui – continua a soffrire della violenza, sia negli spazi pubblici, che in quelli privati”. In un Paese come il Marocco, che conta in totale 33 milioni di abitanti, un progetto di legge che definisce le differenti forme di violenza coniugale, fisiche e morali, è stato praticamente insabbiato dal Parlamento che, dal 2010 ad oggi, non lo ha ancora discusso. Nei mesi scorsi il problema è stato il tema di molte proteste della società civile marocchina, scossa dal suicidio di due giovanissime, costrette a sposare i loro stupratori. ”La violenza contro le donne in Marocco- ha spiegato alla France Presse l’avvocata marocchina Aiche Lekhmass – fa parte dell’immaginario collettivo, delle mentalità e dei riti. Se due giovani si tolgono la vita per non essere costrette alle nozze significa che la strada da fare è ancora molta”. Un anno fa il re del Marocco Mohammed VI aveva annunciato un progetto di riforme per trasformare in costituzionale una monarchia di diritto divino, con libertà per i partiti, con i poteri politici in mano al capo del governo, e con la separazione dell’ esecutivo dal sistema giudiziario, garantendo i diritti delle donne e delle minoranze, a cominciare da quelle religiose. Ma lo scorso novembre il Marocco ha dato per la prima volta la maggioranza parlamentare al Pjd, un partito islamista moderato che ha preso il nome, Giustizia e sviluppo, dal modello vincente in Turchia e che prevede nel suo programma la negazione della laicità dello Stato, il no agli omosessuali, il sì alla pena di morte e a un aumento delle tasse sugli alcolici.

  • 11 Marzo 2024
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