Progetto FORMA: evento conclusivo a Cuneo

Si è tenuto a Cuneo, nella giornata di venerdì 16 settembre, l’evento finale del progetto FORMA. L’iniziativa aveva come scopo il fornire formazione, opportunità e risorse per i migranti che occupano posti di lavoro nel settore dell’agricoltura presenti nelle regioni partecipanti (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Marche, Lombardia). Come tristemente noto in questi tipi di attività sfruttamento, illegalità e violazione dei diritti dei lavoratori sono all’ordine del giorno: un esempio di diseguaglianza sostanziale è la differenza di salari tra lavoratori nativi e lavoratori migranti, in tutte le regioni è infatti maggiore per i nativi. Inoltre le mansioni richieste dalla prestazione lavorativa sono elementari e non contribuiscono alla formazione inclusiva dei lavoratori, bensì ad inserirli in un macchinario dal quale è troppo complicato uscire senza gli strumenti adatti: vengono a mancare mezzi informativi adeguati per quanto riguarda i diritti del lavoratore, e nonostante per Costituzione l’Italia è un paese che dovrebbe dare un enorme valore al lavoro, al lavoratore e alla sua libertà le istituzioni non agiscono in modo deciso e risoluto. Di conseguenza, se i migranti non sono a conoscenza della legge vigente in Italia, se sono arrivati illegalmente e senza documenti o non hanno qualcuno che possa rappresentarli in alcun modo, approfittarsene è molto più semplice: il datore di lavoro, in un mercato feroce e dovendo competere con industrie di dimensioni significativamente più grandi di un’azienda agricola di piccole-medie dimensioni, vede l’opportunità e se ne approfitta, violando la legge per convenienza e con nessun rispetto per la persona. 

Due relatori discutono del progetto e delle prospettive future.

Il progetto ha raggiunto gli obiettivi prefissati utilizzando una struttura di governance locale detta place based: essa consiste nell’utilizzo e coinvolgimento del capitale sociale di un territorio per  migliorare le condizioni di vita. E’ stata eseguita un’analisi dei territori e uno studio dei dati raccolti per dedurre il modo migliore di gestire e utilizzare le risorse. 

L’analisi dei territori è stata gestita facendo compilare 208 questionari a cittadini che provengono da paesi terzi, vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo o beneficiari dell’attività del progetto. Sono stati raccolti dati demografici e socio economici (percentuali di occupati, percentuali occupazioni in nero, stipendi medi), ed intervistati funzionari, resposabili operativi od operatori del progetto, sindacalisti o imprenditori della zona. Essendo un progetto ambizioso e difficile da strutturare, gli ideatori hanno implementato la metodologia Quality Management, che consiste nell’adottare un sistema comune per garantire qualità e potenziamento alla struttura del progetto con strumenti in grado di verificarne adeguatezza, coerenza e conformità rispetto agli obiettivi. Questo si tradotto in un determinato numero di report in cui si è discusso dei punti critici e dei punti di forza del lavoro svolto, andando a correggere lì dove necessario.

Grazie a queste strategie sono stati raggiunti importanti risultati, come ad esempio la creazione di un’applicazione mobile chiamata “Pick up job” per l’agevolazione dell’incontro tra domanda e offerta in agricoltura. In più nove aziende agricole sono state coinvolte nel processo di rilascio della certificazione di lavoro etico “100% etica” a cura di HUMUS JOB.

Per quanto riguarda i migranti, 350 cittadini di paesi terzi sono stati coinvolti in programmi formativi per l’integrazione lavorativa, linguistica e abilitativa attivati in ognuna delle regioni partecipanti. Inoltre 700 cittadini di paesi terzi vittime o potenziali vittime sono stati raggiunti dalle attività informative di progetto nei sette sportelli totali attivati.

E’ stato anche messo in atto un ciclo di webinar chiamato “Seminare legalità: lavoro etico, consumi responsabili e innovazione nel comparto agroalimentare“. composto da 5 appuntamenti informativi e di sensibilizzazione con esperti, dibattiti, conferenze, tavole rotonde e seminari.

Per coinvolgere più persone possibili sono stati realizzati 17 diversi eventi coinvolgendo i partner di progetto, docenti ed esperti, aziende agricole e cittadini.

Momento di dibattito. Le sedie a cerchio simboleggiano spesso la parità di valore nella parola, ed in questo caso non è solo un simbolo.

