• Mar 11, 2024
  • 3 minutes

Il problema: accedere al credito

Nel corso del progetto di Sviluppo agricolo e lotta alla malaria, a Rufiji, in Tanzania, stiamo cercando di sostenere l’associazione locale UWAWARU nel migliorare la capacità dei propri soci di raggiungere l’autosufficienza alimentare e ottenere un profitto dalle proprie produzioni agricole.

Alcuni soci di UWAWARU

Nonostante le risorse naturali tutto sommato adeguate, la carenza di mezzi finanziari per acquistare semi, fertilizzanti, attrezzature, permette alle famiglie di raggiungere a malapena il livello di sussistenza, ed impedisce di fatto lo sviluppo di attività di vendita.
L’accesso al credito tramite i canali bancari tradizionali è di fatto impossibile; è diffuso invece il microcredito, tramite le cooperative di credito (SACCOs,qui un approfondimento), che erogano piccoli finanziamenti richiedendo garanzie limitate o legate all’appartenenza a gruppi di prestatori.

La proposta: un fondo di garanzia in cambio di condizioni agevolate

Abbiamo quindi preso contatti con la cooperativa locale Sacco per stringere un accordo utile ad affrontare l’attuale stagione agricola.
Iscos Marche ha messo a disposizione un fondo di 10.000 $; Sacco si impegna a gestire i prestiti per 5 anni, con un tasso di interesse del 15%, e la restituzione in 9 mesi con prima rata almeno dopo la raccolta, senza ulteriori spese. Uwawaru garantirà un accesso equo ai fondi per attività agricole tra i suoi soci.

I prestiti: 46 in un mese

L’accordo è stato firmato l’8 dicembre scorso e il 4 gennaio abbiamo ricevuto il primo resoconto. Sono stati effettuati 46 prestiti (l’intera cifra di 10.000 $ è stata prestata), con una media di 215 $ circa a prestito (circa 150 €)

Sostieni il progetto con una donazione:

Se vuoi puoi aiutare questa attività con una donazione per incrementare il fondo di garanzia:
Causale: “Progetto SALM Tanzania”
Bonifico: IBAN IT19 O 053 0802 6840 0000 0017 396
Versamento postale: ccp 17541608

Approfondimento: perchè gli interessi sono così alti? (daKiva Italia)

Ci sono tre tipi di costi che l’istituzione di micro finanza deve coprire quando elargisce microcredito.
I primi due, il costo del denaro che presta e il costo della morosità, sono proporzionali all’importo elargito. Per esempio, se il costo pagato per i soldi prestati è il 10% e abbiamo una morosità dl 1% dell’ammontare prestato, questi due costi totalizzeranno 11 dollari per un prestito di 100 e 55 dollari per un prestito di 500. Un tasso di interesse dell’11% sull’ammontare elargito dovrebbe perciò coprire questi costi per ogni prestito.
Il terzo tipo di costo, costo di transazione, non è proporzionale all’entità del prestito.
La transazione di 500 dollari di prestito non è molto differente da quella di 100 dollari. Entrambi necessitano pressapoco dello stesso tempo per lo staff di trovarsi con il debitore per valutare il prestito, processare il disborso del prestito stesso, il suo rimborso e il monitoraggio di controllo.Supponiamo che il costo della transazione sia di 25 dollari per prestito e che i prestiti siano per un anno. Per pareggiare un prestito di 500 dollari, l’istituzione di microfinanza dovrebbe riscuotere  interessi di 50 + 5 + 25  = 80 dollari, che rappresentano un tasso di interesse del 16%. Per pareggiare un prestito di 100 dollari, il MFI dovrebbe riscuotere interessi di 10 + 1 + 25 = 36 dollari, che è pari ad un tasso di interesse del 36%.
Ad una prima occhiata, un tasso così alto sembra proibitivo per molte persone, soprattutto se i clienti sono poveri. Ma in effetti questo rispecchia la realtà quando i prestiti sono  molto piccoli. I costi di transazione appaiono grandi perché questi costi non possono essere tagliati al di sotto di un certo minimo. (CGAP)

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Panoramica sul 41° Rotterdam Film Festival

 

Dopo due anni di politica culturale forte sull’Africa, con altrettante sezioni a tema, il Rotterdam Film Festival (41° edizione, 25 gennaio-5 febbraio), volta pagina, forse fisiologicamente, ma l’onda lunga delle primavere arabe del 2011 si fa sentire anche in Nordeuropa, meritandosi l’attenzione dei programmatori, che a Egitto e Siria hanno dedicato un’intera, ampia, sezione, dal titolo Signals: Power Cut. Diverse decine i titoli in programmazione, in larga parte cortometraggi e documentari, anche se non mancano omaggi a registi del neorealismo egiziano come Mohammed Khan e Daoud Abdel Sayed e a uno dei più grandi autori del cinema siriano, Mohamed Malas.

