• Mar 11, 2024
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incontro con gli zingariCosa c’è che tanto inquieta e ad un tempo affascina nel mondo degli zingari?In queste presenze che ci scorrono a fianco eppure ci restano così distanti. Un “popolo vago” senza Stato e che non cerca Stato.
Senza patria, ma che non reclama patria.
Un bell’itinerario quello proposto dagli autori di questo libro. Un percorso che contribuirà a colmare il vuoto e si spera a ridurre il pregiudizio intorno alla cultura e al mondo degli zingari.
Gianluigi Storti
Opera Nomadi delle Marche

 
Chi sono i ROM, i Shinti, i Gitani? Da dove vengono? Possono essere ancora definiti nomadi? Quali sono le loro condizioni di vita, di salute e di lavoro? Dove abitano e come educano i loro figli? Quale lingue parlano e quali fedi professano? Qual è la loro cittadinanza e come sono considerati nei paesi dove risiedono? Come vivono i minori e quali sono i possibili interventi per migliorarne le loro condizioni? Come dissipare l’alone di diffidenza che pervade la società maggioritaria nei loro confronti ed individuare appropriate strategie d’integrazione?
Sandro Costarelli, Rose Marie Callà, Sandra Talone,
Incontro con gli zingari,
Iscos Marche Onlus, Ancona 2005,
272 p., foto di Giorgio Marinelli.
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ahmedzannini
I musulmani conoscono perfettamente l’Occidente, mentre l’Occidente conosce pochissimo e male l’Islam. […]
Lo studio del Prof. Zannini colma una vera lacuna. Traendo profitto dalla sua vasta cultura e da lunghi anni trascorsi in paesi musulmani egli offre, con grande equilibrio e con ammirevole onestà intellettuale, un quadro chiaro e completo dell’Islam, non soltanto della sua religione ma anche della sua società contemporanea.
Mario
Scialoja
Direttore per l’Italia della“Lega Musulmana Mondiale”
Più che ad uno studio dell’Islam, “Ahmed il mio vicino di casa” si avvicina al quadro di un pittore macchiettista le cui pennellate forti ed incomplete danno vita ad una immagine i cui particolari sfumano per far emergere il complesso di luci e di ombre che ci permettono di cogliere il senso generale delle figure
Francesco Zannini
Francesco Zannini,Ahmed il mio vicino di casa, Iscos Marche Onlus, Ancona 2002, 352 p. Foto: G. Marinelli, Lega Musulmana Mondiale – Italia, H. Raza, Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita in Italia, F. Mazzieri Prezzo (incluse spese di spedizione):20 €Pagamento su:c/c postale n. 17541608intestato aISCOS MARCHE ONLUSIndica sul bollettino l’indirizzo di spedizione e il titolo del volume. Puoi pagare anche tramite bonifico bancario: IT19 O 053 0802 6840 0000 0017 396 Dopo il pagamento manda un messaggio a iscosmar@tin.it per velocizzare la spedizione. Puoi pagare anche tramite Paypal:
 

  • 11 Marzo 2024
  • 1 minute
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Bruxelles, 15 febbraio 2008:


Per le sempre più evidenti prove di coinvolgimento della giunta birmana nell’omicidio della scorsa notte di un leader politico Karen al confine tra Tailandia e Birmania, l’ITUC oggi esprime il suo orrore e disgusto per l’assassinio di Phado Mahn Sha, segretario generale del Karen National Union (KNU), che rappresenta il secondo gruppo etnico della nazione.





Mahn Sha, di 64 anni, è stato ucciso la scorsa notte, il 14 febbraio, da due assalitori che parlavano karen che si sono introdotti nella sua casa a Maesod, una città tailandese al confine con la Birmania.Secondo la Federazione dei Sindacati Birmani (FTUB, un’organizzazione associata all’ITUC), il fuoristrada usato dagli assassini appartiene a un socio d’affari tailandese della DKBA, vicina alla milizia karen controllata dalla giunta militare birmana, lo State Peace and Development Council (SPDC).
Gli assassini hanno salito le scale dell’appartamento di Mahn Sha mentre stava finendo la cena, lo hanno salutato in lingua karen, e dopo aver estratto le pistole lo hanno colpito due volte all’addome. La vittima è morta sul colpo.




Mahn Sha era considerato il leader più importante della KNU, un movimento politico etnico che sostiene la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi e altri partiti di opposizione democratica. La KNU, che per decenni ha lottato per i diritti della popolazione Karen all’interno della federazione birmana, è ampiamente conosciuta per la difesa e l’assistenza delle vittime del lavoro forzato e di altre violazioni dei diritti umani commesse dallo SPDC e la sua milizia Karen, la DKBA. Il cosiddetto Esercito Democratico Karen Buddista, una struttura para-militare armata e controllata dallo SPDC, è stata denunciata per oltre dieci anni dall’ITUC e dalla sua organizzazione precedente, ICFTU, come responsabile per omicidi, torture, stupri, imposizioni di lavori forzati e reclutamento di bambini soldato nello stato birmano karen, che confina con la Tailandia.




“Questo sciagurato omicidio deve essere pienamente investigato dalle autorità tailandesi e dalle principali agenzie internazionali e i suoi autori, sia materiali che intellettuali, consegnati alla giustizia, il prima possibile e con ogni mezzo”, ha dichiarato Guy Ryder, segretario generale ITUC. “Se, come abbiamo ragione di credere, lo SPDC è il responsabile finale, questo assassinio dovrebbe aiutare a dimostrare alla comunità internazionale che il regime corrotto e omicida birmano non è per niente interessato a portare nemmeno il più piccolo grado di democrazia nel paese e ai suoi cittadini, sia attraverso un finto referendum, cosiddette elezioni nazionali o qualsiasi altro metodo ingannevole”, ha aggiunto. Lo SPDC ha dichiarato lo scorso fine settimana che avrebbe organizzato un “referendum costituzionale” il prossimo maggio ed elezioni nazionali nel 2010, un annuncio ampiamente denunciato dal movimento democratico birmano e da molti governi stranieri come una truffa architettata per allentare le pressioni sempre più crescenti a livello politico ed economico internazionale sulla giunta.




L’ITUC ha dichiarato che i paesi confinanti, in particolare India, Cina e paesi membri dell’ASEAN ora devono assumersi le proprie responsabilità verso la Birmania e i suoi 47 milioni di abitanti. La Cina, in particolare, è stata duramente criticata nei circuiti internazionali per aver usato il suo potere di veto per bloccare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che cercavano di spingere la giunta birmana a liberare Aung San Suu Kyi e altri prigionieri politici e a impegnarsi in un dialogo genuino con l’opposizione democratica e rappresentativa delle diverse etnie.

  • 11 Marzo 2024
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