Questo tipo di progetti continuano anno dopo anno a dare un grande contributo alla creazione di reti di supporto e informative che mirano ad includere i migranti nella società, nonostante sia una problematica difficilissima da affrontare. La volontà di vedere e agire per fare di queste persone una ricchezza che va oltre la capacità produttiva è la chiave della convivenza civile e dello scambio culturale tra popoli. L’inclusione non è il rinunciare al proprio spazio per darne agli altri, l’inclusione è lavorare insieme per far sì che tutti possano avere il proprio spazio e i propri sogni. E’ tempo per le istituzioni di agire concretamente su questi temi e gli obiettivi raggiunti da FORMA e la pazienza e l’ambizione degli operatori dimostrano che si è sempre un passo dalla soluzione, bisogna solo trovare la volontà di affrontare le difficoltà.

𝐼𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 “𝐹.𝑂.𝑅.𝑀.𝐴 – 𝐹𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑅𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑀𝑖𝑔𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑖𝑛 𝐴𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎” 𝑒̀ 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝐹𝑜𝑛𝑑𝑜 𝐴𝑠𝑖𝑙𝑜, 𝑀𝑖𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 2014-2020 – 𝑃𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑃𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝐿𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑖𝑛 𝐴𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑒 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑓𝑒𝑛𝑜𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑝𝑜𝑟𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑚𝑢𝑜𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑙’𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑜-𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑃𝑖𝑒𝑚𝑜𝑛𝑡𝑒, 𝑉𝑎𝑙𝑙𝑒 𝐷’𝐴𝑜𝑠𝑡𝑎, 𝑀𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒, 𝐿𝑜𝑚𝑏𝑎𝑟𝑑𝑖𝑎 𝑒 𝐿𝑖𝑔𝑢𝑟𝑖𝑎.

#famiforma #agricoltura #lottaalcaporalato

Tutti gli approfondimenti sul sito del progetto

www.famiforma.it

I DIRITTI DEI LAVORATORI. A Fermo un seminario formativo per promuovere l’inclusione socio-lavorativa dei cittadini stranieri del territorio

Nell’ambito del progetto “F.O.R.M.A. – Formazione Opportunità e Risorse per Migranti in Agricoltura”, ISCOS Marche e La Sorgente Coop. Sociale, realizzano un seminario formativo rivolto a cittadini e cittadine stranieri residenti nel territorio di Fermo.
Il seminario si terrà domenica 20 marzo 2022, dalle ore 10 alle ore 13,00 presso la sala conferenze “Luigi Morresi” di Villa Nazareth – Contrada S. Salvatore, 6, Fermo (FM).

Con l’ausilio di schede e materiale informativo, i formatori della rete CISL MarcheAlfonso Cifani, Responsabile AST CISL Fermo e Gabriele Monaldi, Segretario FAI CISL Marche – presenteranno ai partecipanti le tematiche chiave riguardanti i diritti e i doveri di lavoratori e lavoratrici e le informazioni indispensabili per chi si avvicina al mondo del lavoro, prevedendo un focus specifico sull’impiego nel settore agricolo. Saranno trattati, ad esempio, temi riguardanti le tipologie dei contratti di lavoro, i doveri e le tutele derivanti dal rapporto di lavoro, i congedi e permessi, le indennità di disoccupazione ecc…

Durante la formazione, sarà presente anche un mediatore che si occuperà di tradurre e facilitare la comprensione dei contenuti.

L’evento si concluderà con un momento conviviale, un aperitivo offerto nei locali di Villa Nazareth.

scarica la locandina QUI !

Per informazioni :
ISCOS Marche Odv – email: info@iscosmarche.it – tel: 3343528835
La Sorgente Marche – email: marche@lasorgente.it – tel: 3295905297

  • Il progetto “F.O.R.M.A. – Formazione Opportunità e Risorse per Migranti in Agricoltura”, con Consorzio Kairòs capofila, è finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 – Progetti per la Prevenzione e il Contrasto dello Sfruttamento Lavorativo in Agricoltura e nasce per contrastare il fenomeno del caporalato e promuovere l’inclusione socio-lavorativa dei cittadini stranieri presenti nei territori di Piemonte, Valle D’Aosta, Marche, Lombardia e Liguria. Tale finalità viene perseguita sia attraverso la costruzione di relazioni con i beneficiari, la loro formazione e informazione e la costruzione di percorsi di rafforzamento delle competenze e inserimento lavorativo, sia attraverso la sensibilizzazione delle comunità locali e degli stakeholder territoriali che, se resi maggiormente consapevoli e partecipi, possono attivarsi e mettere in campo risorse per buone pratiche sostenibili di medio-lungo periodo.

