Acqua pulita

Un video dell’agenzia coreana Food for the hungry, per promuovere la campagna per l’acqua.
 

Marocco: "Waterpod", il purificatore dell'acqua salmastra nel deserto

Un sistema antico come il mondo per dare acqua a chi non ne ha. Nel deserto del Sahara, i nomadi sono tra coloro che soffrono maggiormente l’accesso limitato all’acqua. Nei periodi più caldi poi i livelli di sale aumentano rendendo imbevibile l’acqua prelevata da pozzi, ma ora con il “waterpod” un semplice ed economico sistema può dare una nuova speranza alle popolazioni del deserto.”L’idea è quella di riprodurre il ciclo dell’acqua con l’evaporazione e precipitazioni, proprio come le nuvole che si condensano. Questa piccola macchina, rende il processo veloce e affidabile” spiega Alain Thibault fondatore del progetto Waterpod in Marocco.”E’ un dispositivo ingegnoso. E’ fatto di legno, sughero, acciaio inox e vetro – ha dichiarato Thierry Mauboussin, che sta contribuendo a promuovere il progetto idrico in Marocco – Funziona con l’energia solare, è resistente e perfettamente compatibile con la tutela dell’ambiente.”Il “waterpod” permette così agli abitanti del deserto di avere acqua potabile a costo zero. Utilizzando il calore del sole, una tecnologia che gli arabi sono stati tra i primi a sviluppare fine dal XVI secolo, riesce a produrre sei litri di acqua pura al giorno da 12 litri di acqua salmastra.
qui il video: http://videotecahttp.alice.cdn.interbusiness.it/vod/tmnews/videonews/20130402_video_16390187.mp4
via“Waterpod” il purificatore dell’acqua salmastra nel deserto.

Un kit «Ikea» per l'acqua potabile

Un kit per purificare l’acqua inserito dall’Onu fra le dieci migliori idee sostenibili nel 2010 è alla base del progetto Solwa (SoLarWater). Paolo Franceschetti, 29 anni, dottorando in scienze ambientali a Venezia, ha avuto l’idea sette anni fa: durante l’Erasmus in Olanda ha studiato la tecnologia delle serre (“greenhouse technology”) durante il dottorato alla Ca’ Foscari ha raffinato il sistema, nel gennaio 2012 ha avviato una spin off di cinque persone.
Alla base dell’idea c’è il lifestyle Ikea: il risultato dovrebbe essere uno scatolone che arriverà a casa da montare con le istruzioni e da collegare a una presa d’acqua. Dentro ci sarà una vasca in cui immettere acqua inquinata coperta da un pannello termico, grazie alla luce del sole l’acqua si fa evaporare e ricondensare: obiettivo far produrre a ogni famiglia acqua potabile con un kit da poche centinaia di euro.
«Si prevede di arrivare ai test a Barcellona all’inizio del prossimo anno – racconta Franceschetti -. Si calcola un risparmio consistente considerando che un impianto di desalinizzazione costa tra i 5 e i 6 miliardi».
La spinoff con sede a Venezia ha avuto diversi contatti con Ong, ha un brevetto e già realizzato degli impianti in Burkina Faso, Perù e nella Valle del Giordano (territori palestinesi).
Un kit «Ikea» per l’acqua potabile.

Acqua: poca, libera, per tutti – The well

Ogni anno, quando la stagione secca è al culmine, i pastori Borana si raccolgono con tutti gli animali attorno ai loro secolari pozzi cantanti. Mentre in tutto il mondo sono in atto interventi per un controllo privato delle risorse idriche e l’accesso all’acqua potabile non è ancora considerato un diritto fondamentale dell’uomo, i Borana meritano una particolare attenzione per la loro straordinaria capacità di garantire un accesso generale e indiscriminato ai loro pozzi in una delle regioni più aride della terra abitata:  l’Oromia, nel sud dell’Etiopia.

