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  • Mar 11, 2024
  • 3 minutes

A 20 mesi dal suo inizio, il progetto Safe Journey si avvicina alla conclusione: la scadenza è infatti fissata per il 31 luglio 2022. Un progetto ambizioso cofinanziato dall’UE e messo in atto dall’associazione Progettomondo in collaborazione con ISCOS Marche, FAMSI e ANOLF Piemonte in Marocco, nelle zone di intervento Beni Mellal-Khénifra, Casablanca-Settat,  Tanger-Tétouan e Marrakech-Safi, che si prefiggeva tre obiettivi: sensibilizzare l’opinione pubblica tramite le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona l’immigrazione irregolare, promuovendo di conseguenza la migrazione regolare; informare la popolazione locale e in particolare la popolazione attiva, come i giovani che dovranno presto interfacciarsi con il mondo del lavoro o uomini e donne in situazioni di disoccupazione, delle opportunità lavorative o di studio offerte sul territorio; e infine rafforzare la cooperazione con i principali stakeholders al fine di rendere la comunicazione, già messa in atto attraverso piattaforme social o siti web, efficace e duratura nel tempo.
Come da prassi, prima della conclusione del progetto, le associazioni coinvolte e presenti in loco hanno organizzato una conferenza a Casablanca il 19 luglio del 2022, per discutere dei risultati e degli obiettivi raggiunti durante tutta la durata del progetto. I relatori, durante l’evento, si sono espressi in modo più che entusiasta per quanto riguarda il rateo obiettivi prefissati/risultati raggiunti dall’iniziativa.

In foto i relatori durante l’evento discutono di ciò che è stato fatto durante i 20 mesi di attività.

Uno dei principali punti di svolta che hanno permesso alle associazioni di raggiungere determinati obiettivi è stato il realizzare, sin dalle prime settimane di avvio, la quasi totale mancanza di mezzi informativi relativi a modalità regolari di emigrare. La popolazione, sia per motivi sociali che economici, non ha mai ricevuto gli adeguati strumenti per rivolgere le proprie attenzioni ai metodi alternativi di migrazione. Questo ha portato alla creazione, seppure inconscia, di un bias il quale tende a far credere che non ci siano altri metodi più sicuri (sia per il significato letterale di sicurezza che per quello economico-culturale) e meno problematici, e di conseguenza un flusso migratorio incontrollabile e dannoso sia per chi emigra sia per i paesi in cui si emigra.

Il cartello utilizzato per pubblicizzare l’evento

Un altro punto vincente del progetto è stato quello di riuscire a dare voce a tutte quelle persone che hanno intrapreso un viaggio per migrare irregolarmente dal proprio paese ai vicini paesi europei ed evidenziare gli aspetti di necessità e non di libera scelta (per le donne in particolare) che spingono le persone a compiere queste difficilissime scelte. Alcune testimonianze hanno reso noto che non solo il viaggio in sé è estenuante e al limite della sopportazione psico-fisica, ma i migranti hanno subito percosse anche nei campi agricoli in Spagna dopo il loro arrivo. Il paese che avrebbe dovuto essere più civilizzato, più sviluppato, il paese che avrebbe dovuto accoglierli e avviare programmi di reinserimento culturale e lavorativo, ha invece scelto di tradire la fiducia e la dignità di centinaia di esseri umani. 

Il lavoro fatto, nonostante le enormi difficoltà, è stato ricco di soddisfazioni  e ben coordinato: almeno in parte, infatti,  il progetto è riuscito a cambiare la narrazione spesso derivata dalla disinformazione che circonda l’immaginario dell’immigrazione, tramite la molteplicità e l’intelligente sfruttamento dei vari canali di comunicazione disponibili. E’ emersa dunque la fondamentale necessità di rendere la mobilità un diritto, per renderla più efficace e rispettosa dei diritti degli esseri umani. 

Oltre a ciò, i partenariati con gli attori locali hanno permesso di potenziare il raggio d’azione e l’efficacia delle azioni del progetto, gettando le basi per la sostenibilità temporale delle stesse.

Grazie all’impegno, alla forza di volontà e alla dedizione dei volontari, il Marocco, 20 mesi dopo, è un paese più conscio delle proprie possibilità, dei propri diritti, della propria dignità e della propria rilevanza. A nessun essere umano, in nessuna circostanza andrebbe negato l’aiuto: è grazie a queste coraggiose persone e alle associazioni ben organizzate che nel tempo, prima o poi, saremo in grado di guardarci negli occhi, ogni popolo, ogni persona, senza avere paura e risolvere i problemi tramite il confronto e la fiducia, invece che con l’odio e la repulsione.

I partecipanti all’evento si riuniscono per una foto finale

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