• Mar 11, 2024
  • 1 minute

Ecco un video da ITUC sul lavoro forzato:

Politiche migratorie irragionevolmente restrittive in tutto il mondo, Europa inclusa, rendono i lavoratori migranti estremamente vulnerabili e spesso li spingono in condizioni di lavoro informali e non protette. Ciò accade in settori come agricoltura e costruzioni. Anche le donne nei lavori domestici sono particolarmente a rischio. I sindacati che combattono per il lavoro dignitoso stanno lavorando per assicurare che questi lavoratori siano protetti e liberati dal lavoro forzato. In realtà molti di loro non soffrono soltanto per il lavoro forzato ma sono anche vittima di lavoro minorile e discriminazione e non possono organizzarsi in maniera legale. Assicurare la libertà di associazione per tutti i lavoratori offre uno strumento efficace per proteggersi e difendere i propri interessi, e per aiutare le vittime del traffico a riconquistare le proprie vite e la propria dignità.
Le politiche concentrate sulla fase di migrazione della tratta di esseri umani si sono dimostrate inadeguate. L’unica strada per debellare la tratta è agire contro le situazioni di sfruttamento. Agire per il rispetto dei diritti dei lavoratori fermerà imprenditori opportunisti dal cercare un’alternativa più economica alla loro forza lavoro.

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Ieri tre blocchi commerciali africani hanno deciso di creare una zona di libero commercio che comprende 26 nazioni e di realizzare progetti infrastrutturali ed energetici comuni.
La zona aiuterà l’accesso al mercato all’interno degli enti regionali africani con un prodotto interno lordo stimato a 624 milioni di dollari.
Molte nazione appartengono a gruppi contrapposti.
Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha dichiarato che “il più grande nemico per l’Africa, la più grande fonte di debolezza è stata la mancanza di unità e il basso livello dell’integrazione politica ed economica. I mercati più grandi sono uno strumento strategico per liberare le persone dalla povertà”
All’incontro erano presenti i capi di stato che presiedono il Common Market for Eastern and Southern Africa (COMESA), l’East African Community (EAC) e il South African Development Community (SADC).

Gli analisti dichiarano che il continente deve ancora sfruttare pienamente il commercio intra-regionale come via per lo sviluppo.
Il comunicato finale della riunione stabilisce che lo scopo finale sarà la creazione di una singola unione doganale.
Il presidente del Ruanda Paul Kagame ha detto che i blocchi dovranno alleggerire l’impatto dell’integrazione sulle economie più piccole.
I delegati hanno anche dichiarato che unendosi potranno meglio difendere i propri interessi nel negoziare gli Economic Partnership Agreements (EPAs) con l’Unione Europea per sostituire le trattative commerciali preferenziali, che scadono alla fine di quest’anno.
Erastus Mwencha, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha dichiarato che “le negoziazioni sugli accordi commerciali rischiano di indebolire l’Africa e potranno balcanizzare il continente”.
La zona commerciale includerà Angola, Botswana, Burundi, Comoros, Gibuti, la Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Lesotho, Libia, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Ruanda, Seychelles, Swaziland, Sud Africa, Sudan, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe.

Fonte:Jack Kimball, Reuters

  • 11 Marzo 2024
  • 1 minute
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Segnaliamo un articolo da AGI Mondo ONG:

“Il tracollo ha improvvisamente reso instabile tutto il mondo. Ora dovremmo fare in modo che crisi di questo genere non accadano piu'”.Muhammad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2006 per il lancio del microcredito, analizza la crisi dei mercati e invita a mettere fine alla corsa ai profitti. “Nel sistema finanziario – spiega – ci sono enormi buchi e devono essere tappati. E’ evidente che il mercato non e’ in grado di risolvere i problemi da solo: deve rivolgersi ai governi per un’assistenza di emergenza.

Continua la lettura suAGI Mondo ONG

  • 11 Marzo 2024
  • 1 minute

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