Il boom dell'Africa è vicino

In questo video Charles Robertson sostiene che l’Africa è vicina al boom economico.

Nell’ultimo decennio ha avuto una crescita costante, i livelli di educazione stanno aumentando, così come gli investimenti esteri (non solo cinesi!): sono questi gli indicatori che fanno propendere per un futuro roseo per l’Africa.

Cibo scarso, decrescita, filiere corte: tre libri per capirne di più

9 miliardi di posti a tavola. La nuova geopolitica della scarsità di cibo

Autore Brown Lester R.
Prezzo Sconto 15% € 15,30 (Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Dati 2012, 158 p., brossura
Curatore Bologna G.
Traduttore Tamburrano D.
Editore Edizioni Ambiente
Disponibile anche in ebook a € 5,99
L’agricoltura globale si trova di fronte a sfide del tutto nuove. Le falde idriche calano, le rese cerealicole hanno raggiunto il loro limite, le temperature globali aumentano e l’erosione dei suoli continua ad aggravarsi. Nutrire la popolazione mondiale, che cresce ogni anno di 80 milioni di individui, diventa sempre più difficile.
E allora le nazioni che possono permetterselo corrono all’estero ad accaparrarsi terre coltivabili e annesse risorse idriche. Il land grabbing rappresenta un fenomeno nuovo all’interno della geopolitica della scarsità alimentare, in cui il cibo ha assunto la stessa importanza del petrolio e il terreno agricolo è prezioso come l’oro. Le ricadute in termini di prezzi mondiali del cibo sono sotto gli occhi di tutti.
Cosa accadrà con il prossimo aumento dei prezzi? Se la contrazione dei consumi alimentari, spinta dalla crisi, è una novità per molti di noi, per molti altri non sono più possibili ulteriori sacrifici. Il cibo è l’anello debole della nostra società e rischia quindi di diventare un importante fattore di instabilità politica. Per evitare il collasso del sistema alimentare è necessaria la mobilitazione della società nel suo complesso. Oggi la posta in gioco è la salvezza della civiltà stessa, e salvare la civiltà non è uno sport che prevede spettatori.
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Immaginare la società della decrescita. Percorsi sostenibili verso l’età del doposviluppo

Prezzo    € 10,20
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,80)
Dati    2012, 263 p., brossura
Editore    Terra Nuova Edizioni  (collana Stili di vita)
Decrescita è un termine ormai entrato nel vocabolario mass mediatico, che però spesso ne banalizza il significato e i presupposti. Questo volume intende contrastare eccessive semplificazioni, pur mantenendo un linguaggio semplice e accessibile, e prova a prefigurare le caratteristiche di un nuovo modello sociale in cui sia stato superato il paradigma della produzione e del consumo di massa.
Nel libro ogni autore propone un tema e un approccio, rendendo concreta la molteplicità di accezioni e implicazioni che una scelta improntata alla decrescita porta con sé. Bruna Bianchi si interroga sul ruolo delle donne, oggi e in una futura società post-sviluppista, illustrando il contributo reale che molte stanno già fornendo. Paolo Cacciari suggerisce di porre al centro del vivere il rispetto dei beni comuni, cioè la condivisione delle risorse e dei beni, oltre il paradigma lavorista e produttivista. Adriano Fragano si confronta con l’eticità delle nostre scelte quotidiane, da quelle relative all’educazione e all’impiego della tecnologia a quelle che riguardano il rapporto con le altre specie e con l’ambiente naturale. Infine, Paolo Scroccaro offre una rassegna dei concetti e delle tematiche che più possono aiutarci nella transizione al doposviluppo, che implicherà tra l’altro l’uscita dall’antropocentrismo che oggi caratterizza la nostra società.
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I farmers’ market: la mano visibile del mercato. Aspetti economici, sociali e ambientali delle filiere corte

