• Mar 11, 2024
  • 1 minute

Le misure di austerità, insieme agli shock economici e alla debole protezione sociale stanno facendo aumentare le malattie mentali, i suicidi e le malattie infettive. Diminuiscono gli incidenti automobilistici.
E’ il risultato di unostudio pubblicato sulla rivista Lancete ripreso in questo articolo dello Spiegel:

As the euro crisis wears on, the tough austerity measures implemented in ailing member states are resulting in serious health issues, a study revealed on Wednesday. Mental illness, suicide rates and epidemics are on the rise, while access to care has dwindled.The rigid austerity measures brought on by the euro crisis are having catastrophic effects on the health of people in stricken countries, health experts reported on Wednesday.
viaLancet Study: European Austerity Costing Lives – SPIEGEL ONLINE.

PREVIOUS POST

I dati Ocse sul calo della cooperazione allo sviluppo dell’Italia non sono una sorpresa per il ministro della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi. Che spiega in una nota: “Il calo è dovuto a scelte precedenti al governo Monti, per il 2013 grazie al nostro impegno ci sarà un inversione di tendenza positiva. Come previsto, il dato sull’aiuto pubblico allo sviluppo 2012 reso pubblico oggi dall’Ocse/Dac colloca l’Italia ultima europei tra tutti i Paesi Ocse per stanziamenti di cooperazione sul Pil (0,13 per cento), con una forte contrazione (-36 per cento) rispetto al 2011 (0,20 per cento del Pil). Nel clima di incertezza economica, tutto l’aiuto internazionale complessivo dei membri Ocse ha subito una contrazione del 4 per cento e quello europeo del 7,4 per cento. Per l’Italia si tratta di un risultato negativo frutto sia delle scelte compiute con l’ultima finanziaria dal governo precedente, sia della fine dell’emergenza umanitaria libica, che conferma una tendenza negativa”. Riccardi sottolinea che “la vera novità riguarda il 2013: grazie alle risorse aggiuntive previste dall’ultima finanziaria, l’aiuto internazionale dell’Italia registrerà un’inversione di tendenza, raggiungendo lo 0,15 per cento-0,16 per cento del Pil, anche al netto di degli aiuti ai rifugiati e cancellazioni del debito. E’ un dato – riportato nel comunicato Ocse – essenziale per riacquistare credibilità internazionale verso i partner G8 e le economie emergenti”. Osserva ancora il ministro: “Siamo ben lontani dall’obiettivo europeo sottoscritto nel 2005 – lo 0,7 per cento per il 2015 – ma da allora il mondo è cambiato. L’Italia deve aggiornare i propri impegni alla nuova realtà perché siano credibili e realistici soprattutto agli occhi dei Paesi in via di sviluppo, delle economie emergenti e dei Partner G8. Lo scorso hanno l’Italia si è impegnata a raggiungere progressivamente un livello di aiuti in linea con la media Ocse – lo 0,29 per cento del Pil. Ho proposto per questo anno un calendario pluriennale fino al 2017 – che il Parlamento sarà chiamato a valutare – per rendere più credibile l’impegno a un graduale riallineamento anche nei prossimi anni. La cooperazione non è un lusso ma una necessità. L’aiuto allo sviluppo può rilanciare la proiezione internazionale del nostro paese: è un investimento per la crescita”. viaCooperazione, Riccardi: in 2013 inversione di tendenza positiva – ilVelino/AGV NEWS.

  • 11 Marzo 2024
  • 1 minute
NEXT POST

Da guardiani della rivoluzione a carnefici: questa la parabola dell’esercito egiziano documentata da un nuovo rapporto. di Valentina Marconi Il documento non è stato ancora divulgato tramite canali ufficiali ma – nella versione ridotta resa nota dal quotidiano inglese – ha fatto già il giro del mondo, provocando forti reazioni. “Non si può sottovalutare l’importanza di questo rapporto […] Fino ad oggi, non c’è stato un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato della forza eccessiva usata da polizia e militari. L’esercito ha sempre detto di essere stato dalla parte dei manifestanti e di non aver mai sparato contro i civili. Questa è la prima [..] condanna ufficiale delle sue responsabilità nei casi di tortura, sparizione forzata e uccisione”, ha dichiarato Heba Morayef, direttore di Human Rights Watch in Egitto. Cronaca di una fuga di notizie A compilare questo rapporto-shock è stata una commissione nominata dal presidente Morsi nel luglio del 2012 e formata da sedici membri. Fra questi, giudici e funzionari del ministero degli Interni, ma anche avvocati per i diritti umani e parenti di persone uccise o scomparse. L’obiettivo di questa task force era raccogliere informazioni dettagliate su uccisioni e ferimenti di manifestanti (avvenuti fra il gennaio del 2011 e il giugno del 2012), esaminando le misure prese dal governo e la cooperazione fra potere esecutivo e giudiziario. Lo scorso gennaio, la commissione ha chiuso i battenti, presentando i risultati del proprio lavoro a Morsi, che invece di pubblicare le “mille pagine di atrocità” contenute nel rapporto, ha preferito passarle direttamente alla Procura. Tutto è quindi rimasto a tacere sino alla settimana scorsa, quando alcuni capitoli sono finiti sulle pagine del Guardian. Dalla lettura degli estratti pubblicati, emergono chiaramente tre questioni: la responsabilità dei militari in relazione alla tragedia di quelli che potremmo definire i desaparecidos egiziani, gli abusi commessi nell’ospedale militare di Kobri al-Qoba nel giugno del 2012 e l’uso eccessivo della forza impiegato dalla polizia contro i manifestanti a Suez. viaEgitto. Le mille e una atrocità dell’esercito durante la ‘rivoluzione’.

  • 11 Marzo 2024
  • 1 minute

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*