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INDAGINE DI MERCATO

– INDAGINE DI MERCATO PER LA SELEZIONE DI UN OPERATORE ECONOMICO/ENTE DEL TERZO SETTORE per l’organizzazione di un Festival rivolto a beneficiari di protezione internazionale presenti nella Regione Marche nell’ambito del progetto “Inside Aut: reti e sentieri verso l’integrazione” (PROG-3284), finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020.

Scadenza candidature: 8 novembre 2021

Tutti i dettagli sono consultabili all’interno dell’Avviso.

Esito selezione INDAGINE DI MERCATO:

PROGETTO FAMI F.O.R.M.A – Un ciclo di webinar su lavoro etico, consumi responsabili ed innovazione nel comparto agro alimentare

Lo scorso 27 Maggio 2021, il Progetto “F.O.R.M.A. – Formazione, Opportunità e Risorse per Migranti in Agricoltura”, del quale ISCOS Marche Onlus è partner, ha avviato una serie di tavoli di approfondimento sui temi di interesse del progetto, attraverso una co-progettazione transterritoriale condivisa da tutto il partenariato. 

“SEMINARE LEGALITA’. Lavoro etico, consumi responsabili ed innovazione nel comparto agroalimentare” : è questo il titolo del ciclo di webinar che alterneranno, fino alla fine dell’anno, momenti di informazione con esperti, dibattiti, conferenze, tavole rotonde e seminari.

Siamo dunque lieti di invitarvi al prossimo appuntamento online:

WEBINAR #2
“Reti del lavoro agricolo di qualità, certificazioni volontarie e la nuova condizionalità sociale nella PAC”

che si terrà

Martedì 20 luglio 2021 h 18,00

sulla pagina Facebook e il canale YouTube del Consorzio Kairòs
https://www.youtube.com/channel/UCLsuBv_UZOC_pJPuTEEEJXA


Intervengono:

Dott. Francesco Martella, Presidente FODAF Umbria

Prof. Antonino Galati, Professore Associato di Economia Agraria ed Estimo Rurale, Università degli Studi di Palermo

Dott.ssa Rosanna Casella, Dirigente generale dell’INPS, Regione Lazio

Dott. Enrico Nada, Responsabile Politiche Sociali Nova Coop

Dott.ssa Sabina Nicolella, Fondazione Ecosistemi, Esperta di Responsabilità Sociale delle Organizzazioni

Dott. Antonio Stea, Area tecnica Unione Coltivatori Italiani


Modera la Dott.ssa Elena Miglietti, giornalista, docente, ex dirigente Coop

*Evento accreditato presso l’ordine degli Agronomi della Regione Umbria

  • La registrazione del Webinar #1: “Consumi responsabili: approfondimento dal punto di vista del consumatore e delle aziende”, dello scorso 27 Maggio 2021, è invece disponibile qui:

https://www.youtube.com/channel/UCLsuBv_UZOC_pJPuTEEEJXA

  • Il Progetto “F.O.R.M.A. – Formazione, Opportunità e Risorse per Migranti in Agricoltura” è finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 – Progetti per la Prevenzione e il Contrasto dello Sfruttamento Lavorativo in Agricoltura e nasce per contrastare il fenomeno del caporalato e promuovere l’inclusione socio-lavorativa dei cittadini stranieri presenti nei territori di Piemonte, Valle D’Aosta, Marche, Lombardia e Liguria.

Per saperne di più sul progetto: https://www.iscosmarche.org/portfolio/f-o-r-m-a-formazione-opportunita-e-risorse-per-migranti-in-agricoltura/

Per informazioni:  forma@consorziokairos.org

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Esito Selezione Personale Esterno in riferimento all’Avviso pubblicato il 14/01/2021 nell’ambito del progetto “F.O.R.M.A Formazione, Opportunità e Risorse per Migranti in Agricoltura” (PROG 2933), finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020.

  • ESITO SELEZIONE PERSONALE ESTERNO per l’espletamento di attività diverse nell’ambito del progetto “F.O.R.M.A Formazione, Opportunità e Risorse per Migranti in Agricoltura” (PROG 2933), finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020.

Opportunità di lavoro e collaborazione con Iscos Marche

AVVISO DI SELEZIONE PERSONALE ESTERNO PER L’ESPLETAMENTO DI ATTIVITA’ DI FORMAZIONE nell’ambito del progetto “Inside Aut: reti e sentieri verso l’integrazione” (PROG-3284), finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020.

