La famiglia, il mio primo diritto: firma la petizione

New Delhi, 11 luglio 2013
campagna lavoro minorile iscos india 2013Nadeem ha solo 10 anni ed è apparso subito molto disorientato quando è stato salvato dalla fabbrica di elettrodomestici nella quale lavorava a Badali, in India. Lo spaesamento si è trasformato in dramma quando Nadeem non è stato in grado di dire ai suoi salvatori il nome dei genitori né del villaggio da cui proveniva.
In realtà, il piccolo Nadeem non ricordava nemmeno il viso dei propri genitori.
Chi l’ha portato fino a Bidali e dove sia la sua casa sono domande che non hanno ancora avuto risposta. La maggior parte dei bambini che, come Nadeem, sono recuperati dal lavoro, sono stati oggetto di traffico da Stati Indiani affetti dalla povertà.
Il lavoro dura dalle 8 di mattina fino anche a tarda notte, in stanze piccole e tetre, rese soffocanti dal caldo. Per la mancanza delle più elementari regole di sicurezza, i bambini sono esposti ad ambienti malsani ed a lavorazioni con materiali pericolosi per la salute. E questo per circa 1 euro la settimana.
Kailash Satyarthi, fondatore di BBA in India e promotore delle Global March Against Child Labour, ha detto: “Il mondo ha osservato la Giornata contro il Lavoro Minorile, mentre ancora 215 milioni di bambini sono sfruttati in varie forme di lavoro e di schiavitù e oltre 200 milioni di adulti sono disoccupati. Il lavoro minorile deve diventare un reato perseguibile e chi lo commette non deve poter essere rilasciato su cauzione. E’ una vergogna che nel 2010 e nel 2011 solo 1600 datori di lavoro siano stati arrestati per aver sfruttato il lavoro di bambini, a dispetto dell’ampiezza del fenomeno.
I consumatori dovrebbero boicottare i servizi ed i prodotti che utilizzano il lavoro dei minori. Nel periodo dal 2007 al 2011 sono state condotte più di 1 milone di ispezioni, ma poco meno di 18.000 violazioni sono state rilevate e solo poco più di 4.000 imprenditori sono stati arrestati per aver utilizzato lavoro minorile”.
Stefano Frasca (Cooperante in India di ISCOS) , sta portando avanti il progetto rivolto alla tutela dei diritti dei bambini, soprattutto ai minori oggetto di traffico per lavoro. L’azione si svolge in India, Afghanistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka).
Cari amici, un mese fa, il 12 giugno, si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, quest’anno dedicata al tema del lavoro domestico. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) il numero totale di minori lavoratori a livello mondiale è di 215 milioni. Di questi 10,5 milioni di bambini lavorano come “servi domestici”, in condizioni di schiavitù. Generalmente adibiti ai tradizionali impegni domestici come pulizia, cucina, giardinaggio, sono spesso occupati nella raccolta dell’acqua o nell’assistenza ad altri bambini e agli anziani. Più vulnerabili perché esposti a violenza fisica, psicologica e sessuale entro mura segrete, oltre a condizioni di lavoro estenuanti, sono spesso isolati dalle loro famiglie, privi di protezione e invisibili agli altri. Dipendendo totalmente dagli ordini dei datori di lavoro. Lo sfruttamento domestico minorile non è riconosciuto come un crimine né come una forma di lavoro in molti Paesi, ma come risorsa naturale a supporto della povertà del nucleo famigliare. ISCOS insieme ad altre ONG presenti in Sud-Asia sostiene la campagna “La famiglia, il mio primo diritto”, per chiedere ai Governi, alle organizzazioni internazionali ed alla società civile di sostenere e rafforzare la famiglia, perché siano garantiti i diritti fondamentali dei bambini. Questo significa l’effettiva applicazione delle leggi esistenti, la realizzazione di programmi a favore delle famiglie, la promozione di pratiche per migliorare il ruolo genitoriale e la soluzione dei problemi, nonché, dove necessario, strumenti di assistenza finanziaria ed economica. Un appello a tutelare i diritti dei bambini ad avere una famiglia e il diritto della famiglia ad essere sostenuta per svolgere al meglio il proprio compito.
Ti chiediamo di compiere due azioni: ·
firma la petizione su Change.org:  http://chn.ge/13jYypW
leggi la petizione in italiano
Cambia il finale alle storie di altri bambini come Nadeem! Grazie!

