Honduras: proteggi la vita del leader sindacale Victor Crespo

Assalitori armati hanno cercato di introdursi in casa di un leader sindacale honduregno.

Honduras: proteggi la vita del leader sindacale Victor Crespo

Victor Crespo, Segretario Generale del Sindicato Gremial de Trabajadores del Muelle (SGTM), ha cominciato a ricevere una serie di minacce di morte anonime da quando il suo sindacato ha intavolato una trattativa per un contratto collettivo con il nuovo gestore di Puerto Cortes, ICTSI (International Container Terminal Services, Inc).
Dopo l’attacco, la Federazione Internazionale dei Lavoratori dei trasporti (ITF) si è mobilitata per garantire la sicurezza di Crespo. Ora si trova in un luogo sicuro e la polizia e il Presidente dell’Honduras, l’ILO (International Labour Organization) e ICTSI sono stati tutti contattati e avvisati. L’ITF chiede al Presidente di garantire la sicurezza di Crespo tramite la protezione della polizia e di dare garanzie ai lavoratori perchè possano esercitare il loro diritto legale alla contrattazione collettiva
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Laura Boldrini: il discorso alla Camera dei Deputati

Il video e il testo integrale del discorso di insediamento di Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati.
 
 

Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.
Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della costituzione repubblicana. Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte costituzionale e al Presidente del consiglio.
Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula.
Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.
Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale. Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.
Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.
Quest’aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia. Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.
Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.
Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti. Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.
In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo. Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto. E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio. Questo è un Parlamento largamente rinnovato.
Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani. Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.

Le idee per uscire dalla crisi: diritti, lavoro, welfare

Il Rapporto su: “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”,  186 pagine di proposte, analisi, soluzioni e idee concrete per uscire dalla crisi salvaguardando i diritti – oltre ad analizzare criticamente le politiche del governo italiano e di Unione e Commissione europea – formula ben 94 proposte specifiche e dettagliate (in una “manovra” da 29 miliardi di euro) sia per le entrate e per le uscite, che per le riduzioni della spesa pubblica come gli stanziamenti per la Difesa o le “grandi opere”.

La filosofia del Rapporto di quest’anno è opposta a quella delle politiche neoliberiste e di “austerity”: per fronteggiare la crisi bisogna investire nel rilancio dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e in un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di qualità. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti. È ora che i mercati finanziari, i rentiers e le banche si facciano da parte.
Per Sbilanciamoci! cambiare rotta si può e si deve. Basta con il neoliberismo, basta con le politiche di austerity, basta con la subalternità ai mercati finanziari, basta con una politica economica che sta aumentando le sofferenze sociali e accentuando la depressione e la recessione dell’economia reale.
Il “cambio di rotta” di Sbilanciamoci! consiste, dunque, nell’uscire dalla crisi in un modo diverso da quello con cui ci si è entrati. Serve un modello di sviluppo in cui, alcune merci, consumi, pratiche economiche siano giustamente condannate alla decrescita (il consumo di suolo, la mobilità privata, la siderurgia inquinante) e altre siano invece destinate a crescere; quelle di un’economia diversa che abbia tre pilastri: la sostenibilità sociale e ambientale; diritti di cittadinanza, del lavoro, del welfare degni di un paese civile; la conoscenza come architrave di un sistema di istruzione e di formazione capace di far crescere il paese con l’innovazione e la qualità.
via14° Rapporto sulla spesa pubblica…la Controfinanziaria 2013 | Sbilanciamoci! – La Campagna.

L'infanzia e i suoi diritti – Camerino

Il 22 novembre 2012 alle 15:30 si svolgerà il primo di due seminari su “L’infanzia e i suoi diritti:  il diritto dei bambini al gioco”.
Questa iniziativa nasce da una collaborazione tra Ombudsman delle Marche, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Comune di Camerino, Università di Camerino e Marche Solidali, il coordinamento delle organizzazioni marchigiane di Cooperazione e Solidarietà internazionale, di cui Iscos Marche è parte attiva.
L’evento in questione vede il contributo fondamentale di Cifa Onlus, che continua la sua promozione del kit regionale per i diritti dell’infanzia.
Ecco la locandina dell’evento:
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Donne e lavoro, Nord Africa-Medio Oriente in coda classifica

