La surreale tassa che frena l'economia

La neonata tassa sulle transazioni finanziarie non si applica a molti derivati, strumenti principe della speculazione e non frena le operazioni ad alta frequenza che generano instabilità sui mercati
Penalizzare l’economia reale e l’accesso al credito, incentivare la speculazione finanziaria. Sembra questo il surreale doppio obiettivo raggiunto dal governo Monti con l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf) all’italiana.
L’idea della Ttf è semplice quanto efficace. Un’imposta minima, dell’ordine dello 0,05%, su ogni transazione finanziaria. Gli impatti sono minimi per chi opera con orizzonti di lungo periodo, mentre diventano tanto più rilevanti quanto più gli obiettivi sono di breve termine. Tutto questo sempre che la tassa venga pensata e implementata correttamente, o per lo meno in modo accettabile.
Da mesi gli stessi promotori e sostenitori della Ttf, riuniti in Italia nella campagna Zerozerocinque, denunciano i pesanti limiti della proposta introdotta dal governo Monti con l’ultima legge di stabilità. Per fare un esempio la misura italiana non si applica alla stragrande maggioranza dei derivati, gli strumenti principe della speculazione. Ancora, non è efficace per frenare le operazioni ad alta frequenza che generano fortissima instabilità sui mercati. Con una metafora, è come dire che dopo anni di campagne vengono finalmente introdotti dei limiti di velocità sulle strade, ma si scopre che riguardano le biciclette ma non le automobili.
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La Tobin Tax è il primo passo per curare la finanza malata

La finanza internazionale è sempre stata un colosso con i piedi d’argilla. Lo è per via del principio del moltiplicatore dei depositi, che, mediamente, – ossia quando il rapporto debito/capitale proprio assume livelli ragionevoli – trasforma un euro di riserve in 12 euro prestati. Questa cifra può arrivare fino a 20 euro quando lo slancio prometeico della finanza creativa e delle banche “troppo grandi per fallire” cerca di assecondare la nostra urgenza di creare più ricchezza dal nulla, aumentando il rischio e cartolarizzando crediti dubbi per far spazio a nuovi impieghi e creare nuova moneta.
viaLa Tobin Tax è il primo passo per curare la finanza malata – rivista italiana di geopolitica – Limes.

Islamic banking may enter Morocco

By Siham Ali for Magharebia in Rabat
Islamic banks may soon gain a foothold in Morocco. The move has been expected since the Justice and Development Party (PJD), advocates of Islamic finance, came to power.
The parliament is set to vote on the new draft banking law in September. The bill will include a special chapter dealing with Islamic banking, according to Central Bank Governor Abdellatif Jouahri.
The central bank has already received two foreign requests for permission to invest in the sector. The applications will be studied after the law is passed.
A day after Abdelilah Benkirane was officially appointed as prime minister by the king, he hosted the leader of Qatar’s international Islamic bank. The head of government received proposals for two schemes: an Islamic bank and an Islamic insurance company.
Once the banks are set up, a national committee of ulemas will be created with the purpose of ensuring that bank transactions are conducted in line with the laws of Islam.
Under the concept of Islamic finance, loans cannot be a source of profit, and interest charges are banned. Lending cannot be used as a form of commerce. Money can be used as capital funding to support commerce but cannot be the object of commerce. The finance awarded by the bank therefore implies that the bank itself will share in both the profits and the losses.
The minister delegate responsible for the budget, Driss Azami El Idrissi of the PJD, appears optimistic. He stressed that Islamic banks have managed to inject financial dynamism into the countries where they are established.
According to economist Mohamed Cherrafi, Islamic banking can be a good alternative, provided that a certain amount of fiscal neutrality is ensured and double taxation removed.
Islamic finance has a promising future, given that the total amount of money circulating in the sector worldwide was estimated to reach around a trillion dollars last year, he said, which was 50% higher than in 2008 and 21% higher than in 2010.
The introduction of Islamic banking will encourage saving and increase the proportion of the population with bank accounts, according to sociologist Samira Kassimi.
“It’s time to set up financial tools to meet the needs of all Moroccans,” she said. “We have to instil a new spirit of economic competition which fits both their culture and religion.”
While some people don’t see the value of setting up Islamic banks, others are anxious to see them open.
Religion should not be used as the basis when considering banking products, opined managerial assistant Souad Bourji. The world has moved on, and the public must choose the products most suited to them, be they Islamic or traditional, she said.
Teacher Rabiae Chennaoui, who has been following developments in Islamic finance in Morocco for years, holds a different opinion. “My religious convictions do not allow me to take out a loan. And the alternative products being offered by the banks are too expensive. I’m waiting for Islamic banks to be set up so that I can put my plans into action,” he said.
This content was commissioned for Magharebia.com.

Tassa sulle transazioni finanziarie: settimana di mobilitazione

In Italia e in oltre 30 Paesi, dall’India al Brasile dalla Danimarca al Sud Africa, le campagne che da anni promuovono l’introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie chiedono ai cittadini dei propri paesi di informarsi, di attivarsi e di promuovere questa causa che non è più solo una brillante idea ma un progetto politico da realizzare. Far sentire il consenso dell’opinione pubblica per questa tassa è decisivo per le scelte politiche che i nostri Governanti stanno operando.
 