Scadenza candidature: 26 febbraio 2021, ore 18.00

Tutti i dettagli sono consultabili all’interno dell’avviso.

INDAGINE DI MERCATO PER LA SELEZIONE DI UN OPERATORE ECONOMICO/ENTE DEL TERZO SETTORE per l’organizzazione di un festival rivolto a beneficiari di protezione internazionale presenti nella Regione Marche nell’ambito del progetto “Inside Aut: reti e sentieri verso l’integrazione” (PROG-3284), finanziato a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020.

Scadenza candidature: 26 febbraio 2021, ore 18.00

Tutti i dettagli sono consultabili all’interno dell’avviso.

“I walk the line: presidi di solidarietà lungo la rotta balcanica”

Migliaia di migranti e richiedenti asilo sono bloccati in Bosnia – Erzegovina, al confine con l’Unione Europea, in condizioni disumane e in pericolo di vita. La cooperazione internazionale si sta muovendo per portare soccorso a queste persone che stanno subendo una grave violazione dei diritti umani.

Anche la rete di Iscos, organizzazione promossa dalla Cisl, si è attivata con un’azione di sensibilizzazione, solidarietà e pressione politica per far fronte all’emergenza umanitaria, lanciando la campagna “I walk the line: presidi di solidarietà lungo la rotta balcanica”, articolata in attività di comunicazione, di pressione sulle istituzioni nazionali ed europee e di aiuto concreto sul campo, tramite una raccolta fondi finalizzata a un intervento umanitario a favore della Croce Rossa di Bihać. I contributi raccolti serviranno per l’acquisto/distribuzione di kit medici, cibo e beni di prima necessità.

Le donazioni saranno indirizzate sul conto corrente bancario di Iscos nazionale presso:

Banca: Banca Etica

IBAN: IT51E0501803200000011015476

Causale: Emergenza balcani – I walk the line.

 Iscos Marche lancia la propria adesione alla campagna con un incontro in videoconferenza sulla piattaforma Zoom che si svolgerà giovedì 11 febbraio alle 17.30. I lavori, moderati da Vincenzo Russo, Presidente di Iscos Nazionale, vedranno la partecipazione di Sauro Rossi, Segretario Generale della Cisl Marche, e l’intervento di Silvia Maraone, esperta di Balcani e migrazioni di Ipsia, l’Istituto per la Pace, lo Sviluppo e l’Innovazione promosso da Acli. Saranno presenti anche i soci di Iscos Marche e alcuni gruppi Scout regionali.

Sarà possibile anche effettuare delle offerte ad appositi banchetti allestiti presso alcune parrocchie nei comuni di Ancona, Falconara e Chiaravalle.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di partecipazione, è possibile contattare l’indirizzo e-mail info@iscosmarche.it ,tramite il quale sarà inviato agli interessati il link di partecipazione all’evento.

Sostegno al Centre de Sante’ “Joseph Allamano”

E’ stato ufficialmente avviato il 1 gennaio 2021 il progetto “Sostegno al Centre de Sante’ Joseph Allamano (C.S.J.A.)”, proposto dalla Ast Territoriale di Ancona e risultato vincitore del “Bando per progetti di cooperazione allo sviluppo promossi da soggetti della rete CISL Marche- anno 2020” indetto da ISCOS Marche.

Le attività progettuali si concentreranno nel dipartimento di Dianra, nel nord della Costa d’Avorio con l’obiettivo di sostenere le spese del centro di salute “Joseph Allamano” che non riceve nessun tipo di appoggio e finanziamento da parte dello Stato Ivoriano. Il progetto, della durata di 12 mesi, è svolto in partenariato con la CISL Marche e la Parrocchia di Santa Maria in Castagnola (Chiaravalle, AN) e vede come ente capofila i Missionari della Consolata (Delegazione della Costa d’Avorio) con la figura di Padre Matteo Pettinari quale ideatore della proposta progettuale.

Padre Matteo, da anni missionario nella regione ivoriana di Worodougou-Béré, una delle più povere della Costa d’Avorio, ci spiega che i fondi verranno utilizzati per sostenere i costi dei 23 dipendenti del centro. Nello specifico saranno finanziate le spese del personale sanitario responsabile delle visite mediche domiciliari, garantendo in questo modo l’assistenza medico-sanitaria dei circa 9.500 abitanti degli undici villaggi di cui il centro sanitario si occupa.