Prezzo    € 35,00   Spedizioni gratuite in Italia
Dati    2012, 368 p.
Curatore    Marino D.; Cicatiello C.
Editore    Franco Angeli  (collana Uomo, ambiente, sviluppo)
Disponibile anche in ebook a € 30,00
Questo volume presenta i principali risultati di un progetto di ricerca sulla tematica delle cosiddette “filiere corte”. Il progetto, finanziato dal Mipaaf e realizzato dal CURSA, ha avuto come obiettivo l’analisi degli impatti delle nuove forme di commercializzazione e consumo sul sistema produttivo agricolo italiano.
Le filiere corte, denominazione sotto la quale vengono ricomprese diverse forme di organizzazione commerciale, stanno conoscendo negli ultimi anni una rapida e notevole espansione alla luce di cambiamenti che interessano il mondo della produzione e quello del consumo. Il progetto, i cui risultati sono raccolti in questo volume, si caratterizza invece per un approccio integrato nel quale la concettualizzazione teorica del fenomeno delle filiere corte costituisce il quadro di riferimento per la definizione della metodologia con cui svolgere un’ampia indagine empirica sulle esperienze di filiera corta, con particolare riferimento ai farmers’ market.
Questo volume si pone quindi l’obiettivo di contribuire ad una migliore conoscenza dell’organizzazione di una delle forme più interessanti ed innovative di filiera corta, verificando l’impatto di questa organizzazione, da un lato, sulle strutture aziendali, sugli assetti produttivi e sui comportamenti di consumo e, dall’altro, sul sistema territoriale in cui essi sono inseriti.
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UIC: terza Conferenza mondiale sul trasporto ferroviario merci, dal 17 al 19 ottobre 2012 in Marocco

(FERPRESS) – Roma, 8 AGO – Dal 17 al 19 ottobre 2012 si terrà a Tangeri, in Marocco, la terza Conferenza mondiale sul trasporto ferroviario merci (GRFC), organizzata da UIC e dalle ferrovie statali marocchine (ONCF) con la collaborazione di numerosi partner, tra cui l’Organizzazione mondiale delle dogane (OMD) e il Bureau International des Containers et du transport Intermodal (BIC).
La conferenza ruoterà intorno al ruolo del trasporto ferroviario merci nello sviluppo del sistema logistico globale.
Durante i dibattiti delle tavole rotonde e le sessioni plenarie, saranno affrontati i recenti progressi e le prospettive future in relazione a temi quali: intermodalità e partnership multimodali (tra ferrovie, porti, spedizionieri, ecc.); sviluppo di corridoi ferroviari merci internazionali e intercontinentali; ponti terrestri; ottimizzazione della catena logistica globale grazie alle nuove tecnologie (sistemi informativi e gestionali, di sicurezza, ecc.); il ruolo del Maghreb e del Mediterraneo come importante hub di trasporto e sistemi logistici all’incrocio tra Europa, Africa e Medio Oriente.
Tra i relatori confermati figurano: Mohammed Rabie Khlie, direttore generale di ONCF e presidente di UIC Africa; Jean-Pierre Loubinoux, direttore generale di UIC; Gaozhang Zhu, direttore di Conformità e Facilitazioni di OMD; Michel Hennemand, presidente di BIC; Alessandro Ricci, presidente di Unione Interporti Riuniti (UIR).
Durante la conferenza, espositori e sponsor presenteranno i propri prodotti e i successi ottenuti nel settore.
A breve sarà inoltre confermato un programma di visite tecniche nella zona di Tangeri.

A Casablanca la stazione della Tav è made in Italy Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/citta-invisibili/casablanca-la-stazione-della-tav-e-made-italy#ixzz24CbNjC7L