(di Luciana Borsatti) (ANSAmed) – ROMA, 26 OTT – Le donne sono solo il 22% della popolazione occupata nell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa), e il 27% in media in Egitto, Giordania, Libia, Marocco e Tunisia. Le quote piu’ basse a livello mondiale, dove il massimo impiego femminile si registra nell’area Estremo Oriente- Pacifico (il 70%) e dove l’area sub-sahariana presenta, grazie all’agricoltura, la stessa percentuale dell’Unione Europea (64%, contro il 46% dell’Italia). Parte da queste cifre – basate su dati di Ocse, Banca Mondiale, Unhcr e Ilo – uno studio sui Diritti economici della donna in Egitto, Giordania, Libia, Marocco e Tunisia che la consulente Ocse Serena Romano ha presentato a Roma, nell’ambito del soggiorno di sette imprenditrici libiche organizzato dalla associazione Pari o Dispare con il sostegno del Mae e dell’Eni. Epppure, osserva la consulente, un aumento dell’occupazione e dell’imprenditorialita’ femminile potrebbe far crescere in modo significativo il Pil dei Paesi meno sviluppati. Lo ha rilevato solo pochi giorni fa l’Economist, in un’interessante proiezione di quanto accadrebbe in Egitto se, entro il 2020, l’impiego delle donne (ora fermo al 24%) raggiungesse la stessa quota di quello dell’uomo: il Pil salirebbe del 34% – niente male per un’economia che ha risentito dei recenti rivolgimenti politici.
Eppure i cinque Paesi presi in esame garantiscono alla donna, sul piano normativo, tutti i diritti economici: dalla possibilita’ di avere un impiego, una proprieta’ o l’accesso al credito a quella di avviare un’ impresa. ”Il problema e’ che – osserva Serena Romano – il diritto di firmare un contratto mal si concilia con l’obbligo di obbedire al marito”.
Insomma, quanto riconosciuto dalle leggi dello Stato rischia di cozzare contro il diritto consuetudinario o lo statuto della persona come definito dalla religione, in particolare la legge islamica. In base alla quale, per esempio, una donna eredita dai genitori la meta’ del fratello, ha una potesta’ molto limitata sui figli e, se sposata, in Egitto e in Giordania puo’ avere un passaporto solo con l’accordo del marito.
E’ con limiti come questi che si scontra la reale possibilita’ per una donna di lavorare fuori casa o fare l’imprenditrice. Perche’, osserva ancora la consulente, e’ difficile avere un’azienda o un lavoro se non si puo’ viaggiare, dare la cittadinanza e l’accesso ai servizi pubblici ai figli in caso di soggiorno all’estero, discutere di affari o lavorare in fabbrica se non si puo’ uscire liberamente di casa o si deve rientrare prima di una certa ora. Diversa poi la situazione legislativa dei cinque Paesi su alcune questioni particolari come la parita’ di retribuzione con l’uomo (non formalmente assicurata in Tunisia), la non discriminazione sessuale (non garantita in Egitto e Giordania), la difesa dalle molestie sessuali sul lavoro (effettiva solo in Marocco), la possibilita’ di avviare iniziative giudiziarie (carente ancora in Egitto e Giordania).
Cortocircuiti e contraddizioni che si evidenziano anche in rapporto alla Cedaw, la Convenzione Onu per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne: ratificata da tutti i cinque Paesi in esame (come dall’Arabia Saudita, del resto) ma sempre con riserve (tranne nel caso del Marocco, ma solo dal 2011) legate alla statuto della persona e alla sharia. Insomma, sottolinea la studiosa, ”la legge consuetudinaria o la sharia spesso regolano le norme sullo statuto della persona, e possono cosi’ avere un impatto decisivo sui loro diritti economici e la possibilita’ di avere un’impresa o una carriera.
Ma l’eguaglianza puo’ solo essere una”.

Maroc : La scolarisation des filles rurales devient urgente

« Plus de 50% des filles du milieu rural n’accèdent pas au collège », selon le Comité de Soutien à la Scolarisation des Filles rurales [CSSF]. De plus, « les mauvaises conditions de scolarisation, l’absence de collège, internats de filles et de transport rendent l’accès à l’éducation plus difficile pour les filles que pour les garçons ».
Autant de choses qui poussent la CSSF à faire de la scolarisation des filles du milieu rural leur champ de bataille, d’autant que les filles marocaines sont connues pour avoir un franc succès à l’école. L’association vient de lancer une campagne de sensibilisation et de mobilisation en faveur de l’accès des filles rurales à une scolarisation de qualité. « On veut sensibiliser la population en général, les autorités, le gouvernement, et les associations de défense des droits de l’homme sur l’ampleur du problème », déclare Meryem Nassif, présidente de la CSSF contactée par Yabiladi. Admettant que le gouvernement marocain a montré une « réelle volonté » de promouvoir l’éducation en générale et celle des filles en particulier, le CSSF note que la gangrène est encore très présente. « Beaucoup de gens ont tendance à penser que le problème de la déscolarisation des filles est passé alors que c’est encore là », explique Mme Nassif. A titre d’exemple, dans la seule province d’El Jadida en 2010, seulement 965 filles figuraient parmi les 2.085 élèves inscrits au primaire. Et elles ne sont que 408 au collège et 212 au lycée.
Nécessité des moyens financiers
L’association espère également via cette campagne « attirer les bailleurs de fonds pour la création d’autres foyers ». En effet, le CSSF a mis sur pied, en 2000, le programme « bourse pour réussir » permettant aux filles du milieu rural de poursuivre leurs études au collège. Ainsi, il a procédé à la création de plusieurs foyers situés à proximité des collèges de l’enseignement public qui devaient servir d’hébergement à ces filles. Chaque foyer compte un maximum de 20 filles placées sous la supervision d’une encadrante et d’une gouvernante, sachant que la bourse mensuelle de 400 dirhams par tête finance le fonctionnement des foyers. En 2011, l’on comptait 44 foyers gérés par les 21 associations locales partenaires du CSSF et à ce jour, plus de 2 500 filles dans plus de 40 communes rurales ont pu bénéficier de ce programme.
Depuis sa création en 1998, le CSSF détient à son actif plusieurs autres réalisations favorisant l’accès aux études secondaires des filles du milieu rural. Cette fois, l’association a mis le comble à son effort en lançant un spot vidéo de sensibilisation réalisé en trois langues : Français, Arabe et Amazigh, avec la participation de quelques célébrités en qualité de parrains et marraines. Ce sont, entre autre, la légende du football marocain Aziz Bouderbala, l’actrice Mouna Fettou ou encore l’animatrice Choumicha.

