• Mar 11, 2024
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Nel 2011, nel mondo sono state registrate 2,5 milioni di nuove infezioni da Hiv, cioè 700.000 infezioni in meno rispetto al 2001 ed i decessi legati all’Aids sono scesi a 1,7 milioni, cioè sono scesi di oltre il 25% nel mondo tra il 2005 ed il 2011. Sono questi alcuni dei risultati della lotta internazionale al virus dell’Aids resi noti a Ginevra dal direttore esecutivo dell’UNAIDS (Programma comune delle Nazioni Uite sull’Hiv/Aids), Michel Sidibé.

“‘Il ritmo dei progressi si accelera”, ha sottolineato Sidibé, illustrando i dati dell’ultimo Rapporto dell’orgaizzazione. Il documento indica che il tasso di nuove infezioni si è ridotto del 50% in 25 Paesi a basso e medio reddito tra il 2001 ed il 2011.
E la metà di questi Paesi si situa nell’Africa sub-sahariana, dove si verifica la maggioranza delle nuove infezioni. Nel 2011, un totale di 34 milioni di persone convivevano con il virus dell’Hiv nel mondo, tra i quali 3,3 milioni di bambini ed il numero totale di decessi e’ stato di 1,7 milioni (230mila bambini) contro i 2,3 milioni del 2005.
Il settore nel quale si registra il maggiore progresso riguarda la riduzione delle nuove infezioni presso i bambini, scese del 24% negli ultimi due anni. In 6 Paesi – Burundi, Kenya, Namibia, Africa del sud, Togo e Zambia – il numero di bambini infettati dal virus Hiv, responsabile dell’Aids, è sceso di almeno il 40% tra il 2009 e 2011, sottolinea l’Unaids.
viaONU, Aids: diminuiscono infezioni e decessi nel mondo | BuoneNotizie.it.

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Il Rapporto su: “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”,  186 pagine di proposte, analisi, soluzioni e idee concrete per uscire dalla crisi salvaguardando i diritti – oltre ad analizzare criticamente le politiche del governo italiano e di Unione e Commissione europea – formula ben 94 proposte specifiche e dettagliate (in una “manovra” da 29 miliardi di euro) sia per le entrate e per le uscite, che per le riduzioni della spesa pubblica come gli stanziamenti per la Difesa o le “grandi opere”.

La filosofia del Rapporto di quest’anno è opposta a quella delle politiche neoliberiste e di “austerity”: per fronteggiare la crisi bisogna investire nel rilancio dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e in un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di qualità. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti. È ora che i mercati finanziari, i rentiers e le banche si facciano da parte. Per Sbilanciamoci! cambiare rotta si può e si deve. Basta con il neoliberismo, basta con le politiche di austerity, basta con la subalternità ai mercati finanziari, basta con una politica economica che sta aumentando le sofferenze sociali e accentuando la depressione e la recessione dell’economia reale. Il “cambio di rotta” di Sbilanciamoci! consiste, dunque, nell’uscire dalla crisi in un modo diverso da quello con cui ci si è entrati. Serve un modello di sviluppo in cui, alcune merci, consumi, pratiche economiche siano giustamente condannate alla decrescita (il consumo di suolo, la mobilità privata, la siderurgia inquinante) e altre siano invece destinate a crescere; quelle di un’economia diversa che abbia tre pilastri: la sostenibilità sociale e ambientale; diritti di cittadinanza, del lavoro, del welfare degni di un paese civile; la conoscenza come architrave di un sistema di istruzione e di formazione capace di far crescere il paese con l’innovazione e la qualità. via14° Rapporto sulla spesa pubblica…la Controfinanziaria 2013 | Sbilanciamoci! – La Campagna.

  • 11 Marzo 2024
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Le organizzazioni rurali efficienti, come le associazioni di produttori e le cooperative, sono decisive per la riduzione di fame e povertà. Esse, infatti, consentono ai piccoli produttori di rispondere meglio alla crescente domanda di cibo sui mercati locali, nazionali e internazionali, riuscendo al tempo stesso a migliorare le proprie condizioni economiche, sociali e politiche. E’ questo il filo conduttore di una serie di studi riportati in una nuova pubblicazione congiunta della FAO e dell’IFAD (il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo). Lo studio Good practices in building innovative rural institutions to increase food security (Buone pratiche nella costruzione di istituzioni rurali innovative per incrementare la sicurezza alimentare), pubblicato in coincidenza con l’Anno Internazionale delle Cooperative 2012, presenta trentacinque casi di positive innovazioni istituzionali che sono riuscite a rafforzare e dare maggiori strumenti ai produttori su piccola scala, e contribuito così alla sicurezza alimentare in diverse regioni del mondo. “Per essere pienamente produttivi i piccoli contadini, i pescatori, i pastori, le popolazioni forestali dei paesi in via di sviluppo hanno estremo bisogno di servizi “, affermano il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, e il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze, nell’ introduzione.“Occorre riconoscere il ruolo cruciale di organizzazioni e assetti istituzionali innovativi per essere più efficaci nell’impegno di ridurre la povertà e garantire la sicurezza alimentare”. I casi studiati illustrano alcuni dei servizi e delle risorse che questi assetti istituzionali e nuovi modelli di partecipazione pubblico-privato possono offrire ai piccoli produttori: possono consentire l’accesso alle risorse naturali e alla loro gestione; facilitare lo sbocco sui mercati e migliorare le informazioni e le comunicazioni. Alcune di queste esperienze riportate nello studio FAO-IFAD mostrano l’importanza di includere i giovani nelle organizzazioni contadine e nei processi decisionali. “Mettendo in luce i fattori di successo, queste buone pratiche consentono a chi si occupa di sviluppo e a tutte le altre parti coinvolte di imparare dai risultati positivi conseguiti in alcuni paesi, e replicare altrove queste esperienze“, continuano Da Silva e Nwanze . “Ci auguriamo che responsabili politici e operatori dello sviluppo possano trarre ispirazione e portare avanti questo tipo d’esperienze, per promuovere partenariati innovativi per il raggiungimento di efficaci strategie di sicurezza alimentare e di sviluppo rurale”. Nei paesi in via di sviluppo, inoltre, le donne sono tra coloro che hanno tratto maggiore beneficio dalle organizzazioni rurali e da altri tipi di istituzioni innovative. Le donne rappresentano in media il 43% della forza lavoro agricola dei paesi in via di sviluppo. Anche se la loro condizione economica e sociale è in netto miglioramento, va ricordato che rispetto agli uomini, in genere le donne che lavorano nei campi sono meno pagate, hanno lavori meno sicuri e minore accesso a risorse agricole quali terra, bestiame, credito. Le organizzazioni di produttori agricoli, insieme a collegamenti con le organizzazioni non governative, con la ricerca, con il settore pubblico e privato, possono anche aiutare i produttori su piccoli scala a dare voce alle proprie esigenze e ai propri interessi ed influenzare così i processi decisionali. viaFAO: istituzioni rurali, strumenti di progresso economico e sociale | BuoneNotizie.it.

  • 11 Marzo 2024
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