L’alta velocità non è soltanto rettifili da realizzare baypassando montagne e attraversando vallate. E’ anche stazioni da progettare facendo ricorso ad un mix di capacità. Unendo qualità del disegno e funzionalità pratica. Sfide internazionali. Come quelle che hanno decretato, recentemente, la vittoria dei giapponesi in Italia e degli italiani in Marocco.
A Torino e a Casablanca sono state aggiudicate due grandi gare di progettazione che hanno premiato la cordata di Kengo Kuma, per la nuova stazione di Susa della linea di ferrovia veloce Torino-Lione. Mentre in Nord Africa ha vinto una cordata italiana con i romani Abdr Architetti Associati e i veneti Favero & Milan Ingegneria nel Nord Africa e Italferr, insieme all’architetto marocchino Yassir Khalil. Grandi concorsi internazionali sul modello di quelli promossi negli ultimi anni da FS per realizzare le stazioni dell’Alta velocità italiana.
Se lo scalo torinese, che si estenderà su circa 6mila mq, sarà una struttura su due livelli per poter far passare i treni ad alta velocità, ma anche per poter smistare i flussi su gomma e su rotaia, quello della città sull’Oceano Atlantico sarà un grande terminal. La nuova stazione Av di Casablanca si chiama Casa Voyager e sarà una sorta di “ponte” realizzato ad un’altezza di 19 metri dai binari. Lungo 200 metri e largo 60. Con una superficie coperta di 14mila mq e una capacità di accoglienza di 22 milioni di passeggeri all’anno. Offrirà numerosi servizi commerciali anche grazie al futuro polo multiservizi.
Al concorso bandito dalle Ferrovie del Marocco Office National des Chemins de Fer (ONCF) hanno partecipato prestigiose firme dell’ingegneria e dell’architettura internazionale. Dallo studio francese AREP, progettista della nuova stazione AV di Torino Porta Susa e di molte stazioni AV in Francia, al gruppo tedesco GMP, progettisti dei nuovi stadi ucraini di Euro2012 e della nuova stazione centrale di Berlino “Berlin Hauptbahnhof”, agli inglesi Chapman Taylor, progettisti della stazione londinese di St Pancras e del nuovo aeroporto di Dubai.
La nuova stazione AV di Casablanca rientra nel progetto di costruzione della nuova linea ad alta velocità Casablanca-Rabat-Kenitra-Tangeri. Un’infrastruttura in gran parte finanziata dal Governo francese e da alcuni fondi della penisola arabica e fortemente voluta dal Re del Marocco, Mohamed VI.
La nuova stazione, la prima del continente africano, diverrà la porta di accesso ad una città con più di 4 milioni di abitanti. Un importante tassello nel progetto di modernizzazione del Paese già avviato con la costruzione del porto di Tangeri e con il sostegno al progetto di realizzazione del tunnel sotto lo stretto di Gibilterra.
Collegata al centro della città dal nuovo tram urbano, rappresenterà un’importante occasione di riqualificazione urbanistica unendo due quartieri oggi divisi dalla ferrovia. Come dovrebbe accadere a Roma con la Stazione Tiburtina e come si tenterà anche a Bolzano. Con lo studio Abdr sempre protagonista. Il ponte della stazione si trasformerà in un ponte urbano, in un trait d’union tra due zone divise. All’interno negozi, ristoranti, spazi per l’aggregazione. Seguendo le inclinazioni più recenti, come fosse un aeroporto. All’esterno la texture e l’uso della luce richiama le architetture islamiche. Con una particolare attenzione ad ombre e acqua. Con il paesaggio che da naturale si trasforma in artificiale.
La stazione che in molti casi costituisce un’area marginale anche se topograficamente centrale diviene occasione anche di “ricucitura”. Non solo un contenitore dalle linee vagamente oniriche, quasi un bell’oggetto di design, ma un terminal efficiente. A Casablanca la geografia diventa architettura.
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/citta-invisibili/casablanca-la-stazione-della-tav-e-made-italy#ixzz24CbSYzRt

