Italia ed Albania: i sindacati insieme per il lavoro

Si svolge in questi giorni il  VI Congresso nazionale del BSPSH, la confederazione dei sindacati indipendenti albanesi. Pubblichiamo l’intervento di Stefano Mastrovincenzo, Segretario Generale CISL Marche, a Tirana del 6 Settembre 2014.
 
Cari colleghi, gentili signore e signori, illustri autorità,
é con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto della CISL – la Confederazione Italiana dei Sindacati Lavoratori della Regione Marche, che attraverso l’ISCOS – il suo Istituto Sindacale di Cooperazione Internazionale, rende attiva e visibile da anni la solidarietà dei lavoratori italiani con i Sindacati, i lavoratori e le istituzioni dell’Albania.
La celebrazione del VI Congresso nazionale della BSPSH rappresenta un importante momento della vita della vostra Confederazione e la presenza di una così vasta platea di persone se da un canto è motivo di orgoglio e di soddisfazione, dall’altro è un invito ad essere sempre più impegnati nella promozione e nella difesa dei diritti dei lavoratori e nella costruzione della democrazia in Albania.
La parola italiana “sindacato” – traduzione di trade union – significa “stare insieme per promuovere giustizia”. E’ una frase bella che invoca una dimensione di persone unite per un nobile scopo. Ogni realtà in cui esiste un sindacato che sa ascoltare le esigenze dei lavoratori, che li valorizza come persone e si adopera per tenerli uniti, per tutelare il lavoro, per promuovere la giustizia e la pace è una realtà umanamente e socialmente più ricca.
E’ per questo motivo che la CISL è qui oggi con voi a celebrare questo momento fondamentale della vostra vita associativa con la convinzione che la cooperazione internazionale tra Italia ed Albania in particolare, e con i paesi balcanici più in generale, rappresenti uno strumento privilegiato per costruire assieme il dialogo, la pace, lo sviluppo e la giustizia sociale in questa vasta area dell’Europa meridionale.
Soprattutto in un fase delicata come quella che stiamo attraversando.
La CISL, mentre auspica uno sforzo corale da parte di tutti gli stati ed istituzioni europee per far fronte alla grave crisi sociale ed economica che sta travagliando da anni la maggior parte dei paesi europei, e rilanciare così l’occupazione, il lavoro e lo sviluppo, esprime grande preoccupazione per la gravissima crisi politica scoppiata tra UE/USA e Russia a proposito della Ucraina, e ritiene che questa debba essere affrontata con tutti i mezzi e gli strumenti possibili della diplomazia e della mediazione.
L’Unione Europea non può in nessun modo pensare di poter intervenire nel conflitto in atto con azioni militari e con l’uso della forza. La CISL invita pertanto Bruxelles ad opporsi al linguaggio dello scontro violento e ad instaurare un dialogo serio e costruttivo per superare questo gravissimo momento di tensione ed approdare a soluzioni concrete, condivise e sostenibili, come auspicato anche dal segretario generale dell’ Onu, Ban Ki-moon, che ha messo in guardia l’Occidente contro i pericoli di una escalation militare.
Nonostante le insufficienze, gli errori, le debolezze, i limiti… che caratterizzano il suo operato, l’Europa rimane la prospettiva presente e futura da cui i singoli stati non possono più prescindere, per affrontare sullo scenario mondiale le sfide globali.
Su questa lunghezza d’onda si è posta da tempo l’Albania che ha chiesto di farne parte impegnandosi in una serie di riforme radicali che le hanno consentito notevoli progressi portandola ad un passo dal traguardo che le auguriamo possa raggiungere quanto prima.
D’altro canto l’Europa, anche attraverso l’istituzione della Macroregione Adriatico Ionica e l’adozione della relativa Strategia che debutterà all’inizio del prossimo anno, ha inteso offrire agli 8 paesi che ne fanno parte, tra cui l’Italia e l’Albania, una importante opportunità di sviluppo economico e di coesione sociale.
Si tratta di un spazio comune tra Stati membri e Stati in condizione di pre-adesione costituito allo scopo di favorire la coesione e perseguire una nuova politica economica fondata sulla cooperazione interregionale per lo sviluppo sostenibile, il rafforzamento della ricerca e dell’innovazione, delle reti materiali e immateriali e l’utilizzo intelligente delle risorse ambientali e culturali.
Strutturata su quattro pilastri tematici (piano di gestione delle risorse ittiche, governance dei porti e loro collegamento con l’entroterra, miglioramento dei collegamenti terrestri e delle reti telematiche, sviluppo del turismo sostenibile), la Strategia della Macroregione prevede temi trasversali, quali ricerca ed innovazione e costruzione delle competenze.
Per un sindacato come la CISL la declinazione di questi pilastri non può prescindere dalla cooperazione sociale tra i paesi della Macroregione e dal coinvolgimento effettivo delle popolazioni e dei lavoratori che abitano questo spazio comune.
In pratica, tutto questo deve tradursi:

