Quest’anno 195 milioni di bambini soffriranno di malnutrizione. Le loro storie sono diverse, ma noi sappiamo come cambiarle. Firma la petizione per cambiare le politiche di aiuto alimentare e 195 milioni di storie di malnutrizione.
Il modo di vestire può raccontare molto di una persona. Ciò è particolarmente vero in Tanzania dove gli abiti “parlano”, o meglio comunicano messaggi inequivocabili. I tradizionali kanga, lunghi e colorati veli di cotone indossati dalle donne, hanno infatti la peculiarità di sfoggiare frasi e slogan in lingua kiswahili. I messaggi svolazzanti – stampati sui tessuti – sono innumerevoli e talvolta curiosi: “L’amore è cieco” (Mpenzi hayana macho ya kuona), “Non mi vendico, ma non dimentico” (Na wala sitasahau sitalipiza), “Un vicino ti sta spiando” (Girani za pekepeke ndani hazinitoi), “La forza del povero è la resistenza fisica” (Ninguvu zake mtagi wa maskini). Sui kanga si trovano messaggi d’amore, frasi augurali, aforismi, proverbi, persino annunci funebri. Il kanga viene usato anche per avvolgere comodamente i propri bambini sulla schiena. Quando una donna diventa madre, è usanza che il proprio marito le regali un kanga con una dolce frase: “Nani kama mama” (“Tu ora, sei madre”): servirà da marsupio per il neonato. C’è davvero l’imbarazzo della scelta. Per questo l’acquisto di un kanga è sempre un rito assai complicato. L’abito non viene scelto dalle donne in base alla fantasia o al tipo di cotone, quanto piuttosto alla “frase” che si trova impressa sul telo. Continua la lettura su Missionari d’Africa
Un esempio per molti altri paesi che possono imparare dall’esperienza namibiana una utile lezione su come gestire un’emergenza: così il direttore generale dell’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Jacques Diouf, ha reso omaggio alla Namibia per come ha gestito l’ultima epidemia di Febbre della Rift Valley (Rift valley fever, Rvf). Tornata nel paese lo scorso Maggio dopo un’assenza di 25 anni, la febbre (in grado di decimare rapidamente il bestiame, ma in alcuni casi letale anche per l’uomo a cui può essere trasmessa) si è rapidamente diffusa a causa delle forti piogge e delle alluvioni dei mesi scorsi che facilitano la riproduzione della zanzara che trasporta il virus. Nonostante da anni il personale sanitario e veterinario della Namibia non avesse avuto a che fare con la malattia, ha sottolineato Diouf, è stato in grado di organizzare una rapidissima campagna di risposta, contrasto e vaccinazione. Una gestione della situazione e dell’emergenza definita “impressionante” dalla struttura delle Nazioni Unite. La febbre della Rift Valley (che deve il suo nome all’omonima località keniana dove per la prima volta nel 1931 venne isolato il virus) è una malattia infettiva che colpisce sia gli animali – soprattutto ovini, bovini, caprini e cammelli – sia l’uomo. Non esiste una cura specifica, ma solo una terapia sintomatica e di supporto, basata sulla vaccinazione degli animali, su adeguate misure di protezione per evitare il contatto con materiale infetto e sul controllo della diffusione delle zanzare. Ad aprile una grave epidemia di Rvf è scoppiata in Sudafrica, dove ha provocato, oltre alla morte di un gran numero di capi di bestiame, anche il decesso di almeno due persone. Iscos Marche siamo una ODV di cooperazione allo sviluppo presenti attualmente in in Marocco, Etiopia, Senegal Eritrea e Albania