• Mar 11, 2024
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(ANSA)
Con investimenti che toccheranno i “15 miliardi di euro da qui al 2020, dei quali l’80 per cento da settori privati, svilupperemo siti balneari e ricchezze culturali, con l’obiettivo culturali, con l’obiettivo di 11,5 milioni di turisti dal 2014″. E’ quanto affermato dal ministro marocchino del Turismo, Lahcen Haddad, intervistato dal quotidiano francese Le Figaro. Haddad è apparso ottimista anche rispetto alle conseguenze della ”primavera araba” sul turismo nazionale, per la stabilità del Marocco rispetto agli altri Paesi della regione: “avremo 10 milioni di turisti nel 2012, ossia circa il 2 per cento in più rispetto al 2011. Il turismo è uno dei maggiori contributori al Pil. La ‘primavera araba’ ha dimostrato che il Marocco era un Paese differente dagli altri Stati della regione.
La transizione democratica si effettua senza violenza, nella stabilità” Il ministro ha poi spiegato come il Marocco stia cercando soluzioni per dinamizzare il settore aereo, in stretto coordinamento con le compagnie. “Notiamo anche un ritorno dei charter, con una nuova clientela dei Paesi dell’Est”.
Infine Haddad si è detto determinato a far si che “il Marocco resti la prima destinazione dei francesi fuori dall’Europa”.

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Rabat (Marocco), 24 set. (LaPresse/AP) – “Nonostante tutti gli sforzi, le violenze contro le donne in Marocco sono ancora diffuse. E quelle contro le mogli rappresentano il 50 per cento di tutti gli attacchi contro le donne”. Lo ha rivelato Bassima Hakkaoui, ministro per lo Sviluppo sociale del Paese nordafricano, intervenendo in apertura di una conferenza regionale sul tema. Secondo le statistiche del ministero, 6 milioni di donne in Marocco sono vittima di violenza, quasi una su tre. In merito a questi casi, la Hakkaoui ha appunto spiegato che la metà sono avvenuti all’interno del matrimonio. Un dato che va paragonato al 16% dell’Europa e al 60% della Tunisia e dell’Algeria. Il tema della violenza contro le donne è tornato all’attenzione nazionale a marzo, in seguito al suicidio della 16enne Amina al-Filali, costretta a sposare l’uomo che l’aveva stuprata. Un caso che ha sollevato anche l’attenzione internazionale e aspre critiche sul codice penale in vigore in Marocco, dove vivono 33 milioni di persone. Per uccidersi, la giovane ha assunto veleno dopo alcuni mesi di nozze. La Hakkaoui, membro di un partito moderato islamico che ha vinto le elezioni di novembre e unico ministro donna del Paese nordafricano, ha promesso che cercherà di promuovere la legge per proteggere le donne, che da otto anni ormai giace in Parlamento. Ma il lavoro del ministro ha raccolto non poche critiche. La Hakkaoui è stata accusata infatti di non aver fatto abbastanza per proteggere le donne e per aver cambiato la legge che permette agli stupratori di essere scagionati se sposano la propria vittima. L’età minima per il matrimonio nel Paese nordafricano sono i 18 anni, ma i giudici possono dare il proprio ok a nozze anche tra persone più giovani, comuni soprattutto in aree rurali povere e legate alla tradizione. Il Marocco ha aggiornato il codice sulla famiglia nel 2004 per migliorare la situazione delle donne, ma gli attivisti sostengono che molto debba ancora essere fatto. Khadija Ryadi, presidente dell’Associazione marocchina per i diritti umani, ha espresso dubbi sulla promessa della Hakkaoui di far approvare realmente il provvedimento in discussione la Parlamento. “Questa legge – ha commentato la Ryadi – è ferma dal 2004 e Bassima Hakkaoui è il terzo ministro che ne parla. Non capisco questo ritardo”.

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