• Mar 11, 2024
  • 2 minutes

press the 8
La Coalizione italiana contro la povertà chiede ai Paesi del G8 e in particolare al Governo italiano, in qualità di presidente di turno, di rispettare gli impegni presi per sconfiggere la povertà, di adottare misure efficaci contro i cambiamenti climatici e di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

In particolare chiediamo al G8 di

1. Garantire a tutti l’accesso gratuito alle cure mediche base e per sconfiggere HIV, tubercolosi e malaria
2. Ripensare le priorità e le strategie di sviluppo, ripartendo da un modello che possa:
* restituire dignità al lavoro
* garantire l’accesso ai beni pubblici globali
* assicurare il godimento dei diritti umani grazie ad una governance democratiche, rappresentative e trasparenti
* puntare a un modello di sviluppo a bassa intensità energetica, che valorizzi le risorse e i cicli naturali
* aumentare il controllo delle comunità locali sui propri territori e sulle risorse necessarie per la sussistenza
* allargare la partecipazione a tutti i soggetti coinvolti, in particolar modo alle donne, che costituiscono l’elemento essenziale di qualsiasi dinamica di sviluppo.

3. Aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo fino a raggiungere lo 0,7% del PIL.
4. Finanziare le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi più poveri previsti in seno alla UNFCCC e la riduzione delle emissioni inquinanti.
5. Controllare e contrastare la volatilità dei prezzi dei prodotti di base, eliminare i sussidi all’agricoltura, rinegoziare gli accordi commerciali definendo un sistema aperto, non discriminatorio, a supporto di un modello agro-alimentare sostenibile, rispettoso della biodiversità e dei mercati locali.
6. Coinvolgere i paesi emergenti e quelli più poveri nella definizione di politiche di sviluppo e includere nei tavoli internazionali i paesi più poveri dell’Africa, finora quasi sempre esclusi dall’attuale sistema economico e finanziario, rivelatosi fallimentare.

ISCOS Marche

PREVIOUS POST

Segnaliamo un documento di Intersos


Decreto Legge 1 luglio 2009 n. 78
La proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali inserita nel provvedimento legislativo urgente anticrisi.

COMUNICATO STAMPA

INTERSOS, alla vigilia dell’iter parlamentare di conversione in legge, ha inviato un documento di analisi ai parlamentari del Senato e della Camera, evidenziando le novità del nuovo testo e sottolineandone problematicità, perplessità e contrarietà. 6 luglio 2009

(TESTO del DOCUMENTO: www.intersos.org/italia_missioniinternazionali.htm).

SINTESI

La lettura dei 76 commi dell’art. 24 del DL 78/2009, relativo alla proroga delle missioni internazionali, evidenzia molti cambiamenti rispetto ai decreti precedenti. Avere inserito un tema di così grande rilevanza politica come la presenza italiana nei contesti internazionali in un provvedimento legislativo sulle misure anticrisi, ne sminuisce l’importanza e non permette di raccogliere, attraverso il dibattito parlamentare, l’approfondimento e l’ampio consenso che la materia richiede. Sarebbe politicamente auspicabile che l’art 24 sia “stralciato” dal DL 78/2009 e abbia un iter parlamentare e un dibattito autonomi.

La prima criticità riguarda la scelta dell’articolo unico per tutta la materia, che riduce ulteriormente quella distinzione tra interventi civili (umanitari, di ricostruzione, sviluppo e supporto istituzionale) e interventi militari nelle aree di crisi, che sempre il Parlamento era riuscito a garantire, con amplissimo consenso, tenendo distinti i differenti mandati.

La novita (e la confusione) sta nel fatto che i 510 milioni di euro disponibili per il quadrimestre luglio-ottobre 2009 costituiscono un paniere unico da cui attingere per tutte le attivita/presenze elencate, senza definire lo stanziamento relativo a ciascuna di esse, esautorando così il Parlamento dal pronunciarsi su tale definizione. Sara il Ministro della Difesa a stabilire la ripartizione del fondo e a definire quanto spettera alle iniziative di cooperazione rispetto alle missioni militari. Inoltre, il Ministro degli Esteri potra destinare fino al 15% delle risorse previste per iniziative di cooperazione in altre aree di crisi che emergessero nel quadrimestre, affermando così che con una mano si da (per le necessita in Afghanistan, Iraq, Libano, Pakistan, Sudan, Somalia) e con l’altra si toglie, al sopraggiungere di altre crisi. E’ il gioco del prestidigitatore che domina un po’ su tutto il decreto.

L’elenco delle altre attività/presenze finanziate all’interno del paniere e molto lungo ed mette sullo stesso piano la missione del singolo funzionario e quella dei quasi cinquemila militari in Afghanistan e in Libano, gli interventi di assistenza alla popolazione locale e le opere infrastrutturali, l’azione militare e quella diplomatica.