  1. nella certezza che tutte le azioni che saranno realizzate negli Stati della Macroregione, abbiano tra gli obiettivi anche quello di creare occupazione sostenibile, in termini di tutela e rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori come regolate dalla Carta dei diritti fondamentali del Trattato europeo, dalle Convenzioni OIL, oltre che dagli standard e dai diritti del lavoro universalmente riconosciuti;

  2. in un impegno diretto a battere ogni rischio di dumping sociale, a realizzare progetti comuni con le organizzazioni sindacali e sociali di tutti gli Stati della Macroregione ed in particolare con quelli con lo status di preadesione, anche con il fine di costituire un Forum delle Organizzazioni Sindacali della Macroregione per favorire la cooperazione intersindacale ed il dialogo tra le parti sociali;

  3. in un impegno diretto a promuovere ed organizzare con le organizzazioni sindacali della Macroregione efficaci azioni volte ad approfondire le dinamiche del mercato del lavoro per fare si che la mobilità e le migrazioni avvengano nel pieno rispetto della protezione del lavoro e dei diritti sociali.

C’è dunque una straordinaria opportunità che l’Europa ci mette a disposizione ; ciascuno deve fare la sua parte giocando il ruolo che gli è proprio in un sistema democratico ed assumendosi quindi le proprie responsabilità. Ciò si traduce, per Sindacati come la CISL e la BSPSH, in un invito ad occuparsi con maggior vigore del tema del lavoro, dei diritti dei lavoratori, della giustizia sociale.
Siamo tutti consapevoli che la pace è frutto della giustizia e che la possibilità di uno sviluppo equo e sostenibile trova la propria linfa vitale nella democrazia, nella legalità e nella solidarietà.
Per troppo tempo si è pensato che un lavoro dignitoso cioè rispettoso dei diritti dei lavoratori, della loro salute, dell’ambiente di lavoro, tutelato da una rete previdenziale, con un giusto salario – fosse una prerogativa solo dei paesi e delle società ricche.
E’ venuto il tempo di ribaltare questa analisi: è ora cioè di battersi per favorire la creazione di posti di lavoro capaci di offrire, qui in Albania come in ogni altra parte dell’Europa e del mondo, redditi sufficienti alle famiglie per garantire loro la sicurezza alimentare, per mandare i figli a scuola, per accedere ai servizi sanitari, per assicurare una vecchiaia dignitosa, per non essere costretti ad emigrare.
E’ questo il passo indispensabile che serve all’Albania per uscire dalla morsa delle diseguaglianze sociali, della corruzione, della povertà, e proiettarla verso un futuro di sviluppo, di democrazia e di pace. La sfida è grande, ma affrontarla con successo è possibile. E la vostra Confederazione sa di poter contare sulla solidarietà e la cooperazione attiva e concreta della CISL
Nell’occasione del vostro Congresso voglio ribadire la volontà della CISL e dell’ISCOS di affiancare gli amici albanesi nel loro processo di crescita e di rafforzamento, in una ottica di solidarietà internazionale che abbraccia tutte le lavoratrici e i lavoratori del mondo.
Termino formulando l’auspicio che i rapporti di amicizia e collaborazione costruiti in questi anni possano rafforzarsi ulteriormente e produrre frutti significativi e rinnovo il saluto della CISL italiana, della CISL Marche ed il mio personale a Gezim Kalaja, al gruppo dirigente e a tutti gli iscritti alla BSPSH. Non posso, in questo saluto, non ricordare la figura dell’amico Carlo Colli che tanto ha fatto e dato per amore dell’Albania e di tutti i suoi lavoratori. Grazie e buon lavoro.

I conflitti di lavoro in Albania: un'analisi dei casi 2002-2012

Pubblichiamo una sintesi del lavoro di Arianna Gaçi,  
Studio pratiche giudiziarie conflitti di lavoro – Analisi dei casi presentati al Tribunale della Regione giudiziaria di Tirana dal 2002 al 2012

Questo studio ha come oggetto i casi presentati al Tribunale di Tirana inerenti conflitti di lavoro, nel corso di 10 anni, dal 2002 al 2012.