I Borana sono una popolazione di pastori seminomadi che gestiscono le loro scarse riserve d’acqua attraverso un’organizzazione di tipo comunitario e ne garantiscono l’accesso a tutti senza nessuno scambio di denaro.
Pozzi centenari scavati a mano nella roccia e gestiti con il lavoro volontario dei pastori, permettono la sopravvivenza di questa popolazione e del loro bestiame nei lunghi periodi di siccità annuale. C’è una regola non scritta nella gestione dei pozzi secondo cui a nessuno possa esserne impedito l’accesso. Come se in questa remota regione del pianeta l’acqua assurga a simbolo di elemento unificante e pacificatore persino tra gruppi di etnie differenti, spesso in conflitto tra loro.
Il documentario segue le vicende che ruotano attorno alle attività degli antichi pozzi di Erder nel corso di una lunga stagione secca fino all’arrivo delle tanto attese piogge annuali.
Ogni giorno i pastori più giovani si dispongono a formare catene umane per raggiungere le profondità dei pozzi e portare l’acqua in superficie. Il loro lavoro è scandito da un canto che emerge e si spande nell’aria fino a raggiungere le grandi mandrie che si avvicinano lentamente per abbeverarsi dopo giorni di cammino in una terra secca e polverosa. In questo periodo il pozzo si eleva a piccolo sistema sociale restituendoci un’idea del delicato equilibrio del rapporto tra uomo e natura che regola la sopravvivenza delle popolazioni pastorali di questa parte del mondo in un’epoca storica caratterizzata da profondi sconvolgimenti climatici e importanti alterazioni del ciclo naturale delle piogge.
Attraverso l’interazione con alcuni personaggi del luogo il film ci accompagna alla scoperta di un modello di gestione idrica che consente ancora oggi ai Borana di gestire la poca acqua a disposizione come un bene e un diritto di tutti, in una delle regioni più aride della terra abitata.

http://www.thewell.it

Grazie alla serra di Paolo si può bere anche il mare

Segnaliamo un reportage di Luca Pautasso, pubblicato su Linkiesta
Acqua pulita per tutti, in tutte le condizioni ambientali, anche le più compromesse. Paolo Franceschetti, 29enne, ricercatore presso la facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di Venezia, ha molto probabilmente trovato la soluzione pratica a uno dei più grandi problemi del pianeta. E così rivoluzionaria da essere stata cooptata all’interno di uno speciale programma delle Nazioni Unite che raccoglie e promuove tutte le idee e i progetti considerati capaci di portare sviluppo e benessere all’intera umanità.
La sua invenzione si chiama SOLWA, acronimo di “solar water”, un nome che già di per sé è tutto un programma. L’idea è tanto semplice quanto è vasta la portata delle sue applicazioni pratiche: si tratta di una sorta di serra all’interno della quale l’acqua salata del mare, oppure quella proveniente da falde inquinate, o comunque contenente “presenze” pericolose per la salute, viene fatta prima evaporare, quindi liberata dagli agenti contaminanti e infine condensata nuovamente, finalmente bevibile e purissima. Il processo è così elementare da somigliare molto a quanto avviene sotto il coperchio di una pentola in cui sta bollendo l’acqua per la pasta. E, a conti fatti, è altrettanto facile da realizzare. Con una differenza: nel caso della serra di Paolo, infatti, basta una temperatura di appena 60 gradi centigradi per attivare il processo, ancora più bassa se contemporaneamente si insuffla all’interno del sistema aria secca in grado di favorire l’evaporazione attraverso il principio noto a chimici e fisici come “Legge dell’equilibrio mobile”.
[…] Continua la lettura su Linkiesta
Per saperne di più:
www.ideassonline.org/public/pdf/SolwaDocumentEng.pdf
www.ideassonline.org/public/pdf/br_48_01.pdf
Ecco infine un’intervista di Matteo Gracis a Paolo Franceschetti:

Salva l'acqua

FIRMA L’APPELLO CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA”
IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !
http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133

salva l'acqua, privatizzazione acquaApprovato l’Art. 15: acqua privata per tutti! La battaglia non si ferma: andremo avanti nei territori e a livello nazionale

Oggi con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l’esame del decreto 135/09 il cui Art. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell’acqua potabile in Italia.

Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com’è l’acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione “in house” contrastano con i principi della giurisprudenza europea. Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane o a livello europeo abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle tariffe, diminuzione degli investimenti e un aumento costante dei consumi, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzioni dei costi.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua è sceso da subito in campo per contrastare questo provvedimento con la campagna nazionale “Salva l’Acqua” verso la quale si è registrata un’elevatissima adesione.

Ad oggi abbiamo consegnato al Presidente della Camera 45.000 firme a sostegno dell’appello che chiedeva il ritiro delle norme che privatizzano l’acqua.

