• Mar 11, 2024
  • 1 minute

A Torino il centro di identificazione e espulsione (Cie) non passa inosservato.
É piantato in mezzo a un perimetro di condomini. Centinaia di torinesi ogni mattina si affacciano dai loro balconi sulle gabbie e maledicono il giorno in cui la prigione ha rovinato la reputazione del quartiere. Abderrahim sui balconi invece ci sale per salutare dall’alto gli ex compagni di cella. Dopo essersi fatto cinque mesi al Cie, gli sono rimasti più amici dentro che fuori. E per loro cerca di fare il possibile.
Li intervista dai microfoni di una radio locale, gli porta la spesa, partecipa ai presidi contro il Cie. Nella speranza che non vengano espulsi, ma che come Amir, Hassan e Mahmoud siano rilasciati, aspettando tempi migliori.
Durata: 18 minuti
Regia e riprese: Alexandra D’Onofrio
Montaggio: Antonio Augugliaro
Post produzione audio: Tommaso Barbaro (Redrum Murder)
Realizzato con il contributo di Open Society Foundation
“La fortuna mi salverà” fa parte della raccolta “La vita che non CIE. Tre corti sui centri di identificazione e espulsione” prodotta da Fortress Europe nel 2012.
Prossima proiezione del film
ROMA, 27 marzo 2012 alle 21,00 al circolo Arci Forte Fanfulla, via Fanfulla da Lodi, 5
CALENDARIO DELLE PROIEZIONI
Per organizzare una proiezione del film nella tua città: gabriele_delgrande@yahoo.it

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Esce oggi nelle sale italiane ”The Lady”, il film di Luc Besson che racconta la vicenda umana e politica della leader birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, la figlia del padre dell’indipendenza della Birmania, leader della Lega nazionale per la democrazia e premio Nobel per la pace nel 1991.

La sezione italiana di Amnesty International, che ha patrocinato il film, ricorda la vicenda della donna, tornata in liberta’ e all’impegno politico dopo aver trascorso 15 dei 21 anni precedenti agli arresti domiciliari: dal 1989 al 1995, dal 2000 al 2002 e dal 2003 al 2010.

Aung San Suu Kyi faceva parte di un totale di oltre 2.200 prigionieri politici, in maggioranza prigionieri di coscienza, arrestati prevalentemente durante la cosiddetta ”rivoluzione zafferano” del 2007. Centinaia di questi, alla data del rilascio della leader, erano stati trasferiti in carceri lontane rendendo ancora piu’ difficili le visite di medici, avvocati e parenti e numerose erano le denunce di tortura.

Malgrado le recenti amnistie, ricorda Amnesty, restano in carcere 1.000 prigionieri di coscienza, condannati sulla base di norme vaghe, utilizzate sovente dalle autorita’ birmane per criminalizzare il dissenso politico e detenuti in condizioni agghiaccianti, con cibo e servizi igienici inadeguati e senza cure mediche.

Tra i casi citati in ”The Lady” anche quello di U Kyi Maung, membro della commissione esecutiva centrale della Lega nazionale per la democrazia, prelevato dalle forze di sicurezza dalla sua casa di Yangon nelle prime ore del mattino del 23 ottobre 1996, con l’accusa di coinvolgimento nelle proteste studentesche. U Kyi Maung e’ stato un prigioniero di coscienza dal 1990 fino a marzo 1995, quando venne rilasciato dalla prigione di Insein.



  • 11 Marzo 2024
  • 1 minute
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ITUC sostiene la International Metalworkers’ Federation e molti altri gruppi nel chiedere al gigante Apple di prendere iniziative concrete per fermare gli abusi contro i lavoratori nella sua filiera produttiva.
Aggiornamento:

Svolta nella fabbrica degli schiavi:

Dopo la visita del manager Apple La Foxconn riconosce le violazioni dei diritti dei lavoratori dopo un’inchiesta della Fair Labor Association e un’impressionante catena di suicidi e incidenti sul lavoro. Decisivo l’intervento del successore di Jobs, Tim Cook, che è andato di persona nell’impianto di Chenzou.Leggi qui tutto l’articolo

  • 11 Marzo 2024
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