Di Africa e diaspore quest’anno nel concorso internazionale non si parla, ma la tendenza, anche in questo caso, non è nuova. Per trovare titoli interessanti per noi bisogna scendere nelle sezioni più trasversali ed eccentriche. In Bright Future ritroviamo film già segnalati altrove, da The Invader di Provost a Shame di McQueen, da Skoonheid di Hermanus a Sur la planche di Kilani, passando per An Oversimplification of Her Beauty, fresco di Sundance. Ma la sezione potrebbe riservare diverse sorprese, per esempio Matière grise, del rwandese Kivu Ruhorahoza, un metafilm sulle vicende di un regista che vuole girare un film su un fratello e una sorella ancora alle prese con i demoni del genocidio, e deve fare i conti con mille problemi e pressioni contrarie. That Small Piece, opera seconda no-budget dell’ugandese JOSEph S KEN, racconta invece come una lite tra vicini per un pezzo di terra venga risolto facendo ricorso alla magia nera e come tutto questo sconvolga la vita di una giovane coppia. Odore di Panafrica anche nel tedesco Der Fluss war einst ein Mensch, nel francese L’hypothèse du Mokélé-Mbembé, nell’olandese Wavumba e nel brasiliano Rânia, ma scommetterei piuttosto su Les éclats (Ma gueule, ma révolte, mon nom) del francese Sylvain George, presentato come un reportage lirico sui migranti che stazionano a Calais e dintorni in attesa di passare la Manica e sul transnazionale Un nuage dans un verre d’eau, diretto dall’iraniano Srinath C. Samarasinghe, di origini srilankesi, ma cresciuto a Parigi, che racconta un’intricata storia ambientata nella ville lumière, incentrata sulle vicende di un vecchio proiezionista cairota, interpretato dal grande Gatim Ratib.



  • 11 Marzo 2024
  • 3 minutes
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“Come è bello il sole quando il morente suo chiaror discende
sovra una terra qual lo sei tu Italia paradiso degli esuli “
(P. B. Shelley)

Quante madri tunisine guardano oggi l’orizzonte del mar mediterraneo e si chiedono dove siano finiti i loro figli? Tra la speranza del cuore e il silenzio assordante delle autorità tunisine e italiane non possiamo essere solo spettatori di una vera tragedia umana. Le difficoltà amministrative che riguardano la raccolta di informazioni su chi è arrivato in Italia e ora si trova sul suo territorio, oppure in un’altro paese dell’Unione Europea, sono immense. Se alcuni giovani tunisini arrivati nel mese di gennaio hanno ottenuto un permesso di soggiorno di tipo umanitario e hanno potuto contattare le loro famiglie, migliaia di altri ragazzi sono ora detenuti nei Centri di Identificazione e di Espulsione (CIE) in tutta Italia in attesa di gestire le loro pratiche. Nel frattempo poche notizie trasparono da questi centri, tra l’accesso negato dei CEI ai giornalisti e alle associazioni e l’impossibilità di capire chi è ora detenuto al loro interno, non possiamo quantificare quanti ragazzi e soprattutto chi ha raggiunto l’Italia.

L’iniziativa “Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?” nasce dall’idea che Rebah Kraiem, donna tunisina migrante in Italia, ha avuto per cercare di aiutare le madri e le famiglie dei giovani tunisini partiti negli ultimi mesi dalle sponde della Tunisia diretti verso l’Italia. Questa iniziativa che la nostra associazione appoggia si articola in varie fasi tra l’adesione all’azione “LASCIATECI ENTRARE” e la raccolta di informazioni sugli immigrati tunisini arrivati nel 2011 attualmente in detenzione nei CEI.

L’azione “Chi ha raggiunto la sponda nord del mare?” consiste semplicemente nel raccogliere il numero massimo di video e immagini che ritraggono i giovani tunisini arrivati sulle coste italiane negli ultimi mesi. Vogliamo mettere a disposizione delle famiglie il più gran numero di documenti visivi che permetterebbero di identificare i loro figli, vedere che sono lì, da qualche parte in Europa, ma che sono vivi.
La nostra azione non può essere per sua natura esaustiva e non potrebbe dare risposta a tutti ma se riusciamo insieme solo a ridare speranza a qualche madre avremmo raggiunto un grande obiettivo.

Ognuno di noi potrebbe partecipare a questa azione semplicemente fornendo un link a video o immagini che ritraggono giovani tunisini arrivati negli ultimi mesi. Ogni servizio (dei telegiornali), documentario, fotografia o altro materiale presente sul web portebbe essere condiviso in questa pagina e rispondere all’impaziente disperazione di centinaia di famiglie. Inviateci le vostre segnalazioni all’indirizzo pontes@live.it.



  • 11 Marzo 2024
  • 3 minutes

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