Progetto INSIDE AUT: incontri formativi sul lavoro

Nei giorni 28, 29 e 30 settembre si sono tenuti degli incontri formativi nell’ambito del Progetto INSIDE AUT, rivolti a cittadini stranieri titolari di protezione internazionale. Il progetto INSIDE AUT mira a creare delle modalità di integrazione, sia lavorativa che sociale, per cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia (Link per saperne di più su INSIDE AUT: https://www.iscosmarche.org/portfolio/inside-aut-reti-e-sentieri-verso-lintegrazione/).

Incontro sui contratti di lavoro

Gli incontri hanno lo scopo di informare i partecipanti riguardo ad alcuni aspetti dei diritti sul lavoro , come ad esempio i contratti di lavoro, la lettura della busta paga  e la sicurezza sul lavoro.

I partecipanti ascoltano la spiegazione degli esperti riguardo a sicurezza e salute sul luogo di lavoro.

La necessità di formare questi cittadini ha portato all’ideazione di questi incontri. Un cittadino più consapevole dei propri diritti porta vantaggio a tutte le parti interessate: essi ricevono informazioni utili alla propria salvaguardia, così da vivere gli anni di permanenza lavorativa in Italia in modo sicuro e dignitoso ed evitare lo sfruttamento attraverso la conoscenza delle proprie possibilità. Se non si conoscono i propri diritti si può comunque essere soggetti a sfruttamento, nonostante i paesi occidentali abbiano la nomea di essere più sviluppati, in quanto in alcuni settori (soprattutto l’agricoltura) c’è una grande abbondanza di lavoro in nero.

Un momento dell’incontro relativo alla busta paga

Progetti come INSIDE AUT hanno un enorme valore culturale e sociale e sono il vero esempio di come l’integrazione dei cittadini stranieri dovrebbe funzionare: se vogliamo che queste persone possano diventare membri funzionali della nostra società l’unico modo per farlo è una rete di informazione accessibile a tutti che possa aiutarli nel costruire la loro vita in autonomia.

I partecipanti si avvicinano ai relatori per porre domande nella parte finale dell’incontro.

Progetto FORMA: evento conclusivo a Cuneo

Si è tenuto a Cuneo, nella giornata di venerdì 16 settembre, l’evento finale del progetto FORMA. L’iniziativa aveva come scopo il fornire formazione, opportunità e risorse per i migranti che occupano posti di lavoro nel settore dell’agricoltura presenti nelle regioni partecipanti (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Marche, Lombardia). Come tristemente noto in questi tipi di attività sfruttamento, illegalità e violazione dei diritti dei lavoratori sono all’ordine del giorno: un esempio di diseguaglianza sostanziale è la differenza di salari tra lavoratori nativi e lavoratori migranti, in tutte le regioni è infatti maggiore per i nativi. Inoltre le mansioni richieste dalla prestazione lavorativa sono elementari e non contribuiscono alla formazione inclusiva dei lavoratori, bensì ad inserirli in un macchinario dal quale è troppo complicato uscire senza gli strumenti adatti: vengono a mancare mezzi informativi adeguati per quanto riguarda i diritti del lavoratore, e nonostante per Costituzione l’Italia è un paese che dovrebbe dare un enorme valore al lavoro, al lavoratore e alla sua libertà le istituzioni non agiscono in modo deciso e risoluto. Di conseguenza, se i migranti non sono a conoscenza della legge vigente in Italia, se sono arrivati illegalmente e senza documenti o non hanno qualcuno che possa rappresentarli in alcun modo, approfittarsene è molto più semplice: il datore di lavoro, in un mercato feroce e dovendo competere con industrie di dimensioni significativamente più grandi di un’azienda agricola di piccole-medie dimensioni, vede l’opportunità e se ne approfitta, violando la legge per convenienza e con nessun rispetto per la persona. 

Due relatori discutono del progetto e delle prospettive future.

Il progetto ha raggiunto gli obiettivi prefissati utilizzando una struttura di governance locale detta place based: essa consiste nell’utilizzo e coinvolgimento del capitale sociale di un territorio per  migliorare le condizioni di vita. E’ stata eseguita un’analisi dei territori e uno studio dei dati raccolti per dedurre il modo migliore di gestire e utilizzare le risorse. 

