Crisi: prodotto delle diseguaglianze crescenti

Giovedì 11 dicembre alle 16:00, all’Asilo Ricci di Macerata, si svolgerà un incontro dibattito con Federica de Lauso (Centro studi Caritas Nazionale), Benedetta Giovanola (Università di Macerata) e Sauro Rossi (CISL Marche) sul tema “Crisi: prodotto delle diseguaglianze crescenti”.
In calce proponiamo alcuni link per approfondire il tema.
Grazie e a presto!

locandina seminario macerata dicembre 2014_01
Per approfondire:

"Questa economia uccide" – Papa Francesco

Non ha parlato a braccio questa volta. Papa Francesco ha scritto e tracciato i contorni del suo pontificato con l’Esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ pubblicata oggi. Il lungo documento sulla chiesa che verrà, è stato già consegnato simbolicamente a un vescovo, a un sacerdote e a un diacono, durante la messa conclusiva dell’Anno della fede. Una serie di puntualizzazioni, richieste. Sfide.

Quella che vuole di Bergolio è una chiesa aperta. Pronta a cambiare per prima: “Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato” postula nel paragrafo 32. “Siamo avanzati poco”, constata il Papa, nel senso richiesto da Wojtyla con la “Ut unum sint” del ’95. L’auspicio del Concilio sul contributo delle Conferenze episcopali e una collegialità concreta, “non si è pienamente realizzato”.
“Prudenza e audacia”, scrive Francesco e ribadisce quello che diceva a Buenos Aires: “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti”.
viaPerlapace.

La fine dell'età dell'abbondanza

Gli Skidelsky vogliono indagare “sulle ragioni del fallimento della profezia di Keynes”, che, come noto, calcolava, nel saggio Prospettive economiche per i nostri nipoti, pubblicato nel 1930, che nel giro di cento anni, lo sviluppo tecnologico avrebbe consentito di raggiungere un livello di “abbondanza” tale da soddisfare le necessità di base (vitto, alloggio, vestiario, salute, istruzione…) impegnando ogni abitante della Terra a lavorare non più di tre ore al giorno.

Se pensiamo che spostando solo una quota parte delle spese militari (ad esempio) sarebbe possibile risolvere domani mattina il problema della fame e della sete del mondo, è evidente che l’errore di Keynes non sta nell’aver sopravalutato l’enorme aumento delle capacità produttive che si è davvero verificato dal secondo dopoguerra. Nemmeno la cattiva distribuzione dei frutti della produzione e della ricchezza è la ragione primaria della mancata realizzazione dell’utopia keynesiana (si pensi ai tragici fallimenti dei tentativi di pianificazione centralizzate).
Il difetto deve essere ricercato ancora più in profondità, nel non aver capito che il sistema economico e sociale capitalista ha eretto a proprio fondamento la “disposizione psicologica all’insaziabilità” propria del “tipo umano medio”.
Secondo i nostri autori: “Il capitalismo è un’arma a doppio taglio: da un lato ha reso possibili grandi miglioramenti delle condizioni materiali dell’esistenza, dall’altro ha esaltato alcune delle caratteristiche umane più deplorevoli, come l’avidità, l’invidia e l’avarizia” [p.10]. In altri termini: “un’economia competitiva monetizzata esercita su di noi continue pressioni a voler sempre di più” [p.23]. E ancora: “il capitalismo si fonda sulla inesauribile crescita dei bisogni” [p.94]. Nella nostra società non è possibile separare “bisogni assoluti” predeterminabili e “bisogni relativi” inesauribili. “I bisogni non conoscono limiti naturali, possono espandersi all’infinito almeno che non li conteniamo in maniera consapevole (…) La consapevolezza di avere quanto basta” [p.95].
Se le cose stanno così, allora è evidente che il raggiungimento dell’“età dell’abbondanza” pronosticata da Keynes verrà continuamente posticipata, travolta nel vortice della spirale produzione-consumo.
Come uscirne? Tornando a chiederci “cosa vogliamo dalla vita”. Quali sono i requisiti oggettivi di una buona e comoda vita. Scopriremmo allora che non di merci da comprare al supermercato si tratta, ma di “beni primari fondamentali” non commercializzabili, non quantificabili in termini monetari. Gli Skidelski ne propongono sette: la salute, la sicurezza, il rispetto, l’amicizia (rapporti di fiducia e relazioni affettive), la personalità (la capacità di realizzare progetti di vita autonomi), l’armonia con la natura, il tempo libero (l’attività volontaria autogestita e condivisa).Come si vede si tratta di beni del corpo, della mente e delle relazioni, costitutivi dell’umano, che “non escludono l’altro, ma lo includono” (Luigi Lombardi Vallauri in La Società dei beni comuni, Ediesse, 2010).
In definitiva, se vogliamo davvero realizzare il mondo della sufficienza immaginato da Keynes, dovremmo abbandonare il progetto di felicità che gli economisti hanno imposto e che si basa sulla creazione continua di “un surplus di piacere”, riscoprendo invece l’idea antica di “eudaimonia”, una condizione esistenziale che introietta la nozione di sazietà, il senso del limite, la necessità della condivisione e quindi della giustizia sociale.
viaLa fine dell’età dell’abbondanza / globi / Sezioni / Home – Sbilanciamoci.