Maroc-Libye Vers un retour des investissements libyens

(L’Economist)
LE Maroc et la Libye vont-ils ouvrir une nouvelle page dans leurs relations bilatérales ? On peut le dire sans risque de se tromper vu l’importante délégation gouvernementale libyenne attendue pour une visite de deux jours dès aujourd’hui au Maroc.
Présidée par le Premier ministre en personne, cette délégation compte au moins dix ministres. Rabat et Tripoli avaient fait part, dès le lendemain de la chute du régime de Mouamar Kadhafi, de leur volonté de repartir sur de nouvelles bases dans leur coopération. L’échange de visites de délégations pour explorer les domaines de cette coopération a ainsi été inscrit en tête de liste des priorités des deux capitales pour, à juste titre, inaugurer une nouvelle page dans les relations entre les deux pays.
Les deux pays s’acheminent vers une alliance stratégique
En programmant cette visite au Maroc, la première après l’installation de son Conseil national, le gouvernement libyen veut, sans aucun doute, «récompenser» le Maroc pour sa prise de position en faveur du soulèvement en Libye.
Pour rappel, Taieb Fassi Fihri, alors ministre des Affaires étrangères et de la Coopération, a été le premier responsable arabe à se rendre fin août 2011 à Benghazi, quelques jours après la chute de Tripoli. Auparavant, Rabat avait reconnu le CNT «comme représentant unique et légitime du peuple libyen».
Aujourd’hui, au moment où il semble que les pendules ont été remises à l’heure dans le domaine politique, les relations économiques vont certainement pousser les deux pays vers une alliance stratégique dont l’épine dorsale pourrait être la reconstruction de ce qui a été détruit par les combats entre l’armée de Kadhafi et les
insurgés. Ce n’est d’ailleurs pas un hasard si Maroc Export a organisé du 13 au 20 décembre dernier une opération de prospection dans les deux plus grandes villes de la Libye, Tripoli et Benghazi.
Parmi les secteurs ciblés par cette opération de charme, figurent le BTP, l’agroalimentaire, les nouvelles technologies de l’information, le matériel électrique… Un peu plus d’une semaine après, une délégation libyenne de haut niveau a été reçue au siège de l´Asmex (le 9 janvier 2012). Les représentants des différents secteurs d´activité intéressés par le marché libyen (textile et habillement, IMME, pharmacie, agro-industrie, pêche, etc.) ont pu rencontrer leurs homologues libyens. Les membres de la délégation libyenne avaient alors informé que plusieurs chantiers sont ouverts dans leurs pays et invité les opérateurs marocains à se positionner sur ces marchés.
Mais sur le volet des échanges commerciaux entre les deux pays, le tableau n’est pas rose. Les exportations ont enregistré un recul de 24% en 2011 alors que les importations ont connu une baisse de 70%. Quant à la valeur globale des échanges, elle a tout simplement reculé de 49%.
Cependant, il est certain que le Premier ministre libyen ne vient pas au Maroc seulement pour faire appel à l’expertise marocaine quoique elle bénéficie d’un grand intérêt de la part de Tripoli.
Il y a d’autres questions qui sont encore en suspens. A commencer par la question des avoirs libyens investis au Maroc sous l’ère Kadhafi. Deux fonds ont permis de porter ces investissements: le Libya Africa Investment Portfolio et la Libyan Foreign Investment Company (Lafico), filiale du fonds souverain Libyan Investment Authority (LIA). Les opérations les plus connues restent le Kenzi Tower Hotel qui a coûté aux Libyens quelque 880 millions de DH et l’opération de rachat de la compagnie pétrolière Mobil Maroc par Oilibya devenue très active depuis. Pour 2011 et au premier semestre de 2012, aucune opération d’investissement n’a été enregistrée avec la Libye. Et cela se comprend vu la situation qui prévalait dans le pays.
Jamal Eddine HERRADI