L’analisi dei territori è stata gestita facendo compilare 208 questionari a cittadini che provengono da paesi terzi, vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo o beneficiari dell’attività del progetto. Sono stati raccolti dati demografici e socio economici (percentuali di occupati, percentuali occupazioni in nero, stipendi medi), ed intervistati funzionari, resposabili operativi od operatori del progetto, sindacalisti o imprenditori della zona. Essendo un progetto ambizioso e difficile da strutturare, gli ideatori hanno implementato la metodologia Quality Management, che consiste nell’adottare un sistema comune per garantire qualità e potenziamento alla struttura del progetto con strumenti in grado di verificarne adeguatezza, coerenza e conformità rispetto agli obiettivi. Questo si tradotto in un determinato numero di report in cui si è discusso dei punti critici e dei punti di forza del lavoro svolto, andando a correggere lì dove necessario.

Grazie a queste strategie sono stati raggiunti importanti risultati, come ad esempio la creazione di un’applicazione mobile chiamata “Pick up job” per l’agevolazione dell’incontro tra domanda e offerta in agricoltura. In più nove aziende agricole sono state coinvolte nel processo di rilascio della certificazione di lavoro etico “100% etica” a cura di HUMUS JOB.

Per quanto riguarda i migranti, 350 cittadini di paesi terzi sono stati coinvolti in programmi formativi per l’integrazione lavorativa, linguistica e abilitativa attivati in ognuna delle regioni partecipanti. Inoltre 700 cittadini di paesi terzi vittime o potenziali vittime sono stati raggiunti dalle attività informative di progetto nei sette sportelli totali attivati.

E’ stato anche messo in atto un ciclo di webinar chiamato “Seminare legalità: lavoro etico, consumi responsabili e innovazione nel comparto agroalimentare“. composto da 5 appuntamenti informativi e di sensibilizzazione con esperti, dibattiti, conferenze, tavole rotonde e seminari.

Per coinvolgere più persone possibili sono stati realizzati 17 diversi eventi coinvolgendo i partner di progetto, docenti ed esperti, aziende agricole e cittadini.

Momento di dibattito. Le sedie a cerchio simboleggiano spesso la parità di valore nella parola, ed in questo caso non è solo un simbolo.

Questo tipo di progetti continuano anno dopo anno a dare un grande contributo alla creazione di reti di supporto e informative che mirano ad includere i migranti nella società, nonostante sia una problematica difficilissima da affrontare. La volontà di vedere e agire per fare di queste persone una ricchezza che va oltre la capacità produttiva è la chiave della convivenza civile e dello scambio culturale tra popoli. L’inclusione non è il rinunciare al proprio spazio per darne agli altri, l’inclusione è lavorare insieme per far sì che tutti possano avere il proprio spazio e i propri sogni. E’ tempo per le istituzioni di agire concretamente su questi temi e gli obiettivi raggiunti da FORMA e la pazienza e l’ambizione degli operatori dimostrano che si è sempre un passo dalla soluzione, bisogna solo trovare la volontà di affrontare le difficoltà.

𝐼𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 “𝐹.𝑂.𝑅.𝑀.𝐴 – 𝐹𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑅𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑀𝑖𝑔𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑖𝑛 𝐴𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎” 𝑒̀ 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝐹𝑜𝑛𝑑𝑜 𝐴𝑠𝑖𝑙𝑜, 𝑀𝑖𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 2014-2020 – 𝑃𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑃𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝐿𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑖𝑛 𝐴𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑒 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑓𝑒𝑛𝑜𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑝𝑜𝑟𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑚𝑢𝑜𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑙’𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑜-𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑃𝑖𝑒𝑚𝑜𝑛𝑡𝑒, 𝑉𝑎𝑙𝑙𝑒 𝐷’𝐴𝑜𝑠𝑡𝑎, 𝑀𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒, 𝐿𝑜𝑚𝑏𝑎𝑟𝑑𝑖𝑎 𝑒 𝐿𝑖𝑔𝑢𝑟𝑖𝑎.

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Tutti gli approfondimenti sul sito del progetto

www.famiforma.it