Padre Matteo Pettinari in una “Case de Santè” a Diarna-Village

Inoltre, durante l’attuazione del progetto, i risultati delle attività svolte dal “Centre de Sante’ Joseph Allamano” saranno presentati e divulgati tramite incontri e mostre fotografiche realizzate nel territorio marchigiano, in particolare nella provincia di Ancona.

Le soutien de la société civile marocaine aux groupes les plus vulnérable pendant l’urgence sanitaire contre le Covid-19.

L’expérience de l’Association Tahadi de Casablanca.

La propagation de Covid-19 apporte de nombreux problèmes sociaux qui affectent la population, les femmes, les jeunes, les groupes les plus vulnérables. L’exemple des femmes victimes de violence domestique est flagrant.

“Avec 90 pays en confinement, quatre milliards de personnes sont appelées aujourd’hui à rester chez elles pour se protéger contre la contagion mondiale du Covid-19. Mais cette mesure de protection cache un autre danger mortel. Nous voyons se développer une pandémie fantôme, celle de la violence à l’égard des femmes. [..] Le confinement exacerbe les tensions et le stress créés par les soucis de sécurité, de santé et d’argent. Il renforce par ailleurs l’isolement des femmes ayant un partenaire violent et les sépare des personnes et des ressources les plus à même de les aider. C’est la tempête idéale pour laisser libre cours aux comportements violents et dominateurs derrière les portes closes.” (Déclaration de Phumzile Mlambo-Ngcuka, Directrice exécutive d’ONU Femmes, lundi 6 avril 2020).

Aussi au Maroc, la société civile se mobilise pour apporter une réponse à certains de ces problèmes.

En ces temps d’isolement social, nous avons pensé vous offrir un aperçu de cet engagement et des efforts mis en place par les professionnels et les opérateurs de services, les bénévoles, mais aussi les simples citoyens et citoyennes, les acteurs du monde économique et les responsables des institutions. Nous avons choisi Casablanca principalement parce que, depuis le début de la pandémie, c’est la ville la plus touchée par le virus (avec plus de 900 cas dans la Région de Casablanca-Settat au 22 Avril 2020, Source Ministère de la Santé du Maroc). Mais il y a aussi une autre raison. Dans la ville se reflètent toute la complexité, la richesse et les problématiques d’une société en transition.

Bouchra Abdou

Plusieurs éléments de réflexion émergent en fait de notre rencontre virtuel avec Bouchra Abdou, Directrice de l’Association Tahadi pour l’Egalité et la Citoyenneté.

Comment protéger tous les citoyens et toutes les citoyennes contre les risques liés à la propagation du coronavirus? Comment limiter l’impact des inégalités préexistantes sur les possibilités pour tous et toutes de jouir pleinement des droits à la santé, à la sécurité, à la protection sociale, ..? Et enfin, comment faire en sorte que les mesures que nous allons mettre en place pour réduire le risque de contagion n’aient pas de conséquences négatives sur ceux qui vivent déjà dans une condition de vulnérabilité ?

Bonne lecture.

Basée à Casablanca, l’Association Tahadi est connotée par un fort ancrage territorial. Pourriez-vous nous raconter en quelque mot votre histoire dans ce territoire caractérisé par des dynamiques socio-économiques et culturelles extrêmement complexes?

Dès sa création, l’Association Tahadi a eu une vocation d’Association de quartier, plus précisément du quartier de Derb Ghallef, qualifié comme l’une des zones les plus « chaudes » de Casablanca, regorgeant de calamités sociales de toute sorte: pauvreté extrême, agressions et criminalité, violence de genre, ignorance, délinquance, prostitution, extrémisme, trafic de stupéfiant, déperdition scolaire… 

L’Association a été constituée en 2003 par un groupe de jeunes refusant de rester indifférents face à une situation tellement critique et mus par une volonté de voir les choses s’améliorer. Au départ, guidé par le souci de maintenir la viabilité sociale, faire du quartier un endroit digne d’êtres humains, et améliorer la qualité de vie des habitants, l’Association Tahadi était essentiellement de vocation environnementale.
Cependant le caractère dynamique du travail de proximité (attribut distinctif de l’Association) et l’interaction ininterrompue entre les besoins croissants de la population et les services offerts, ont été à l’origine de sa nouvelle vision au développement. L’Association a procédé donc à l’élargissement de sa mission et à la diversification de ses domaines d’action pour devenir l’Association Tahadi pour l’Egalité et la Citoyenneté (ATEC).