Un quarto della spesa sociale va al 40% più ricco

Chiediamo giustizia e distribuzione equa delle risorse: ecco un altro dato su cui riflettere:

Al 40 per cento della popolazione più ricca va quasi un quarto della spesa per l’assistenza sociale italiana (calcolata in 67 miliardi). Sembra impossibile, ma è così. È il frutto di una cattiva gestione delle risorse e dell’adozione di indicatori nella valutazione del reddito che ne impediscono un’equa ripartizione. È il dato più eclatante che emerge dal rapporto Costruiamo il welfare di domani, realizzato da Prospettive sociali e sanitarie, Ars (Associazione per la ricerca sociale), Capp (Centro di ascolto delle politiche pubbliche), Istituto per le ricerche sociali (Irs) con il patrocinio della Fondazione Cariplo, e anticipato oggi a Roma alla presenza del viceministro del Welfare Maria Cecilia Guerra.
Un rapporto che, nel denunciare i limiti di un sistema di welfare da troppo tempo in attesa di una riforma, mette nero su bianco tre proposte per cambiare le cose.

È colpa dell’inadeguatezza del sistema, ad esempio, se l’Italia è terz’ultima nell’Ue27 nel rapporto tra i soldi spesi per contrastare la povertà e l’impatto effettivo sulla sua riduzione, davanti solo a Bulgaria e Grecia, e se permangono disparità tra regioni e tra generazioni nella distribuzione delle risorse.
viaUn quarto della spesa sociale va al 40% più ricco | Linkiesta.it.

L'Economist: la povertà ha i giorni contati

Nell’arco di 20 anni il numero dei poveri sull’intero pianeta si è quasi dimezzato, passando da 1,9 miliardi di persone a 1,1. Lo sostiene il servizio di copertina dell’ultimo numero dell’ Economistcitando a sua volta dati dell’Onu. Il settimanale si sbilancia addirittura a titolare sulla sua prima pagina «Verso la fine della povertà», arrivando a dire che mai questo obiettivo,nella storia dell’umanità, è stato così a portata di mano. Una tesi sorprendente e che non mancherà di fare discutere. L’inchiesta ricorda innanzitutto che nel 1990 l’Onu e altre organizzazioni internazionali si erano poste una serie di traguardi da conseguire entro il 2015, tra cui dimezzare il numero degli abitanti dei paesi sottosviluppati che vivono al di sotto della soglia di povertà. Quest’ultima era inizialmente fissata simbolicamente a un dollaro al giorno ma strada facendo è stata ritoccata a un 1,25 dollari.
viaL’Economist: la povertà ha i giorni contati – Corriere.it.

Pasto Buono,  il cibo invenduto nel piatto di chi ha bisogno di aiuto

Pasto Buono è un’iniziativa semplice e attivabile subito, in tutta Italia, tutti i giorni e per associarsi basta seguire le indicazioni che sono sul sito http://www.pastobuono.it/