Piccoli si nasce, grandi si diventa!

Un blog dedicato ad un kit didattico… dedicato ai bambini e ai loro diritti.Ecco la maniera più concisa per descrivere “Piccoli si nasce”, il blog che stai leggendo in questo momento, appena costruito dallo staff di CIFA per diffondere, commentare, integrare e migliorare il kit “Piccoli si nasce… grandi si diventa“.
Tutti gli insegnanti, gli educatori e potenziali interessati hanno naturalmente la possibilità di leggere e commentare gli articoli di questo blog, ma anche di leggere l’intero kit sui diritti dell’infanzia e i progetti in esso contenuti per la scuola primaria e secondaria [il kit può essere sfogliato sulla piattaforma Issuu], di richiederlo in formato cartaceo per utilizzarlo con i propri alunni [compilando l’apposito form] e di integrarlo con ulteriori proposte e progetti, che verranno pubblicati su questo spazio online [compilando gli spazi all’interno della sezione “La tua Esperienza”].
Il vostro contributo è essenziale… per diventare grandi!
viaPiccoli si nasce, grandi si diventa! | Portare i Diritti dei bambini nella scuola primaria e secondaria con il kit didattico per insegnanti di CIFA.

Surge in number of babies abandoned in Morocco: NGO

By Simon Martelli (AFP) – 1 day ago
CASABLANCA, Morocco — Morocco is seeing an alarming rise in the number of babies abandoned by single mothers, activists said on Saturday, blaming social prejudice and outdated legislation for the problem.
“According to the information we have gathered, from people who take care of abandoned children born outside marriage, the numbers are getting much worse,” said Omar Kindi, organiser of a conference on violence and discrimination against single mothers and children.
The existing statistics were bad enough.
According to a study carried out by Insaf, an NGO that supports women and children in distress, of which Kindi is the president, 27,200 young women gave birth outside marriage in 2009, with a total of 8,760 babies abandoned.
That equates to 24 babies per day on average.
Morocco has witnessed a population boom and rapid urbanisation in recent decades, leading to ever-growing levels of interaction between single men and women in the relatively conservative Muslim country.
Kindi and other activists argue that attitudes and legislation have failed to keep pace with social change, as starkly illustrated by Article 490 of the penal code according to which extra-marital sex is punishable by up to a year in jail.
Doctors in public maternity hospitals may refuse to treat pregnant young women who are not married, Kindi said, even if they are victims of rape by their employers.
“One of the major problems… is the total disengagement of the state,” Kindi told AFP.
Aicha Echanne, another speaker at the Casablanca conference, said the “mentality of society” and the lack of support for single mothers, who are often aggressively treated by officials, were driving factors behind new-born children being abandoned.
“We need to shake Moroccan society, and to put pressure on the state, on parliament, to bring about change,” said Echanne, who heads the Association of Women’s Solidarity.
“From 1990 to 2009, 23,000 babies were buried in cemeteries in Casablanca (Morocco’s largest city). That gives you an idea that our children are being thrown away. They get eaten by dogs or are buried.”
“It is not normal, from a humanitarian point of view, to accept this type of thing,” she added.
As well as changing the law, activists emphasise the need for sexual education in Morocco to avoid unwanted pregnancy, with more than 60 percent of single mothers under 26 years old, according to Insaf, and many of them illiterate.
But with an Islamist-led government in power since January, some are doubtful about the prospects of any such initiatives.
Kindi says Insaf, which is based in Casablanca and employs 34 people, used to receive 10 percent of its budget from state funds, but that the new government has stopped supporting it together.
“We have asked to talk to the minister of social affairs (Bassima Hakkawi). But we still haven’t received a response from her,” he added.
Hakkawi could not immediately be reached for comment.