Morocco looking for more joint ventures with India: Ambassador

Morocco, the North African nation that supplies the bulk of India’s needs for phosphate, a key ingredient in fertilisers, is looking for expansion in ties to include more joint ventures, from automotives to information technology to the hospitality industry, its ambassador in an interview said.
Morocco, a constitutional monarchy with an elected parliament, is “contributing to India’s food security” but wants its relations to expand beyond supply of phosphates, of which it holds two-thirds of global reserves, to investment in manufacturing and services.
“India is our top trading partner in Asia and the third largest globally. We have set an excellent example of South-South cooperation. These ties now must expand. There is a great scope for that as well,” Moroccan Ambassador to India Larbi Reffouh said on the eve of his country’s National Day Monday.
“There are already two major joint ventures between our two sides in the broad area of fertilisers. But scope exists in virtually every field – from automotives and textiles to agro-processing and information technology,” Reffouh said in an interview.
A country of 32 million people that is part of what is called the Maghreb region, it shared bilateral trade worth USD 1.6 billion with India last year, and accounts for some 60 percent of the country’s phosphatic needs, a mineral that primarily used in the manufacture of di-ammonium phosphate, an important plant nutrient.
“In many ways, Morocco is contributing to India’s food security,” the ambassador said emphatically.
India’s Aditya Birla Group and the Tatas have an equal joint venture with a state-run company of Morocco at Jorf Lasfar, some 150 km from Casablanca, to produce 430,000 tonnes of phosphoric acid, nearly all of which is exported to India. This apart, Morocco has also invested in Paradeep Phosphates for a unit in Orissa with a capacity of over 2 million tonnes per annum of phosphatic fertilisers. The Zuari Group and the Government of India also hold stakes in the company.
According to the ambassador, Morocco which has 70 pristine tourist destinations, also seeks investments from India in the hospitality sector, particularly for construction and maintenance of hotels and said help is at hand even for acquisition of land.
In fact, the Tata group already runs a luxury hotel in Marrakech, and hopes to open another in Casablanca by the end of this year.
The ambassador explained that among the incentives given to foreign investors in his country, include freehold land ownership and financial support in acquisition of land for factories, modern infrastructure and liberal taxation and other norms.
Under the Moroccan law, local and international investors are treated equally. Whatever incentives are available for national investors are also for overseas investors.
Morocco is the largest recipient of foreign investment in North Africa. It received USD 18 billion such capital between 2000 and 2009, according to the United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD). Majority of it is in fertiliser and minerals.
India and Morocco have set up a joint commission to facilitate two-way investments and trade. “The next meeting of the joint commission will be held sometime in the first quarter of 2013,” the ambassador said.
Ambassador Reffouh said Morocco and India also share common vision in a host of both regional and multilateral forums, notably in the United Nations where the two nations are currently non-permanent members of the Security Council.
“We appreciate that India was among the very first countries to recognise Moroccan independence. It was also the first to establish diplomatic ties and open an embassy in our country,” he said.
“Our ties, in fact, date back to the 14th century when our explorer Ibn Butata travelled to India.”
(Gyanendra Kumar Keshri can be reached at gyanendra.k@ians.in and biz@ians.in)

Good health at low cost. Il caso Tamil Nadu


L’India è la nazione dei paradossi. In uno stato, il Tamil Nadu, con minima una spesa sanitaria pubblica si sono ottenuti notevoli risultati di salute. Grazie a una lunga tradizione di investimenti sull’assistenza sanitaria di base e sulle risorse umane.