Maroc : Le taux d’analphabétisme recule lentement mais sûrement

(Yabiladi)
Dans sa loi de Finances 2012, le ministère marocain des Finances indique qu’en 2010, le taux d’analphabétisme au Maroc était de 30% alors que le Haut Commissariat au Plan (HCP) publiait en 2009 un rapport d’étape faisant état d’un taux d’analphabétisme de 39,7%. Pour curieux qu’il soit, ce décalage entre les chiffres constitue surtout l’occasion parfaite de dresser un état-des-lieux sur la situation de l’analphabétisme dans le pays.
Dans son rapport mondial de suivi sur l’éducation, l’UNESCO définit l’analphabétisme « comme l’incapacité pour une personne de lire et d’écrire, en le comprenant, un texte simple et bref traitant de faits en rapports avec sa vie quotidienne ». La définition est claire, sans ambages ; et pourtant, il semblerait qu’au Maroc, le Haut Commissariat au Plan (HCP) et le ministère des Finances aient du mal à s’accorder sur une acception définitive du mot. En témoigne le décalage entre les chiffres présentés par les deux institutions : dans un bilan d’étape publié en 2009, le HCP faisait en effet état d’un taux d’analphabétisme se situant aux alentours de 40% (39,7%) dans le royaume tandis que le ministère des finances, dans sa Loi de finances 2012, situe le chiffre de l’analphabétisme pour 2010 aux alentours de 30%, soit un recul – impossible – de 10 points en un an. Impossible pourquoi ?
Tout simplement parce que comme l’indique la Vie Eco, dans son édition du vendredi : « l’observation de la série statistique sur la dernière décennie permet de constater que l’analphabétisme, en réalité, recule en moyenne d’un point par an et au maximum de deux points ». Par conséquent, il est donc impossible qu’il soit passé de 39,7% en 2009 à 30% en 2010. Cette parenthèse refermée, l’hebdomadaire retient le chiffre du HCP – de 39,7% – comme celui officiel de l’analphabétisme au Maroc, ce qui situe la population analphabète du pays aux alentours de 10,2 millions d’individus en 2009.
L’alphabétisation progresse lentement mais sûrement
Sur ces 10,2 millions d’individus, la majorité vit évidemment dans le milieu rural, avec près de 55,6% de la population des campagnes marocaines ne sachant ni lire, ni écrire. Bien que ce chiffre soit élevé en valeur absolue, il faut rappeler que le taux d’analphabétisme dans les campagnes marocaines s’élevait à 75% en 1994, ce qui signifie que trois habitants de la campagne sur quatre étaient analphabètes il y a dix-huit ans.
Par âge, on devine facilement que la tranche la plus touchée est celle des 45 ans et plus, ces derniers représentant 46,4% du total des analphabètes de 10 ans et plus en 2009. Toutefois, malgré la prévalence du phénomène au sein de cette catégorie d’âge, tout porte à croire que la mise sur pied de programmes de lutte contre l’analphabétisme au début de la décennie va renverser la tendance à moyen-terme. Gageure d’espoir, le nombre de personnes suivant un programme d’alphabétisation est passé de 450 000 personnes en 2003-2004, à 700 000 personnes en 2007, ce qui correspond à une hausse considérable de 55%.
Objectifs Millénaires pour le Développement (OMD) : le temps presse !
Autre facteur de réjouissance : les jeunes âgés de 15 à 24 ans sont eux aussi de plus en plus alphabétisés. De fait, le taux d’analphabétisme au sein de cette cohorte a diminué de moitié entre 1994 (42%) et 2009 (20,4%). Du reste, il n’en demeure pas moins que l’objectif de généralisation de l’alphabétisation aux 15-24 ans à l’horizon 2015 est encore loin d’être atteint, ce qui explique d’ailleurs pourquoi un plan d’urgence a été lancé en 2008-2009 afin d’accélérer les efforts dans ce sens. S’il permet d’atteindre l’objectif fixé, à savoir 100% des jeunes de 24 ans et moins qui savent lire et écrire en 2015, du point de vue de l’ensemble de la population en revanche, il faudra encore attendre un peu, les prévisions du HCP projetant que seulement 80% de l’objectif devrait être réalisé pour la population marocaine toutes catégories confondues.
Pour rappel, le Maroc est signataire des OMD (Objectifs Millénaires pour le Développement, signé à New-York, en 2000) dont le deuxième objectif, consacré à l’éducation, « vise à ce que tous les enfants, garçons et filles, partout dans le monde, puissent bénéficier d’ici 2015 d’un cycle complet d’études primaires ». Le temps presse/ 2012-2015, encore 20,4% de jeunes analphabètes: sortez les baguettes magiques !

Morocco looking for more joint ventures with India: Ambassador

Morocco, the North African nation that supplies the bulk of India’s needs for phosphate, a key ingredient in fertilisers, is looking for expansion in ties to include more joint ventures, from automotives to information technology to the hospitality industry, its ambassador in an interview said.
Morocco, a constitutional monarchy with an elected parliament, is “contributing to India’s food security” but wants its relations to expand beyond supply of phosphates, of which it holds two-thirds of global reserves, to investment in manufacturing and services.
“India is our top trading partner in Asia and the third largest globally. We have set an excellent example of South-South cooperation. These ties now must expand. There is a great scope for that as well,” Moroccan Ambassador to India Larbi Reffouh said on the eve of his country’s National Day Monday.
“There are already two major joint ventures between our two sides in the broad area of fertilisers. But scope exists in virtually every field – from automotives and textiles to agro-processing and information technology,” Reffouh said in an interview.
A country of 32 million people that is part of what is called the Maghreb region, it shared bilateral trade worth USD 1.6 billion with India last year, and accounts for some 60 percent of the country’s phosphatic needs, a mineral that primarily used in the manufacture of di-ammonium phosphate, an important plant nutrient.
“In many ways, Morocco is contributing to India’s food security,” the ambassador said emphatically.
India’s Aditya Birla Group and the Tatas have an equal joint venture with a state-run company of Morocco at Jorf Lasfar, some 150 km from Casablanca, to produce 430,000 tonnes of phosphoric acid, nearly all of which is exported to India. This apart, Morocco has also invested in Paradeep Phosphates for a unit in Orissa with a capacity of over 2 million tonnes per annum of phosphatic fertilisers. The Zuari Group and the Government of India also hold stakes in the company.
According to the ambassador, Morocco which has 70 pristine tourist destinations, also seeks investments from India in the hospitality sector, particularly for construction and maintenance of hotels and said help is at hand even for acquisition of land.
In fact, the Tata group already runs a luxury hotel in Marrakech, and hopes to open another in Casablanca by the end of this year.
The ambassador explained that among the incentives given to foreign investors in his country, include freehold land ownership and financial support in acquisition of land for factories, modern infrastructure and liberal taxation and other norms.
Under the Moroccan law, local and international investors are treated equally. Whatever incentives are available for national investors are also for overseas investors.
Morocco is the largest recipient of foreign investment in North Africa. It received USD 18 billion such capital between 2000 and 2009, according to the United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD). Majority of it is in fertiliser and minerals.
India and Morocco have set up a joint commission to facilitate two-way investments and trade. “The next meeting of the joint commission will be held sometime in the first quarter of 2013,” the ambassador said.
Ambassador Reffouh said Morocco and India also share common vision in a host of both regional and multilateral forums, notably in the United Nations where the two nations are currently non-permanent members of the Security Council.
“We appreciate that India was among the very first countries to recognise Moroccan independence. It was also the first to establish diplomatic ties and open an embassy in our country,” he said.
“Our ties, in fact, date back to the 14th century when our explorer Ibn Butata travelled to India.”
(Gyanendra Kumar Keshri can be reached at gyanendra.k@ians.in and biz@ians.in)