Actuellement l’ATEC joue un rôle primordial dans la vie quotidienne de la population de Casablanca, son local est devenu une infrastructure essentielle dans le quartier comme tout autre établissement public (école, dispensaire,…) où les habitants viennent régulièrement chercher des solutions à leurs problèmes, des réponses à leurs soucis.

Le travail que l’ATEC accompli dans le quartier de Derb Ghallef constitue une contribution à l’établissement des bases d’une société démocratique, moderne et tolérante, où priment les valeurs humaines et universelles de liberté, d’égalité et de citoyenneté.
« Agir dans mon quartier pour bâtir ma société» est de ce fait un slogan central dans le travail de l’ATEC et dans un tel contexte la population entière constitue notre cible. Cependant, l’ATEC rapproche les problèmes de la population, leur identification ainsi que les programmes qui en découlent à partir d’une perspective de droit, de genre social et selon une approche participative. Actuellement, les services du centre sont sollicités principalement par:

DES FEMMES:
victimes de violence, bénéficiaires des services d’écoute, orientation, soutien juridique et psychologique ;
démunies, analphabètes et/ou au chômage, qui désirent apprendre à lire et à écrire, développer des compétences pour devenir autonomes ou encore qui viennent solliciter de l’aide sociale, loyer, médicament, vêtements et aussi des ovins pour la fête de l’Aid;
mamans célibataires, qui demandent notre soutien pour l’enregistrement de leurs enfants dans les registres de l’Etat civil.

DES ENFANTS ET DES JEUNES:
qui nécessitent des services d’écoute et de soutien psychologique. A ce propos, l’ATEC organise régulièrement des séances d’écoute en faveur des élèves dans les établissements scolaires du quartier, tandis que les cas qui nécessitent d’un suivi plus rigoureux, sont souvent transférés vers le centre;
qui cherchent des opportunités de formation, accompagnement et d’insertion professionnelle et/ou qui désirent apprendre des langues étrangères (dans ce dernier cas, les cours de langues sont assurés en collaboration avec des bénévoles étrangers);
qui sollicitent des cours de soutien scolaire (en effet l’ATEC œuvre depuis des années contre la déperdition scolaire dans les milieux précaires);
qui cherchent tout simplement à participer dans les diverses activités de divertissement organisées par l’Association.

Au Maroc, la région de Casablanca-Settat compte le nombre le plus important de personnes infectées par le Covid-19. Pourriez-vous décrire brièvement la réponse des habitants de Casablanca vis-à-vis des impositions et de limitations ayant pour objectif celui de réduire le risque de diffusion du Covid-19?    

Il faut reconnaitre que, dans ce contexte de diffusion de la pandémie aussi dans le Royaume du Maroc, l’Etat et le Gouvernement ont fait preuve d’un engagement dynamique remarquable, en prenant les devants et en mettant en place une panoplie de mesures proactives. Mais malheureusement les données socioculturelles et économiques ne les ont pas beaucoup servit. La société marocaine, qui prête souvent foi à la superstition et aux interprétations mythiques et accorde fréquemment du crédit aux rumeurs et aux commérages, n’a pas toujours pris au sérieux la pandémie et ses dangers. Par conséquent, la réponse de la population n’a pas été toujours comme on l’espérait.  De même, le tissu économique marocain (constitué en grosse partie d’activités informelles) a eu du mal à s’adapter au confinement, dans l’absence pour les familles de toute possibilité d’indemnisation. N.B. environ un mois après la déclaration de l’état d’urgence sanitaire, le Gouvernement a décidé indemniser certaines familles affectées par le confinement, mais nous ici, on parle de tout un mois qui s’est écoulé sans aucune indemnisation. De plus, l’allocation pour chaque famille est nettement inférieure aux gagnes potentiels qui ont été perdus.

La nécessité de limiter la diffusion du virus, l’exigence de respecter le confinement et les autres limitations justement imposées par les Autorités, l’urgence de protéger la santé des collaborateurs, professionnels et volontaires… Comment avez-vous du changer vos procédures de prise en charge ainsi que la manière de répondre aux besoins de vos bénéficiaires?

