• Mar 11, 2024
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In memoria di Padre Adalberto Galassi. A dieci anni dalla scomparsa del Sacerdote Missionario di Caldarola, il Comitato che ne ha raccolto l’eredità lo ha ricordato con un incontro nella sua città natale al Palazzo Pallotta.La memoria è un giardino…semina.
Un incontro – organizzato in collaborazione con l’Associazione culturale Arte per Marche che ne ha curato la componente artistica – per parlare dell’Africa, delle contraddizioni e delle potenzialità di una terra straordinaria e martoriata. Un’occasione per approfondire le tematiche legate alle missioni degli istituti religiosi e della cooperazione internazionale.
Lo hanno fatto alcune persone che con Adalberto hanno lavorato ed altre che ancora oggi ne portano avanti le opere nel remoto villaggio di Kibiti, Tanzania, dove è ancora vivo il ricordo di un uomo che ha donato la sua vita per il popolo africano.
Presenti il Generale dell’Istituto Missionario della Consolata di Torino – la Congregazione della quale Adalberto faceva parte – Padre Stefano Camerlengo, il Direttore dell’Iscos Marche Istituto di cooperazione internazionale della Cisl Fausto Mazzieri, la giornalista e fotografa Romina Remigio, Il Presidente della Fondazione Balducci Rossi, Tommaso Rossi e il Prof. Giorgio Cegna.Un ricordo reso attuale dalle opere del “Comitato pro Missione Kibiti di Padre Adalberto Galassi”, costituito dopo la sua morte per iniziativa dei familiari.
In particolare il progetto Uwawaru, una cooperativa agricola in cui cristiani e musulmani cooperano per il bene comune nel Distretto del Rufiji, una delle aree più povere e depresse della Tanzania. Progetto sostenuto anche dalla Regione Marche, dalla Provincia di Macerata – rappresentati nell’incontro dal Consigliere Angelo Sciapichetti e dall’Assessore Massimiliano Bianchini – e dal Comune di Caldarola.In apertura è stato proiettato il documentario “Donne di pace” prodotto nel 2008 dal regista Alessandro Galassi, nipote di Padre Adalberto, che ha raccontato l’attività delle Suore dell’Istituto femminile della Consolata in Tanzania. L’incontro si è concluso sulle note di Bach con una performance eseguita dal Maestro di Violoncello Alain di Liberatore.
viaUn incontro per ricordare Padre Galassi | Cisl Marche.

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Africa for Norway è la canzone per una campagna di beneficenza immaginaria Radi-Aid, organizzata in Africa per inviare termosifoni in Norvegia. Il video è stato realizzato dal SAIH ed è stato finanziato dall’Agenzia Norvegese per la Cooperazione e Lo Sviluppo. I creatori del video spiegano qual è il significato del progetto:
Immaginate se tutti in Africa vedessero il video “Africa for Norway” e immaginate che questo video fosse la loro unica informazione sulla Norvegia. Cosa penserebbero della Norvegia? Se diciamo Africa, che cosa pensate? Fame, povertà, crimine o AIDS? Non c’è da meravigliarsi, perché è quello di cui sentite più parlare nel contesto di campagne di raccolta fondi e iniziative benefiche. La verità è in molti paesi africani sono in atto sviluppi positivi, e vogliamo che si venga a sapere. Bisogna cambiare il modo semplicistico che abbiamo di spiegare i problemi dell’Africa.
viaLa campagna di beneficenza africana per inviare termosifoni in Norvegia | Il Post.

  • 11 Marzo 2024
  • 2 minutes
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Dalla denuncia, che rischia sempre il vittimismo, al racconto delle storie, dalle storie alla Storia con la esse maiuscola; se una volta si emigrava per povertà e per sostenere la famiglia oggi lo si fa per “cercare se stessi”; una richiesta di libertà a cui si è risposto coi tiratori scelti e i proiettili dei tank. Intervista a Gabriele del Grande.   Ga­brie­le del Gran­de è il crea­to­re del blog fortresseurope.blogspot.com che da an­ni tie­ne me­mo­ria del­le vit­ti­me del Me­di­ter­ra­neo ed è or­mai un pun­to di ri­fe­ri­men­to per chi si oc­cu­pa di mi­gra­zio­ni. Ha pub­bli­ca­to tra gli al­tri Ma­ma­dou va a mo­ri­re e il Ma­re di Mez­zo In­fi­ni­to Edi­zio­ni. Com’è na­to il blog For­tress Eu­ro­pe? Ero a Ro­ma, do­ve fa­ce­vo un cor­so di gior­na­li­smo, e nel­la fa­se ini­zia­le di pre­ca­ria­to to­ta­le in cui bus­si a tut­te le por­te, ho scrit­to un pez­zo sui nau­fra­gi nel ca­na­le di Si­ci­lia, sen­za gran­di aspet­ta­ti­ve, sem­pli­ce­men­te per ven­de­re una no­ti­zia. Mi re­si con­to che non c’era­no sta­ti­sti­che, non c’era­no da­ti ge­ne­ra­li, co­sì mi mi­si a cer­ca­re e mi ac­cor­si che le no­ti­zie do­cu­men­ta­te dei nau­fra­gi era­no ve­ra­men­te tan­te. Ho pas­sa­to all’ini­zio set­ti­ma­ne e set­ti­ma­ne a fa­re no­io­sis­si­me ri­cer­che an­no per an­no, si­to per si­to nei va­ri ar­chi­vi dei gior­na­li, del­le ri­vi­ste, ten­tan­do di rac­co­glie­re que­sti da­ti e com­pi­lan­do que­sta ta­bel­li­na in word che non fi­ni­va più… Co­sì tut­to è na­to dal­la ne­ces­si­tà di uno spa­zio do­ve con­di­vi­de­re que­ste in­for­ma­zio­ni. La fru­stra­zio­ne di pub­bli­ca­re un ar­ti­co­lo su un’agen­zia stam­pa è che do­po do­di­ci ore è co­me se non l’aves­si mai fat­to, non ri­ma­ne nien­te, scom­pa­re dal­la re­te. Co­sì de­ci­si di crea­re un blog, il mo­do più ve­lo­ce, più fa­ci­le ed eco­no­mi­co per con­di­vi­de­re que­ste in­for­ma­zio­ni on­li­ne. Era il gen­na­io 2006. viaLe interviste di Una Città: BRUCIARE LA FRONTIERA.

  • 11 Marzo 2024
  • 2 minutes

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