Possono aderire ristoranti, bar, gastronomie, mense aziendali o scolastiche, supermercati e mercati. Non ha costi, né per chi dà, né per chi riceve. L’adesione, inoltre, consente agli esercenti di usufruire dei vantaggi fiscali connessi alle donazioni. A rendere riconoscibili gli esercizi aderenti al progetto è una vetrofania affissa sulla propria vetrina che dice
“In questo esercizio doniamo ogni sera il cibo invenduto alle persone bisognose. È la cosa buona da fare”.
Ma ancora molto si deve fare in materia di legislazione. Oggi donare il cibo è particolarmente oneroso per un ristoratore. Le leggi prevedono che il cibo cotto, prima di essere donato, venga trattato con un abbattitore di temperature e ci sono rigide restrizione sui mezzi di trasporto per la distribuzione.Si potrebbe dire che, paradossalmente, per un ristoratore è più conveniente buttare il cibo nella spazzatura che donarlo. “Riteniamo necessaria la creazione di una nuova legge che consenta una maggiore tutela di chi il cibo non lo ha. Poiché ad oggi non è così”, conclude Fogliani.
viaPasto Buono,  il cibo invenduto nel piatto di chi ha bisogno di aiuto – Repubblica.it.

L'austerità fa aumentare le malattie: studio pubblicato su Lancet

Le misure di austerità, insieme agli shock economici e alla debole protezione sociale stanno facendo aumentare le malattie mentali, i suicidi e le malattie infettive. Diminuiscono gli incidenti automobilistici.
E’ il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Lancet e ripreso in questo articolo dello Spiegel:

As the euro crisis wears on, the tough austerity measures implemented in ailing member states are resulting in serious health issues, a study revealed on Wednesday. Mental illness, suicide rates and epidemics are on the rise, while access to care has dwindled.The rigid austerity measures brought on by the euro crisis are having catastrophic effects on the health of people in stricken countries, health experts reported on Wednesday.
viaLancet Study: European Austerity Costing Lives – SPIEGEL ONLINE.

Le idee per uscire dalla crisi: diritti, lavoro, welfare

Il Rapporto su: “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”,  186 pagine di proposte, analisi, soluzioni e idee concrete per uscire dalla crisi salvaguardando i diritti – oltre ad analizzare criticamente le politiche del governo italiano e di Unione e Commissione europea – formula ben 94 proposte specifiche e dettagliate (in una “manovra” da 29 miliardi di euro) sia per le entrate e per le uscite, che per le riduzioni della spesa pubblica come gli stanziamenti per la Difesa o le “grandi opere”.

La filosofia del Rapporto di quest’anno è opposta a quella delle politiche neoliberiste e di “austerity”: per fronteggiare la crisi bisogna investire nel rilancio dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e in un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di qualità. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti. È ora che i mercati finanziari, i rentiers e le banche si facciano da parte.
Per Sbilanciamoci! cambiare rotta si può e si deve. Basta con il neoliberismo, basta con le politiche di austerity, basta con la subalternità ai mercati finanziari, basta con una politica economica che sta aumentando le sofferenze sociali e accentuando la depressione e la recessione dell’economia reale.
Il “cambio di rotta” di Sbilanciamoci! consiste, dunque, nell’uscire dalla crisi in un modo diverso da quello con cui ci si è entrati. Serve un modello di sviluppo in cui, alcune merci, consumi, pratiche economiche siano giustamente condannate alla decrescita (il consumo di suolo, la mobilità privata, la siderurgia inquinante) e altre siano invece destinate a crescere; quelle di un’economia diversa che abbia tre pilastri: la sostenibilità sociale e ambientale; diritti di cittadinanza, del lavoro, del welfare degni di un paese civile; la conoscenza come architrave di un sistema di istruzione e di formazione capace di far crescere il paese con l’innovazione e la qualità.
via14° Rapporto sulla spesa pubblica…la Controfinanziaria 2013 | Sbilanciamoci! – La Campagna.

Il lavoro dignitoso al tempo della crisi

Martedì 2 ottobre, alle 15:30, presso la Sala del Consiglio Provinciale “W. Pierangeli” in Viale Gramsci, 4 a Pesaro si terrà un seminario sul “Lavoro dignitoso al tempo della crisi”.
Interverranno Paolo Pascucci dell’Università di Urbino, Francesco D’Ovidio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Islamabad (Pakistan) e Matteo Ricci, Presidente della Provincia di Pesaro Urbino.
Introduzione a cura di Fausto Mazzieri, di ISCOS Marche onlus.
Il moderatore sarà Sauro Rossi, della UST CISL Pesaro Urbino.
Locandina Lavoro dignitoso
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clicca qui per vedere la presentazione di Francesco D’Ovidio