Marocco: Rivolta contro terreno ad azienda spagnola – Cronaca – ANSAMed.it

Incidenti, domenica sera (la notizia si e’ appresa oggi, rilanciata dal sito mamfakinch.com) fra forze dell’ordine e popolazione locale nella regione di Larache, a nord del Marocco. Gli abitanti del villaggio di Chlihat avrebbero impedito ad un’azienda spagnola di sfruttare uno dei terreni demaniali ceduti dallo Stato, insieme a molti ettari per la realizzazione di uno stabilimento per la raccolta del riso e per il quale non hanno ancora ricevuto alcun indennizzo.
Inoltre, gli investitori spagnoli avrebbero assunto solo 17 persone del luogo, non rispettando così un accordo, siglato con l’ex governatore di Larache e i rappresentati della popolazione, che prevedeva il reclutamento di 400 cittadini del villaggio. Gli abitanti si lamentano anche dei danni ambientali causati dallo stabilimento, accusando i procedimenti utilizzati nello sfruttamento dei terreni.
Le forze dell’ordine sarebbero intervenute, con lacrimogeini e facendo uso di manganelli, per impedire agli abitanti di avvicinarsi alle terre interessate. Negli scontri ci sarebbero stati una dozzina di ferita e una decina di arresti, Sarebbero seguiti duri scontri che avrebbero causato almeno una decina di arresti e una dozzina di feriti.
Alcuni abitanti, sempre secondo quanto riferisce il sito, accuserebbero la polizia di avere utilizzato proiettili di gomma e di averli minacciati. Proprio per paura di rappresaglie, come gia successo in seguito ai disordini di Taza ad inizio anno, in pochissimi avrebbero fatto ritorno nelle loro case, lasciando deserto il villaggio di Chlihat e trovando rifugio nei villaggi vicini o nascondendosi nelle foreste. Le forze dell’ordine avrebbero così occupato, durante tutta la giornata di ieri, le abitazioni del villaggio e chi ha cominciato a tornare nella proprio casa racconterebbe di averla trovata completamente saccheggiata. (ANSAmed).
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Land grabbing in Tanzania: business as usual

La Tanzania è diventata una delle mete preferite da imprese multinazionali e fondi di investimento che vogliano comprare e affittare grandi proprietà fondiarie in Africa. Un fenomeno, quello del land grabbing, che vede sempre più persone espropriate della terra in nome della tendenza speculativa della finanza e del boom degli agrocarburanti. Con un aumento vertiginoso dei prezzi del cibo sul mercato mondiale.
di Elisa Greco
In Tanzania, solo negli ultimi sei anni, circa 40 compagnie straniere hanno affittato o comprato grandi proprietà terriere, dai 2.500 ettari in su. Sulle quali hanno impiantato produzioni di jatropha e canna da zucchero da trasformare in componenti per biodiesel.
Gli espropri di terra nei confronti degli abitanti locali che seguono queste operazioni commerciali, non sono certo una novità nel paese africano, ma piuttosto una conferma della situazione neocoloniale ancora in atto. Che vede oggi imprenditori e politici sostenere a gran voce che i terreni espropriati sono in realtà zone inutilizzate. Stereotipo, questo, tipico della Tanzania e di altri paesi africani, duro a morire e strumentale all’accaparramento di terre da parte di realtà straniere.