Poteri locali, poteri tradizionali. Decentramento, sviluppo e storia in Africa

Questo volume raccoglie alcune delle relazioni presentate nel corso della International Conference on Decentralized Cooperation on Local Governance and Sustainable Development in Africa organizzata il 30 maggio 2008 dal dottorato in Etnologia della Sapienza Università di Roma, con la collaborazione del Gruppo Rafforzamento Politiche di Decentramento/Tavolo Africa della Regione Toscana, insieme a contributi originali sulle politiche di decentramento, sui rapporti tra poteri locali e poteri tradizionali, e sulle trasformazioni dei poteri tradizionali in relazione alle politiche di sviluppo.
Contributi di Nana Arhin Brempong, Richard Asante, Takyiwaa Manuh, Nakanyike B. Musisi, Mariano Pavanello, Giancarlo Pichillo, Fabrizio Scimonelli, Maria Serrenti.
Acquista su IBS: Poteri locali, poteri tradizionali. Decentramento, sviluppo e storia in Africa. Ediz. italiana, inglese, francese e tedesca – Pavanello Mariano – Libro – IBS – Aracne –.

Non c'è "green economy" senza equità Le richieste della società civile italiana 

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente e alla vigilia della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, si è svolta a Roma, presso la Sala di Liegro della Provincia, la tavola rotonda Tra equità e sostenibilità: Rio+20, il futuro del pianeta, il ruolo dell’Italia. Erano presenti il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e del Sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura.

 

L’economia “verde” per sradicare la povertà. Il significato delle politiche di “sviluppo sostenibile” a vent’anni dalla prima conferenza di Rio è stato il tema centrale del dibattito. Più in particolare, la Coalizione Italiana Contro la Povertà ha chiesto al Governo Italiano un impegno – sia a livello internazionale sia a livello nazionale – affinché l’economia “verde” non sia solo un sostegno a nuove tecnologie e processi produttivi, ma possa diventare un fattore di sradicamento della povertà nel mondo, tramite la creazione di lavoro e una distribuzione più equa di risorse.

 

Il dibattito ha inoltre affrontato il ruolo del settore privato, delle autonomie locali e della società civile nel sostenere, in Italia e nel mondo; una transizione verso una economia più sostenibile come ulteriore strada per uscire dalla crisi.

Tanzania: le foto della missione

Le immagini della missione in Tanzania di Fausto Mazzieri e Stefano Mastrovincenzo, di Iscos Marche, e di Lucio Cristino, di éTV Marche.
La missione, guidata da Ilaria Bracchetti, responsabile paese di Iscos Marche in Tanzania, ha avuto come scopo la valutazione delle attività di sviluppo agricolo (microcredito, meccanizzazione, formazione) e delle attività di prevenzione della malaria.
E’ stata inoltre un’occasione di incontro con le realtà istituzionali partner del progetto, con i sindacati locali e con la Tanzanian Federation of Cooperatives.

Da questa missione verrà realizzato inoltre un documentario a cura di Lucio Cristino.