• Mar 11, 2024
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Le richieste delle associazioni ad ENI:

Nell’ambito delle attività di azionariato critico condotte nei confronti dell’azienda petrolifera italiana ENI, alcune associazioni della società civile sono intervenute lo scorso 10 maggio a Roma all’Assemblea generale degli azionisti portando le rispettive preoccupazioni e raccomandazioni. La direttrice generale di Amnesty International Italia, Carlotta Sami, intervenuta in merito ai casi d’impatto delle attività petrolifere sull’ambiente e i diritti umani della popolazione del delta del fiume Niger, in Nigeria, ha dichiarato di essere “ancora molto preoccupata per la policy dell’azienda italiana”. L’inquinamento causato dalle aziende petrolifere presenti sul territorio nigeriano tra cui Shell, Total e la stessa Eni “ha contaminato il suolo, l’acqua e l’aria del delta del Niger contribuendo alla violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a condizioni di vita dignitose, inclusi il diritto al cibo e all’acqua, nonché a quello di guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro” ha fatto presente la Sami.
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L’8 maggio scorso un articolo pubblicato sul’Avvenire, a firma Domenico Marino, titolava “Ripresi gli sbarchi – Meta :la Calabria”, con il sottotitolo “I barconi evitano l’isola di Lampedusa”. Cinque giorni dopo Maroni, ex ministro dell’Interno, su La Repubblica, parla di messaggi preoccupanti della Kyenge e aggiunge che “..sarà un caso ma a Lampedusa sono già ripresi gli sbarchi”. Senza alcuno spirito polemico, ma soltanto per una corretta informazione, vorrei ricordare che, in realtà, gli sbarchi, anche nel 2013, non si sono mai interrotti ( 56 dall’inizio dell’anno sino al 21 aprile) e Lampedusa, anche in questi primi mesi, è stato l’approdo per ben 1.868 migranti sul totale di 3.216 sbarcati sulle nostre coste. Libia, Grecia, Egitto e Tunisia sono state le nazioni di partenza della gran parte dei migranti. La Puglia ha registrato, in questi primi mesi, un incremento (485) rispetto allo stesso periodo del 2012 (341), la Calabria un decremento (223) sempre rispetto al 2012. A fine anno si vedrà quale sarà stato il reale andamento. Qui preme soltanto cercare di capire se lo straordinario e onerosissimo impegno che sta sopportando il nostro paese e l’UE (con l’agenzia Frontex) in termini di risorse umane, spese nelle forniture di materiali e mezzi, di assistenza tecnica, di corsi di addestramento ecc..ad alcuni paesi africani, in particolare a Libia e Tunisia, abbia un riscontro reale nel “controllo” della frontiera sud dell’Unione Europea. viaMigrazioni: numeri e spese di un sistema di controllo inutile / Notizie / Home – Unimondo.

  • 11 Marzo 2024
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