La campagna si concluderà alla vigilia del vertice sulla crescita nell’Unione Europea che il 23 maggio 2012 riunirà i capi di stato e di governo dell’Europa a 27.
Un appuntamento istituzionale cruciale per le sorti di tutti noi, cittadini europei e per il futuro del nostro continente. La posta in gioco è altissima. E’ in discussione il modello di convivenza e sviluppo che l’Europa – tutt’altro che ripresasi dal recente tracollo finanziario, con un indebitamento pubblico insostenibile, un’economia stagnante e un livello di disoccupazione allarmante – vorrà seguire nell’immediato futuro. Tra i temi del vertice del 23 maggio anche la TTF.
 
 
Firma il manifesto della campagna sul sito www.zerozerocinque.it
 
La finanza speculativa sposta montagne di soldi. Non costruisce nemmeno una vite, ma 24 ore su 24 cerca solo il massimo profitto. Il valore degli scambi di “titoli” è immenso, rispetto a quello dell’economia che “fa le cose”. Per fare solo un esempio, pensiamo alle valute: nell’economia reale si scambiano 15.000 miliardi di dollari all’anno, nel mondo finanziario 4.000 al giorno!
 
Noi cittadini stiamo pagando un prezzo altissimo per la crisi. Il nostro denaro è stato investito in un “casinò finanziario” per la ricchezza di pochi. E mentre sono stati usati soldi pubblici per tappare le falle create proprio dall’irresponsabilità degli speculatori, la speculazione finanziaria è già ripartita. Intanto noi stiamo ancora aspettando leggi sulla finanza per evitare una nuova crisi.
 

FINALMENTE UNA TASSA SULLE SPECULAZIONI

 
La tassa – pari allo 0,05% sul valore di ogni transazione sui mercati finanziari – è di importo molto contenuto. Piccolissima – il costo di un caffè su 2.000 euro di titoli – per chi investe sui mercati in un’ottica sana di medio-lungo periodo e a sostegno dell’economia reale (i risparmiatori o chi ha un’azienda). Giusta perché in grado di arginare gli eccessi di chi acquista e vende titoli migliaia di volte in un solo giorno, anche nell’arco di pochi secondi, per guadagnare sulle piccole oscillazioni del loro valore.
 

VANTAGGI

 
 
Frena la speculazione. Può generare 200 miliardi di euro nella sola Europa e di 650 miliardi di dollari all’anno su scala globale, da destinare alle politiche sociali, alla cooperazione allo sviluppo, alla lotta contro i cambiamenti climatici, ai settori danneggiati dalla crisi.
 
Ma c’è altro:
 
1. maggiore giustizia: oggi chi specula paga meno tasse di chi lavora;
 
2. redistribuzione delle ricchezze: pagano la crisi i grandi speculatori che l’hanno provocata, risarcendo almeno in parte tutti i cittadini;
 
3. controllo: la politica – cioè noi cittadini – torna a regolare la finanza.
 
4. investire nell’economia reale: si liberano le risorse utilizzate a fini speculativi, per fare “cose” o “servizi”;
 
5. trasparenza: i flussi finanziari lasciano una traccia (tracciabilità) dei loro movimenti, consentendo così controlli in entrata e in uscita dai Paesi. Francia, Spagna e Germania, si sono già impegnati in questa direzione. Se si aggiungesse l’Italia, la TTF potrebbe essere adottata nell’area euro in tempi brevi. I vantaggi sarebbero sentiti soprattutto dalle nostre piccole e medie imprese: minore rischio di speculazioni sulle valute per chi esporta; il costo del petrolio e delle materie prime sarebbe più stabile e prevedibile; diminuirebbero le possibilità di attacchi speculativi sui Titoli di Stato a tutela dei piccoli risparmiatori e molto altro.
 
La lezione l’abbiamo imparata a nostre spese! Mai più finanza selvaggia a danno dei risparmiatori!
 
 
 
 
La Campagna Zerozerocinque (www.zerozerocinque.it) fa parte di un’ampia coalizione internazionale; in Italia è promossa dalle seguenti organizzazioni della società civile:
Acli, ActionAid Italia, Adiconsum, Adiconsum Basilicata, Amref, Arci, Attac, Azione Cattolica, Banca Popolare Etica, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Cgil, CINI – Coordinamento Italiano Network Internazionali, CISP, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Cisl, Cittadinanzattiva, Consorzio Città dell’Altra Economia, Consorzio Sociale Goel, CVX Italia, Daquialà, Dokita, Economia Alternativa, Equociquà, Fa’ la cosa giusta, Fair, Fiba Cisl, Flair, FOCSIV – Volontari nel mondo, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gcap – Coalizione Italiana Contro la Povertà, Legambiente, Lega Missionaria Studenti, Libertà e Giustizia, Lunaria, Mani Tese, Mag4 Piemonte, Mag Verona, Microdanisma, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, Oxfam Italia, Reorient, RTM – Reggio Terzo Mondo, Save the Children, Sbilanciamoci, Social Watch Italia, UIL, Un ponte per, Volontari Terzo Mondo – Magis, Wwf Italia.
Qui un approfondimento sul tema

Una piccola tassa sulle speculazioni!

Parte anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare – nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada – una tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa. La tassa – di importo molto contenuto compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione – potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi non hanno alcuna responsabilità. La Campagna – lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e di Governo dell’UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo – è promossa in Italia da Social Watch (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia, Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese), Sbilanciamoci!, Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, FIBA CISL, CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, Coalizione Italiana contro la Poverta-GCAP Italia, FOCSIV – Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica. Le firme raccolte saranno inoltrate al Governo Italiano e in particolare al ministro dell’Economia On. Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell’introduzione di una Tassa sulle Transazioni finanziarie.
Per firmare la petizione e per avere maggiori informazioni vai al sito

ISCOS Marche