
Un Libro verde adottato oggi dalla Commissione apre il dibattito sul modo in cui le politiche dell’istruzione possono affrontare al meglio le sfide poste dall’immigrazione e dai flussi di mobilità all’interno dell’UE. La presenza di un gran numero di bambini migranti ha implicazioni rilevanti per i sistemi d’istruzione europei. Tra i quesiti chiave vi sono i seguenti: come si può evitare la creazione di contesti scolastici segregati e migliorare quindi l’equità nell’istruzione; come far fronte alla crescente diversità di lingue materne e di prospettive culturali e costruire abilità interculturali; come adattare la didattica e costruire passerelle con le famiglie e le comunità di immigranti.
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Oltre alle risoluzioni sul caso Zimbabwe e sulla crisi di confine tra Eritrea e Gibuti, la Commissione dell’Unione Africana ha firmato un programma di 40 milioni di dollari con il governo italiano per il sostegno ai progetti per i confini regionali.
Il commissario per la pace e la sicurezza Ramantane Lamamra ha dichiarato martedì: “crediamo fermamente che l’aiuto italiano ci assisterà non solo nel cercare di far cessare i conflitti attuali, ma di creare un programma concreto per evitare i conflitti futuri.”
Armando Sanguini, direttore generale per i paesi dell’Africa Sub-sahariana per il Ministero degli esteri ha annunciato il finanziamento italiano per l’iniziativa transfrontaliera in concomitanza con il summit dell’Unione Africana.
Il presidente della commissione Jean Ping ha detto che la crisi tra Eritrea e Gibuti è stata “profondamente problematica e preoccupante. Abbiamo bisogno di una risoluzione pacifica del conflitto”.
Asha-Rose Migiro, delle Nazioni Unite, ha sottolineato l’esigenza di consolidare la pace.
L’ambasciatore Lamamra ha detto che i fondi saranno spesi per assumere lo staff per promuovere la nuova roadmap dell’organizzazione per la sicurezza dei confini.
Userà anche i soldi in sforzi anti-terrorismo nel continente e per assicurare che la creazione di una esercito africano diventi realtà.
fonte: BuaNews Online
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Si è aperto ieri a Katibougou, in Mali il VII Forum dei Popoli che riunirà diverse centinaia di rappresentanti della società civile africana e internazionale.
Il summit fa da controvertice al G8, iniziato ieri.
“Qui a Katibougou ci possiamo riunire liberamente all’aria aperta; quelli del G8 sono chiusi con migliaia di guardie del corpo… è perché non sono in pace con le loro coscienze”, dice Barry Aminata Touré che, a capo della ‘Coalizione per l’Alternativa al debito e per lo sviluppo’ (Cad-Mali), presiede anche il comitato organizzatore del controvertice. “La giustizia sociale è un passaggio obbligato e inevitabile per assicurare una presa di coscienza duratura e definitiva delle problematiche dello sviluppo nel mondo. Daremo spazio ai contadini africani, alle donne, ai giovani. Non lasceremo il nostro destino nelle mani dei paesi ricchi” ed aggiunge: “I governi dei G8, paesi fortemente industrializzati, sono i primi responsabili della crisi alimentare e dei mutamenti climatici da surriscaldamento del pianeta”. Tra i principali argomenti in agenda a Katibougou, l’annullamento del debito estero, l’istruzione, lo sviluppo agricolo e l’industrializzazione in Africa, i conflitti per la terra e l’acqua, la cooperazione allo sviluppo, i diritti sociali, economici e culturali, i leader africani e i loro popoli.
fonti: Misna, NDTV , New Vision,
foto Breitbart