Comme tout autre acteur national ou résidant, l’ATEC n’a pas hésité à se conformer aux décisions étatiques visant à enrayer la propagation de la pandémie du Covid-19. Aussi, dans un premier temps, l’ATEC a suspendu toutes les activités collectives et celles susceptibles de recueillir une participation massive, tout en préservant les services quotidiens rendus dans le cadre du centre d’écoute et d’orientation juridique, ainsi que les actions à participation très limitée, en respectant, bien entendu, les mesures générales de prévention et d’hygiène (utilisation des masques, des gants, des produits de désinfection…). Mais avec l’adoption de l’état d’urgence sanitaire le 20 mars 2020, l’ATEC a dû revoir la totalité de son mode de fonctionnement en optant essentiellement pour le télétravail et en inaugurant un grand chantier de réflexion et de concertation (en interne et vis-à-vis des partenaires) dans le but de trouver les combinaisons capables d’assurer une certaine continuité de ses actions tout en respectant les contraintes de la nouvelle situation.
Au niveau local, on a un agent de quartier qui travaille à plein temps et qui œuvre en coordination avec une équipe de bénévoles éparpillés dans diverses zones du quartier pour prospecter et détecter les problèmes. L’agent de quartier est en contact permanent et direct avec la population. En dehors du quartier, l’ATEC bénéficie de la collaboration d’un large réseau d’Associations plantées sur tout le territoire casablancais et même au niveau national et international, qui nous transfèrent des cas susceptibles de bénéficier de nos services. D’autres cas nous sont, souvent, transférés par certains services de l’Etat, qui nous connaissent à travers le travail quotidien ou avec lesquels on a des partenariats officiels (Cellule de violence attachée au tribunal, ou celle attachée aux services de la sureté nationale, l’entraide nationale,…). Des cas nous parviennent, également, à travers notre page Facebook et via le téléphone. Les accompagnements juridiques ou sanitaires sont suspendus, pendant la période du confinement, mais on ils vont être repris immédiatement après la fin de cette période.

Sur la base de votre expérience directe avec les femmes de Derb Ghallef, quelles sont vos inquiétudes pour le futur?

Les obstacles auxquels se confrontent aujourd’hui les femmes du Maroc dans leur parcours vers l’égalité de genre sont encore nombreux, d’ordre culturel et économique, en plus des obstacles liés au manque d’instruction et de formation, à l’ignorance et d’analphabétisme. L’absence de prise en charge durant la phase transitoire qui sépare le moment où la femme prend la décision d’être autonome et le moment où elle devient effectivement capable de se prendre en charge, joue un rôle crucial. Durant tout ce stade la femme doit subvenir à ses besoins et à ceux de ses enfants, sans considérer tous les efforts liés à la nécessité de se former, d’apprendre, de trouver un emploi ou de lancer sa propre activité entrepreneuriale. En pensant à ces difficultés, plusieurs femmes sont découragées et renoncent prématurément à prendre cette voie. En plus, les femmes (en particulier celles en difficultés), trouvent du mal à répandre aux conditions souvent jugées excessives pour accéder à différentes sources de financement, tandis que une économie souvent rigide les pousse à opter pour des activités à faible valeur ajoutée (petits commerces, petits métiers, ouvrières avec des tâches déterminées…) et à très faibles revenus. Concernant la diffusion du Covid-19, nous sommes sans doute inquiets pour le sort des milliers de femmes qui sont aujourd’hui condamnées à rester coincées devant leurs agresseurs réels ou potentiels. Malgré les avancées considérables enregistrées au cours des dernières années aussi au niveau des perceptions, il y a encore, ici au Maroc, une misogynie étroitement liée à une société masculine qui n’hésite pas à se servir de la religion, des coutumes, de l’histoire, de la morale pour signaler son hostilité aux femmes. Une misogynie qui se manifeste et qui s’exprime chaque fois que la crise économique s’intensifie, que la pauvreté s’aggrave, que le chômage est exacerbé et que le sentiment de faiblesse, de désespoir et d’amertume qui en découle empire. L’interprétation misogyne, considère que le fait que les femmes ont quitté leur foyer et ont conquis le domaine du travail est à l’origine de cette souffrance. Cette thèse poursuit son analyse pour arriver à la conclusion que dans l’absence d’une réaction humaine pour redresser la situation, c’est à la volonté divine de s’imposer. Le châtiment divin se manifeste tantôt par une carence des pluies qui entraine de la sécheresse, tantôt par d’autres catastrophes naturelles. Pour ces personnes, le coronavirus est expression du refus de Dieu de la sortie des femmes à l’espace publique et «la fornication et l’adultère» qui l’a accompagné.

Pourriez-vous nous aider à mieux comprendre le travail que vous faites pour protéger les femmes victimes de violences domestiques dans la situation actuelle?