L’analisi di queste pratiche è stata effettuata per capire quali sono le problematiche più comuni nelle relazioni di lavoro, appoggiare le organizzazioni sindacali, le istituzioni, migliorare la legislazione e sostenere i lavoratori nella tutela dei loro diritti.

Dall’analisi dei dati raccolti, si sono tratte alcune significative considerazioni.

 

Tendenzialmente, nel corso degli anni, il numero dei casi presentati al Tribunale di Tirana è aumentato. Da questo dato, possiamo dedurre che sono aumentate le violazioni dei diritti dei lavoratori, ma al tempo stesso è aumentata la consapevolezza dei lavoratori riguardo ai loro diritti e la fiducia nella giustizia.

Resta alto il numero dei casi non risolti; in ogni modo, i tanti casi affrontati dagli organi giudiziari dimostrano  il buon funzionamento della giustizia.

La maggior parte dei casi presentati al Tribunale riguardano casi di licenziamento e richieste di indennità. Non sono mai stati oggetto di conflitti giudiziari i seguenti temi: condizioni di lavoro, diritto al trasferimento, modifica del salario, sicurezza tecnica sui luoghi di lavoro e diritto alla formazione. Da ciò, si comprende la necessità di sostenere i lavoratori nella tutela dei loro diritti nel corso del rapporto di lavoro.

 

Mediamente, il Tribunale impiega più di 6 mesi per risolvere le pratiche riguardo i conflitti di lavoro. Le cause sono molteplici: da una parte, i lavoratori spesso presentano documentazioni incomplete per scarsa conoscenza legale e procedurale, per mancanza di consulenza legale, per comportamenti scorretti dei datori di lavoro che non forniscono i documenti necessari. Dall’altro lato, le procedure giudiziarie sono lente e non sono previste misure a carico dei datori di lavoro scorretti.

 

Il dossier giudiziario in merito ad un conflitto di lavoro è composto dai seguenti atti:

 

  • la richiesta di ricorso, l’atto con il quale il lavoratore presenta legalmente le sue pretese e le sue richieste, a partire dal diritto violato

  • le prove documentali

  • l’atto del pagamento della tassa giudiziaria

  • le prove (con testimone)

  • i verdetti intermedi

  • il verdetto finale

 

CONCLUSIONI

Da questo studio, è emersa la necessità di aumentare il supporto ai lavoratori, sia  migliorando la formazione, sia mediante un più valido appoggio sindacale. Sarebbe opportuno creare delle strutture di consulenza affinchè i lavoratori siano guidati nell’identificazione delle violazioni dei diritti  del lavoro. Andrebbe potenziata l’efficienza degli uffici di conciliazione. Nei tribunali dovrebbero essere istituiti uffici specializzati nelle questioni di lavoro; la legge che prevede la tassa giudiziaria da pagare per aprire la causa di lavoro sarebbe da modificare, in quanto le tariffe troppo alte costituiscono un ostacolo per quei lavoratori che intendono iniziare una causa.

Il lavoro è una scommessa: Albania

Ecco una piccola anteprima del reportage di Lucio Cristino di èTV Marche sul progetto di Iscos Marche in Albania.
Nel paese delle Aquile con l’Iscos Cisl delle Marche. Dopo il regime di Hodxa e l’arrivo della nave Vlora con 20 mila albanesi sbarcati a Bari 20 anni fa, il futuro passa dalla tutela del lavoro…
Nei prossimi giorni sulle frequenze di è tv Marche, sul canale you tube, e sui social network il reportage completo…
viaèTV Marche – News: E’TV IN ALBANIA: “DOVE IL LAVORO E’ UNA SCOMMESSA AL CASINO'” (VIDEO).

