Trattato sulle armi: primo passo positivo

L’organismo di coordinamento delle associazioni che operano nel mondo del disarmo è stato protagonista fin dal 2003 della campagna Control Arms, che ieri ha ottenuto questo storico risultato. E’ positivo che finalmente si avranno regole comuni sui trasferimenti di armi, ma alcune ombre sul testo approvato permangono e andranno risolte e migliorate in futuro
L’approvazione avvenuta ieri in sede ONU del testo di Trattato sul commercio di armamenti è un passo sicuramente importante per tutte quelle associazioni a livello internazionale, tra cui la Rete Italiana per il Disarmo, che da dieci anni si battono regolamentare i trasferimenti di armamenti. Non è un caso che solo dopo un percorso lungo, diversi momenti di discussione e anni dubbi, in particolare da parte degli Stati Uniti, si sia arrivati a questa approvazione solamente grazie a una forte pressione internazionale.
Certamente il Trattato approvato non copre tutte le problematiche che esistono nel commercio di armi, ma già il fatto di aver previsto delle regole mondiali comuni in un commercio che oggi è regolamentato meno di quello delle banane è importante. La Rete Italiana per il Disarmo plaude quindi al coraggio e dalla determinazione di molti Stati che, nonostante il blocco dell’approvazione per consenso della scorsa settimana effettuato da Iran, Corea del Nord e Siria, hanno chiesto ottenuto che il Trattato e il suo testo venissero subito approvati a maggioranza dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Sicuramente non ci fermeremo qui, e continueremo a lavorare affinché questa sia solo il primo passo di un cammino ancora più forte di regolamentazione degli armamenti – afferma Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – per cui il nostro lavoro continuerà sia livello italiano che internazionale. Il trattato entrerà in vigore solo dopo la ratifica dei primi 50 paesi, e sarebbe un segno molto importante e forte poter annoverare l’Italia tra i primi paesi a portarne a termine la ratifica, anche per valorizzare la grande tradizione di trasparenza su questi aspetti che il nostro paese possiede”
viaPerlapace.

Dag Hammarskjöld. La pace possibile

Cinquantanni fa, nei cieli del Congo in fiamme per una violentissima crisi politica che vedeva coinvolte le giuste aspirazioni all’indipendenza, gli opposti schieramenti della guerra fredda, le miopi resistenze delle potenze ex coloniali, moriva misteriosamente Dag Hammarskjòld.
Personalità eccezionale per cultura e umanità, Segretario generale delle Nazioni Unite dal 1953 al 1961, ha lasciato un’eredità politica controversa: fu inventore dei Caschi Blu, delle operazioni di peacekeeping, della diplomazia preventiva, ma soprattutto fu il primo vero promotore del processo di democratizzazione dell’Onu che ancora oggi tanto è fondamentale, quanto stenta a decollare. Hammarskjòld interpretò il ruolo del segretariato nel modo più ampio possibile, forse personalizzando troppo i suoi interventi, probabilmente sottovalutando il peso delle maggiori potenze, in ogni caso tentando l’affermazione di una linea politica di effettiva gestione delle crisi internazionali, sottraendole a interventi parziali e interessati.
La storia della sua vigorosa azione politica e civile si intreccia nel libro con la cronaca delle crisi internazionali che hanno scandito pericolosamente quegli anni: ma riesce anche a illuminare il lato privato – di forte spiritualità rigorosamente celata dal riserbo – della sua personalità capace di non scendere a patti con le doppiezze di certa politica.
Prefazione di Giulio Terzi di Sant’Agata.
Autore Pesenti Susanna
Dati 2011, 361 p., brossura
Editore Brioschi
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