En période de confinement, les femmes victimes de violence domestique sont obligées de cohabiter sous le même toit avec leurs agresseurs, avec des risques énormes pour leur intégrité psychologique et physique. Cela a constitué une préoccupation majeure au sein de l’ATEC depuis la déclaration de l’état d’urgence sanitaire, en particulier pour ces femmes contraintes par la pauvreté et l’indigence, en l’absence de toute autre alternative.
Un ensemble de mesures ont été prises par l’Association à cet égard. D’abord un communiqué de presse a été publié pour attirer l’attention de l’opinion publique et pour appeler les décideurs politiques à leurs responsabilités.

En guise de recommandations visant l’adaptation de nos actions au nouveau contexte, l’Association a mis à la disposition de ses femmes des numéros pour l’écoute et le soutien psychologique à distance. D’une autre coté, et en coordination avec nos partenaires sociaux à savoir la Direction Régionale de l’Entraide Nationale et la Division de l’Action Sociale de la Préfecture des Arrondissements Casablanca-Anfa, l’ATEC a procédé à l’aménagement d’un espace au sein du centre d’hébergement provisoire de Derb Ghallef (voir plus bas, ndr) pour abriter le cas échéant, cette catégorie de femmes. Malheureusement, nous ne disposons pas encore de dispositifs légaux auxquels s’appuyer afin de protéger ces femmes pendant la période de confinement. A ce niveau, il faut dire que c’est surtout la société civile qui est très active et qui essaye, avec ses moyens limités, de combler ce vide.

Le Covid-19 touche donc de manière significative les plus vulnérables.  Les mesures adoptées pour limiter la diffusion de la pandémie demandent à nous tous et toutes une discipline rigide qui n’est pas à la portée de tout le monde (ex. les sans-abri). Quels types d’actions avez-vous mis en place pour protéger ces groups plus exposés aux risques d’infection?

Fidèle à son identité d’organisation de défense des droits humains, agissant dans le domaine de proximité, et se positionnant toujours au cœur des préoccupations et soucis de la population, l’ATEC a été contrainte de changer de cap, et s’engouffrer dans toute dynamique visant à garantir les droits des plus vulnérables.
Ça a été fait à travers un certain nombre d’initiatives: les campagnes de conscientisation et de sensibilisation, les tournées du porte-à-porte, les tournées  haut-parleurs dans  la plupart des rues et ruelles du quartier de Derb Ghallef, la distribution des paniers de denrées alimentaires aux familles nécessiteuses, la distribution les produits de désinfection, le paiement du loyer pour certaines mères célibataires et femmes en situation difficile dans le quartier.

D’autre part, en partenariat avec la Direction Régionale de l’Entraide Nationale et la Division de l’Action Sociale de la Préfecture des Arrondissements Casablanca-Anfa, l’ATEC a contribué à la création, de toute urgence, d’un centre d’hébergement provisoire dans l’enceinte de la Maison des Jeunes Derb Gallef, pour loger des personnes sans-abri ou sans domicile fixe (SDF) qui, compte tenu de leur situation, sont susceptibles d’être plus vulnérables à cette épidémie meurtrière.
Dans la réalisation de toutes ses actions, l’ATEC a également bénéficié du soutien de plusieurs bienfaiteurs, Associations amies, simples citoyens et citoyennes mais aussi quelques acteurs du monde économique. Pour vous donner quelques exemples, le restaurant La Flèche offre régulièrement des repas gratuits pour environ trente personnes et nous a financé 16 paniers de denrées alimentaires pour les familles du quartier. L’Hôtel Idou Anfa nous a offerts une quarantaine de serviettes. Enfin, aussi le McDonald’s local a manifesté, depuis le départ de l’opération d’hébergement, sa disponibilité à nous envoyer des repas, dès qu’on en aura besoin.

Le témoignage de Bouchra et de l’Association Tahadi nous laisse inquiets mais aussi confiants. Inquiets pour les nombreux défis, pour les problématiques énormes encore à résoudre.. Inquiets car le chemin est encore long avant d’arriver à briser les inégalités et garantir à tous et toutes les mêmes droits et le même degré d’autonomie (de choix et d’action). Et pas seulement au Maroc. Mais confiants, oui, car les témoignages comme celui de Bouchra nous rappellent que les efforts se multiplient partout dans le monde, que la société civile est active et que les gens prennent conscience de leur être citoyens et citoyennes « à partie entière », porteurs de droits et de devoirs, tout en favorisant un développement à la fois équitable et durable.

Isabella Panfili, Coordinatrice projets Iscos Marche au Maroc