All’interno del DL, il Pakistan e l’Afghanistan hanno una rilevanza particolare. Tuttavia, l’intervento “a sostegno del settore sanitario, istituzionale e tecnico e della piccola impresa” in questi due paesi, invece di essere affidato alla Direzione Generale Cooperazione alla Sviluppo, istituzionalmente preposta a tali attivita, viene delegato ad una specifica Task Force presso il MAE. Il documento di INTERSOS esprime perplessita sulla scelta e chiede se non sia più ragionevole utilizzare, rafforzandola e dotandola degli strumenti necessari e delle procedure appropriate, la struttura ministeriale a cui sono affidati questi interventi, piuttosto che esautorarla, trascurando un prezioso patrimonio di conoscenze e esperienze.

Viene stabilito inoltre che il MAE identifichi “le misure volte ad agevolare l’intervento delle organizzazioni non governative che intendono operare in Pakistan e in Afghanistan”. A questo proposito, occorre sottolineare che le Ong, per intervenire in simili contesti, hanno bisogno innanzitutto di chiarezza, riconoscibile autonomia e garanzia di indipendenza. Il DL, così com’e, rischia di non poterle assicurare. Le Ong valuteranno quindi di volta in volta se ci saranno le condizioni per restare a fianco delle popolazioni senza venir meno ai propri principi.

Ulteriore novita, rispetto ai DL dei precedenti semestri, e la possibilita dei comandanti dei contingenti militari di utilizzare per interventi urgenti di ripristino dei servizi essenziali “risorse messe a tal fine a disposizione da amministrazioni dello Stato, enti e organismi pubblici”. Le amministrazioni dello Stato intervengono così, con proprie risorse, a sostegno delle attivita sociali e di ricostruzione dei contingenti militari. Sarebbe utile qualche chiarimento aggiuntivo sull’utilizzo di risorse delle pubbliche amministrazioni che finora hanno avuto un ruolo rilevante nelle iniziative di cooperazione civile.

Il documento si chiude con alcune domande sulla missione militare in Afghanistan chiedendo di abbandonare il livello della propaganda e di rispondere in modo trasparente ai gravi interrogativi che riguardano quella missione.

INTERSOS, Organizzazione umanitaria per l’emergenza
Via Nizza 154 – 00198 Roma
www.intersos.org
intersos@intersos.org

Per informazioni:

Paola Amicucci
Comunicazione Intersos
06.85374332
328.0003609
comunicazione@intersos.org



ISCOS Marche

  • 11 Marzo 2024
  • 2 minutes
NEXT POST


I lavoratori cinesi scendono in piazza in numeri sempre maggiori. Oppressi dagli abusi dei manager, incoraggiati dal passaggio della nuova legislazione sul lavoro, organizzano scioperi, blocchi stradali e proteste per chiedere il pagamento dei salari arretrati, migliori condizioni di lavoro e persino il diritto di istituire le proprie organizzazioni sindacali.
In un nuovo rapporto pubblicato oggi, China Labour Bullettin guarda a come si è sviluppato il movimento dei lavoratori in Cina negli ultimi due anni, come il governo ha risposto, e perchè il sindacato ufficiale non è stato in grado di avere un ruolo positivo.
Dall’analisi di 100 proteste collettive emergono 3 trend principali:

– I lavoratori hanno preso in pugno la situazione, superando il sindacato ufficiale, premendo verso i governi localli perchè facciano da intermediari. Ed in molti casi hanno avuto successo.
– Gli scioperi si propagano nella stessa regione, industria o filiale. Lo sciopero dei taxi è stato un esempio di protesta di un intero settore e della volontà dei governi locali di negoziare con i lavoratori.
– Le richieste dei lavoratori sono diventate più ampie e sofisticate. Prima erano rivolte alle violazioni di base dei diritti del lavoro, come i mancati pagamenti degli stipendi, arretrati; ora si chiedono stipendi più alti, migliori condizioni di lavoro, si protesta contro la tendenza a licenziare lavoratori a tempo indeterminato per riassumerli con contratti temporanei.

Durante questo periodo, il sindacato ufficiale All-China Federation of Trade Unions è stato largamente assente. ACFTU ha lanciato una campagna per sindacalizzare le industrie maggiori e per i contratti collettivi nei magazzini Walmart, ma con scarsi miglioramenti per i lavoratori.

Going it Alone: The Workers’ Movement in China (2007-2008) è disponibile in pdf dal sito di CLB.
E’ possibile ascoltare anche la presentazione in podcast






ISCOS Marche

  • 11 Marzo 2024
  • 2 minutes

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *