Morocco, France seek tough action against Mali Islamists

(The African Report)
Morocco and France have called on the African Union (AU) and Economic Community of West African States (ECOWAS) to consider taking action against Malian Islamists should diplomacy fail.
The strong views from Paris and Rabat follow reports on the deteriorating state of affairs in Mali.
Northen Mali is currently under the leadership of the Islamist group Ansar Dine (Defenders of Faith) and Al-Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM), two groups whose socio-political ideologies threaten the Maghreb, West Africa and Europe.
Moroccan Foreign minister Youssef El Amrani told reporters that the kingdom is encouraging its allies in the UN Security Council to find a political solution to the crisis, but the regional community will have to consider “other options” if diplomacy failed.
El Amrani minister said there was “an urgent need to act, to prevent the Sahel-Saharan region from becoming a safe haven for terrorists and a refuge for criminal networks.”
French Defence minister Jean-Yves Le Drian on Saturday said his government would back an African military intervention, a strategy he described as “desirable and inevitable.”
The jihadists have imposed a repressive regime of public beatings, whippings and even stonings on the local people sparking outrage from governments across the world.
Mali has been unable to address the Islamist uprising because its army has been rocked by ill discipline.
With inaction by the Malian army, a group of civilian fighters have begun training in open camps to challenge the Jihadists who now lay claim to the once tourist-friendly town of Timbuktu as well as other strategic sites.
They have also been on a campaign to destroy historic and World Heritage shrines.
The civilian militia leaders say they are tired of waiting for an army that shows no signs of action.
“Our goal is to liberate the north, whatever the price; we can’t abandon our relatives. I’m going to use my very few means, to get out in front of the army,” Ibrahim Issa Diallo, a former soldier told reporters.
ECOWAS is ready to send in a 3,000-strong military force to Mali, but is waiting for United Nations approval and a formal request from the Malian government in Bamako.

Emergenza nomadi, Amnesty: si ponga rimedio

“Il nuovo governo metta fine alle pratiche discriminatorie”
Amnesty International ha chiesto alle autorità italiane di porre fine alle misure discriminatorie contro le persone rom dopo che il più alto organo giurisdizionale amministrativo del paese ha dichiarato illegittimi i decreti relativi all'”emergenza nomadi”.
Il Consiglio di stato ha decretato la fine dell'”emergenza nomadi”, che ha esposto le comunità rom a gravi violazioni dei diritti umani da quando è stata introdotta tre anni fa.

Alluvione in Pakistan

Lo Tsunami al rallentatore continua la sua opera di distruzione. 21 milioni di persone hanno perso la propria casa: 1,8 milioni case sono state distrutte o danneggiate; più di 1.700 le morti accertate.
Le acque monsoniche, che lentamente stanno defluendo dalle regioni settentrionali, stanno devastando le regioni del sud. In Sindh gli sfollati sono quasi 7 milioni.
In tutto il paese sono andate distrutte le infrastrutture: case, ospedali, strade, centrali elettriche. L’emergenza umanitaria assume sempre maggiori proporzioni, le acque continuano a diffondere gravi malattie. Si moltiplicano i casi di diarrea acuta, gravi infezioni delle vie respiratorie, esplodono focolai di malaria; manca l’acqua potabile. Tavolette purificanti per l’acqua, medicinali antidiarroici, antimalaria, antitifo, anticolera, antiveleni per serpenti sono necessari su base prioritaria.
Nel nord diventa urgente un rapido intervento di ricostruzione. Le acque derivanti dall’alluvione si stanno ritirando in molte aree, lasciandosi alle spalle una devastazione senza precedenti. La ricostruzione delle abitazioni, la bonifica dei campi coltivati, il ripristino dell’energia elettrica e delle vie di comunicazione è indispensabile per rendere possibile il ritorno ai propri luoghi di origine degli sfollati, che attualmente si troverebbero senza mezzi di sostentamento, esposti alle intemperie e al rischio di contrarre gravi malattie.
Iscos Cisl sta organizzando gli aiuti con il sindacato Pakistano PWF, tramite il proprio ufficio di Islamabad, e con l’Ambasciata del Pakistan in Italia, che provvederà al trasporto in loco gratuito dei medicinali raccolti. È in corso una missione di valutazione nelle zone colpite.
Sollecitiamo le strutture sindacali della Cisl a rispondere generosamente e con urgenza all’emergenza umanitaria. Prioritarie sono la raccolta di ingenti quantità di medicinali e di fondi per la ricostruzione.

Donate generosamente, il Pakistan ha bisogno del nostro aiuto.

con carta di credito online su www.iscos.cisl.it
con versamento su c/c postale n. 68901008 intestato a Iscos Cisl, L.go A. Vessella 31, 00199 Roma – causale: Donazione Emergenza Pakistan
con bonifico bancario, Banca Popolare Etica, iban IT48 J050 1803 2000 0000 0101 547 intestato a Iscos Cisl – causale: Donazione Emergenza Pakistan

Pakistan: superati i 17 milioni di persone colpite

(clicca per ingrandire la mappa)

Gli ultimi dati del governo indicano che il numero di persone direttamente colpite dall’alluvione sono 17,2 milioni, su un’area che si estende dal confine cinese fino alla foce del fiume Indo. Il bilancio delle vittime è salito leggermente a 1.542, con 2.327 feriti accertati. Un totale di 1,2 milioni di case sono state danneggiati o distrutti (tutte le cifre provengono dalle autorità provinciali e nazionali di gestione dell’emergenza).

Altre città e villaggi nel distretto di Qamber Shahdadkot nel Sindh sono stati inondati il 24 agosto. Le immagini satellitari del 23 agosto hanno mostrato le acque alluvionali crescente avanzare entro 1,3 km dalla città di Shahdadkot, che continua ad essere sotto diretta minaccia di inondazioni. Un gran numero di persone sono ancora bloccate dalle acque nei distretti di Jaffarabad e Nasirabad nel Balochistan, dove le operazioni di soccorso sono in corso. Le autorità di Jaffarabad hanno annunciato che il bilancio delle vittime nel distretto è salito a 50.

L’onda di piena continua a passare attraverso lo sbarramento di Kotri nel sud del Sindh, e diverse zone di bassa altitudine dei distretti di Hyderabad, Jamshoro, Dadu e Thatta hanno segnalato di essere sotto l’acqua. Esodi su larga scala hanno avuto luogo da queste zone verso posti più sicuri, fra cui Karachi. Il Dipartimento Meteorologico ha riferito il 25 agosto che il livello delle acque a Kotri resterebbe “eccezionalmente elevato” per le prossime 24 ore, con ulteriori inondazioni previste nelle aree circostanti. Con una stima di 800.000 persone in Sindh ora nei campi di soccorso e in insediamenti spontanei, le autorità provinciali hanno chiesto sostegno all’UNHCR attivando il coordinamento e la gestione dei campi.
Continua la lettura sul sito di ISCOS

La Namibia ferma la febbre della Rift Valley

Segnaliamo da Misna:
Un esempio per molti altri paesi che possono imparare dall’esperienza namibiana una utile lezione su come gestire un’emergenza: così il direttore generale dell’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Jacques Diouf, ha reso omaggio alla Namibia per come ha gestito l’ultima epidemia di Febbre della Rift Valley (Rift valley fever, Rvf). Tornata nel paese lo scorso Maggio dopo un’assenza di 25 anni, la febbre (in grado di decimare rapidamente il bestiame, ma in alcuni casi letale anche per l’uomo a cui può essere trasmessa) si è rapidamente diffusa a causa delle forti piogge e delle alluvioni dei mesi scorsi che facilitano la riproduzione della zanzara che trasporta il virus. Nonostante da anni il personale sanitario e veterinario della Namibia non avesse avuto a che fare con la malattia, ha sottolineato Diouf, è stato in grado di organizzare una rapidissima campagna di risposta, contrasto e vaccinazione. Una gestione della situazione e dell’emergenza definita “impressionante” dalla struttura delle Nazioni Unite. La febbre della Rift Valley (che deve il suo nome all’omonima località keniana dove per la prima volta nel 1931 venne isolato il virus) è una malattia infettiva che colpisce sia gli animali – soprattutto ovini, bovini, caprini e cammelli – sia l’uomo. Non esiste una cura specifica, ma solo una terapia sintomatica e di supporto, basata sulla vaccinazione degli animali, su adeguate misure di protezione per evitare il contatto con materiale infetto e sul controllo della diffusione delle zanzare. Ad aprile una grave epidemia di Rvf è scoppiata in Sudafrica, dove ha provocato, oltre alla morte di un gran numero di capi di bestiame, anche il decesso di almeno due persone.

Aggiornamenti da Haiti

Riceviamo dall’Iscos Nazionale e pubblichiamo due aggiornamenti da Alessio Adanti, Rappresentante ISCOS per Repubblica Dominicana e Haiti:

AGGIORNAMENTO HAITI – 17 gennaio
da Alessio Adanti
Rappresentante ISCOS per Repubblica Dominicana e Haiti
Le tre Confederazioni Dominicane aderenti al’ITUC: CTA, CNTD, CNUS hanno sottoscritto un accordo, annunciato in conferenza stampa, per gestire in maniera unitaria gli aiuti per Haiti.
Il canale individuato per far giungere concretamente i generi di prima necessità e, anche, per gestire il post emergenza nel Paese, hanno deciso le tre sigle sindacali, sarà MOSHTA, l’organizzazione dei lavoratori haitiani aderente alla CASC e già partner di ISCOS in progetti di cooperazione.
Gabriel Del Rio, segretario Generale della CASC, è riuscito a contattare telefonicamente il suo omologo del sindacato haitiano, la CTH. E’ vivo e sta bene. Anche la sede del sindacato haitiano, miracolosamente, sembra non aver ricevuto danni.