Inoltre, migliaia di persone hanno manifestato il proprio dissenso e contrarietà all’Art.15 in un presidio svoltosi lo scorso 12 Novembre a Piazza Montecitorio e in varie mobilitazioni territoriali, migliaia di persone hanno inviato mail ai parlamentari per chiedere di non convertire in legge il decreto 135/09, molte personalità hanno espresso da una parte la loro indignazione e dall’altra il loro sostegno alla campagna.

In questi giorni è cresciuta nella società la consapevolezza che consegnare l’acqua al mercato significa mettere a rischio la democrazia. Nonostante questa mobilitazione della società civile e degli stessi Enti locali, il Governo ha imposto il voto di fiducia e non accoglie le richieste e le preoccupazioni espresse anche molti Sindaci di amministrazioni governate da maggioranze di differenti colori politici.

Come Forum dei Movimenti per l’Acqua siamo indignati per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell’acqua.

A questo punto siamo convinti che la contestazione dovrà essere ricondotta nei territori, per chiedere agli Enti Locali che si riapproprino della podestà sulla gestione dell’acqua tramite il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e nel contempo di sollecitare le Regioni ad attivare ricorsi di legittimità nei confronti del provvedimento.

Queste percorsi di mobilitazione sono percorribile così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale pugliese, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali siciliani e nel resto d’Italia, da ultimo quello di Venezia.

Il popolo dell’acqua continuerà la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico assumendo iniziative territoriali e nazionali volte a superare l’Art. 15 del decreto legge.

Come Forum dei Movimenti, chiediamo a tutta la società civile di continuare la mobilitazione e far sentire il proprio dissenso anche dopo l’approvazione dell’art. 15 attraverso mobilitazioni sui territori ed invio di messaggi a tutti i partiti, ai consiglieri comunali provinciali e regionali, ai parlamentari locali

A Sindaci ed agli eletti chiediamo di dar vita nelle rispettive istituzioni a prese di posizioni chiare che respingano la legge e di dar vita a iniziative di protesta nelle istituzioni stesse.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

FIRMA L’APPELLO CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA ! http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133

ISCOS Marche

In Marocco le fontane accettano carte di credito…idrico


Si chiama Saqayati, ‘la mia fontana’ in arabo, l’ultima invenzione del governo marocchino per risolvere il problema della mancanza d’acqua potabile nelle zone rurali e nelle periferie delle grandi città del paese. Queste fontane ‘intelligenti’ sono situate ai bordi delle strade e dotate di un circuito che regola la distribuzione d’acqua, mediante carte di credito idrico.

I distributori di nuova generazione funzionano con una semplice scheda, prepagata dalle autorità locali, che al posto del credito bancario o telefonico contiene un ‘bonus’ di acqua.

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La comunità di Musigini, Kenya, sta cercando una nuova soluzione al problema della corruzione e delle dispute legate alla distribuzione dell’acqua.Con Grundfos Lifelink e Safaricom, stanno costruendo dei pozzi che distribuiscono acqua con una smart card. Quando è inserita, la pompa alimentata con energia solare funziona fino al disinserimento o alla fine del credito.
Le card sono ricaricabile con M-PESA, il sistema di pagamento tramite cellulare.

Peter Hansen di Grundfos Lifelink. ha dichiarato:

”Con questo sistema monitoriamo a distanza l’efficienza del pozzo solare, il consumo di acqua e gli incassi. Una parte del guadagno va all’organizzasione per le spese tecniche, e il resto va alla comunità.”

Il sistema è al momento testato in Kenya, e per la fine dell’anno almeno 20 comunità utilizzeranno il mobile banking e i pozzi solari.
Clicca sull’immagine per saperne di più:

acqua con il telefonino

ISCOS Marche

Maker Faire Africa: depurare l'acqua

Suprio Das, Cloro, acqua, depurareEcco una delle “invenzioni” viste al Maker Faire Africa dello scorso agosto.
Suprio Das fa parte della squadra per la depurazione dell’acqua insieme a Killian Deku, Laura Stupin e Bernard Kiwia. Hanno creato un filtro al cloro con un meccanismo a sifone che usa materiali disponibili localmente.

Questo progetto in particolare si collega a una pompa a mano e può depurare grandi quantità d’acqua. Non ha parti in movimento, e quindi è meno soggetto a rotture. Funziona rilasciando il cloro quando si raggiunge un certo livello d’acqua.
Guarda il video:

ISCOS Marche