• Mar 11, 2024
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Martha Nussbaum è impegnata da più di 25 anni, assieme ad Amartya Sen, a proporre, non solo nelle sedi accademiche ma anche al mondo della politica, dell’economia e della finanza un nuovo paradigma in grado di misurare (e giudicare) la ricchezza di uno stato sui bisogni soddisfatti e sulle opportunità realmente offerte ai propri cittadini.
Istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, l’Undp delle Nazioni Unite, ma molto recentemente anche la Commissione Sarkozy e il premier Cameron, hanno finalmente accettato di porre le “capacità” ­ le condizioni cioè di poter sviluppare le proprie potenzialità e abilità in una società che consenta effettivamente di usarle ­ come criterio di valutazione del benessere.
Una conquista della filosofia, la vittoria di una singolare filosofa.
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Autore    Ferrero Elisa A un anno dalla rivoluzione egiziana nata in piazza Tahrir, questo volume ripercorre una catena di avvenimenti che stanno cambiando un’ampia area del mondo arabo. La base del libro è costituita da un diario che, oltre agli eventi finiti in prima pagina, racconta sentimenti, speranze e paure della genta comune. L’esito finale della rivoluzione è ancora incerto. Il libro non contiene quindi un finale rassicurante ma ricostruisce in presa diretta un processo politico largamente inattesto. La “democrazia all’improvviso”, potremmo dire, pensando soprattutto ai sogni dei primi protagonisti della primavera egiziana: i giovani di Facebook e di Twitter, una generazione che ha messo da parte le vecchie ideologie – nazionalismo, fondamentalismo, socialismo – per misurarsi con la grande sfida di un radicale cambiamento nel mondo arabo. Ma potremmo anche dire i “paradossi della democrazia”, pensando che i veri beneficiari delle lotte di piazza oggi appaiono partiti attraversati da ideologie che di democratico hanno ben poco. Questo è stato il vero tema di fondo della rivoluzione, molto più che le contrapposizioni tra cristiani e musulmani o tra “moderati” e “fondamentalisti”, tra filoccidentali e filoarabi. Abbiamo ora di fronte uno scenario instabile, nel quale diverse spinte culturali, politiche e religiose cercano nuovi equilibri. Anche in questa fase sarà utile continuare ad ascoltare le voci di piazza Tahrir.Acquista il libro su IBS

  • 11 Marzo 2024
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Ogni volta che pronuncia la parola Africa, il regista Jarreth Merz sembra illuminarsi e tornare indietro con gli anni quando da bambino correva nelle polverose strada di Accra.

«Per me “A Political Safari” sarà una scommessa che si può vincere. Andremo prima in tutte le regioni del Ghana e mostreremo le immagini delle elezioni del 2008»

“La democrazia nei paesi in via di sviluppo si può diffondere non solo aiutando economicamente le popolazioni locali, ma anche raccontando i loro esempi di successo”. Ogni volta che pronuncia la parola Africa, il regista Jarreth Merz sembra illuminarsi e tornare indietro con gli anni quando da bambino correva nelle polverose strada di Accra.

Nato in Svizzera, ha trascorso gran parte della sua infanzia in Ghana e poi con la sua famiglia è tornato in Europa: “Trasferirsi in Germania e poi in Svizzera fu un autentico choc” racconta ridendo da una soleggiata terrazza di Trastevere. Il regista è in Italia per promuovere il suo “An African Election”, documentario girato nel 2008 durante le combattute elezioni politiche in Ghana.

Il film sarà proiettato il prossimo 28 marzo all’American University di Roma.

 

Come è nata l’idea di “An African Election”?
«Al tempo per me l’Africa era solo un luogo pieno di bei ricordi. Avevo una prospettiva limitata e sentimentale del luogo. Ero alla ricerca di un orizzonte più ampio e oggettivo e quindi ho deciso di seguire e raccontare le elezioni di quella che è una delle poche democrazie africane. Lei ha passato tre mesi in Ghana durante le elezioni. Durante i giorni più caldi ci sono stati scontri e agitazioni».



  • 11 Marzo 2024
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