AGGIORNAMENTO HAITI – 18 gennaio
da Alessio Adanti
Rappresentante ISCOS per Repubblica Dominicana e Haiti
Ho appena parlato con Luciano Robles, segretario generale di FEDELAC e Segr. aggiunto della CASC, che mi ha messo al corrente della situazione.
L’ITUC ha fatto un apporto di 20.000 euro sul conto della CASC, e hanno nominato una
commissione intersindacale in RD per gli acquisti, come da comunicato stampa diffuso presso i media.
Io mi vedrò, con Luciano e Gabriel Del Rio (Segretario Generale di CASC) in questa settimana, probabilmente mercoledì. Luciano mi ha detto che hanno avuto mandato dall’ITUC di una presenza in affiancamento alla CTH (sindacato haitiano), per cui e’ prevedibile che formino un equipe che stia sul posto. La settimana prossima è prevista un invio di una delegazione ad Haiti e ho chiesto di partecipare, insieme ai dirigenti della CASC.
Per quanto verificato al momento, sia la sede della CTH, che quella del centro di formazione sindacale e professionale dell’INAFOS non hanno danni maggiori, mentre è purtroppo deceduta la Segretaria di finanza della CTH. Al momento la maggior parte dei dirigenti e dei membri delle CTH hanno trovato riparo nella sede INAFOS in Port au Prince.

Ecco i due comunicati:

haiti-15gen-Csa

haiti-15gen-SindacatiRD

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con causale PRO TERREMOTATI HAITI

ISCOS Marche

Haiti – il sito con tutte le informazioni

haiti, terremotoGrazie al team di Ushahidi possiamo consultare gli aggiornamenti in tempo reale da più fonti sulla tragedia di Haiti.
Questo il link:

Haiti

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Raccolta fondi pro-terremotati Haiti

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Emergenza in Pakistan – raccolta materiali

Tramite tutte le strutture sindcali CISL è possibile raccogliere ed inviare beni e prodotti di prima necessità per i profughi interni dello Swat in Pakistan.

Come molte delle crisi in atto, anche quella del nord del Pakistan ha assunto i toni di una vera e propria emergenza umanitaria. Da diversi mesi la popolazione dei distretti del Dir, del Buner e dello Swat è vittima degli attacchi tra l’esercito pakistano e le milizie dei Taliban pakistani.

Nel Febbraio 2009 la firma di un accordo tra il Governo pakistano ed il leader religioso del distretto dello Swat avrebbe dovuto portare al disarmo dei Taliban nella zona in cambio della concessione di instaurare la legge coranica nel distretto. L’accordo non è stato rispettato dai Taliban e la risposta dell’esercito non si è fatta attendere. E’ in atto una guerra interna: il prezzo più alto di questa guerra continuano quotidianamente a pagarlo migliaia di famiglie – di cosiddetti profughi interni – costrette ad abbandonare le loro case ed il loro lavoro per salvarsi la vita.

Il numero dei profughi interni continua a crescere giorno per giorno: secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sono già oltre 2 milioni, di cui il 48% bambini. Nell’area di Swabi e Mardan sono stati allestiti circa 30 campi profughi. Molte sono le famiglie non ancora alloggiate. E’ necessario un forte impegno e grande solidarietà per far fronte alle necessità primarie dei profughi la cui larga maggioranza è rappresentata da donne e bambini.

Nella giornata di venerdì 22 maggio 2009 è stato lanciato un appello dall’Ambasciata del Pakistan in Italia al fine di attivare azioni coordinate di solidarietà nei confronti di queste popolazioni di profughi. La richiesta più urgente è quella di invio di beni per garantire la sopravvivenza di milioni di persone. Riportiamo di seguito la lista dei beni e prodotti richiesti dall’Ambasciata del Pakistan e invitiamo le strutture territoriali e di categoria a contattare le aziende che producono o distribuiscono tali prodotti, per un atto di solidarietà.

Un sincero grazie a tutti.

Per ulteriori informazioni:
Valeria Patruno valeria.patruno@iscos-cisl.org
Gemma Arpaia arpaia@iscos-cisl.org

LISTA DEI PRODOTTI
Insetticida
Sapone
Disinfettante per ambienti
Materassi
Teloni impermeabili (m.20×20)
Bagni chimici
Attrezzature anti-incendio
Cisterne per l’acqua
Generatori
Tavolette per purificare l’acqua
Utensili
ALIMENTI
Biscotti ad alto contenuto energetico
Latte condensato

Zucchero
Datteri secchi
MEDICINALI
Soluzioni glucosate
Soluzioni endovenose
Antidolorifici
Kit di pronto-soccorso
Repellenti per zanzare
Creme anti-scabbia

Documenti:
Richiesta dell’Ambasciata del Pakistan in Italia (inglese e italiano)
Appello dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite

ISCOS Marche