Albania: nuovi operatori per la tutela legale dei lavoratori

Un momento del corso di formazione
Un momento del corso di formazione

Si è concluso il primo corso organizzato con la confederazione sindacale albanese KSSH nell’ambito del progetto di Iscos Marche denominato “Progetto Rafforzamento del ruolo dei Sindacati nella protezione dei diritti sociali ed economici dei lavoratori albanesi”.
Il corso, della durata di 4 giorni puntava a fornire ad un gruppo di operatori sindacali le nozioni di base necessarie alla gestione di un ufficio vertenze del sindacato. Una parte di questi operatori poi saranno impiegati a supporto dei due uffici che stanno avviando in questi giorni le loro attività a Tirana e Durazzo.
Il bilancio del corso è assai positivo, la qualità delle persone impegnate, quasi tutte in età compresa fra i 25 e 35 anni, la loro formazione di base universitaria e su materie di carattere giuridico, e la presenza di operatori ed operatrici già impegnati nelle attività di supporto legale del sindacato, ha consentito che in tutte le fasi del corso ci fosse uno scambio assai produttivo di idee ed esperienze sia nelle lezioni che nel lavoro di gruppo.
I docenti del corso hanno contribuito al successo per la loro capacità di fornire elementi di riflessione assi diversi nel corso delle giornate del 16 e 17 e del 27 e 28 febbraio. Tutti le comunicazioni sono state seguite con grande interesse: dagli spunti Sulla legislazione lavoristica albanese forniti dalla Dott.ssa Albana Shtylla, all’inquadramento dell’insieme dei diritti dei lavoratori nel quadro giuridico sovranazionale di cui ha parlato il Dott.Ledio Milkani nel primo giorno, per passare alla illustrazione di casi di vertenze che hanno visto impegnato il KSSH negli anni, presentati dall’avvocato dell’ufficio legale del KSSH Edison Hoxha nella seconda giornata.
Particolarmente significative poi le due giornate del 27 e 28 Febbraio, in cui Gualtiero Biondo coordinatore nazionale degli uffici vertenze Cisl e Kol Niccolaj, presidente di KSSH, hanno parlato nello specifico degli uffici vertenze, della loro storia e dei loro obbiettivi. In particolare nella giornata conclusiva Gualtiero Biondo ha descritto con grande attenzione le specificità degli uffici vertenze, la loro caratteristica di essere punto di contatto fra sindacato e lavoratori, la loro necessità di esercitare grande capacità di ascolto e laddove necessario, mediazione fra le specificità della vita reale e la inevitabile astrattezza delle leggi di tutela. Un tema su cui nei commenti post corso si è soffermato più di un partecipante.
Infine da segnalare una sessione dedicata all’illustrazione di alcuni principi sulla raccolta e gestione dei dati degli utenti su base elettronica, principi propedeutici all’introduzione nel sistema degli uffici legali di una gestione elettronica dei dati. I risultati di questo primo corso dimostrano la giustezza dell’intuizione del nostro Carlo Colli, che aveva scritto il primo schema di questo progetto: aver portato a compimento con successo la prima delle attività previste è stato sicuramente un buon modo per onorarlo ad un anno dalla sua scomparsa. Nelle prossime settimane il progetto proseguirà con le attività previste dal progetto che ci auguriamo riesca a contruibuire all’obbiettivo di dare ai lavoratori albanesi un sindacato più forte, più capace d’ascolto e di difesa dei diritti dei più deboli.
Clicca qui per vedere le foto pubblicate sul sito del KSSH: Galleria 1 e Galleria 2

Tutela legale in Albania: al via i corsi

Ufficio sulla piazza garibaldi dove ci sarà l'ufficio legale. Una insegna analoga verrà piazzata anche a Durres.

Ieri si è tenuto il primo giorno del corso di formazione previsto dal progetto per gli operatori sindacali. Essendo la prima attività di un certo rilievo promossa dal progetto è stata anche la presentazione ufficiale pubblica della nostra azione.
In una sala Colli ben affollata hanno parlato nell’ordine Kol, Dino Lorimer (leggi qui il suo intervento), il delegato dell’ILO, un rappresentante dell’organizzazione degli imprenditori, Tafa ed i due relatori incaricati delle sessioni successive del mattino.
I lavori sono proseguiti con solo i corsisti, una ventina di persone fra cui spiccavano solo due teste bianche, gli
altri, con anche un buon equilibrio di genere, erano più o meno compresi fra i 20 ed i 40 anni.
I relatori erano due avvocati ed esperti di diritto con un ottimo curriculum, la prima attualmente dipendente dell’ufficio del difensore civico ed il secondo attualmente impiegato con l’organizzazione delle imprese nella mediazione dei conflitti.
Le lezioni sono state seguite con interesse e con frequenti domande.

Lo sciopero dei minatori albanesi

Nel centro di Tirana, a pochi metri dal palazzo del Primo Ministro c’è uno spazio verde che ha ospitato per  una settimana un presidio permanente di circa 200 minatori.
Vengono tutti dalla miniera di Bulquiza,  la principale dell’Albania, dove lavorano oltre 700 persone che spingendosi fino a 800 metri sotto terra estraggono il cromo, un minerale la cui esportazione costituisce una voce importante della ricchezza del paese.
Le ragioni della protesta iniziata a Bulquiza ormai 3 settimane fa, ed in seguito approdata nella capitale, sono semplici: richiesta di salari in linea con quelli del comparto, mantenimento degli impegni presi al termine di una vertenza precedente in tema di sicurezza, adeguata politica di investimenti sulle strutture  (risalenti ai tempi del regime comunista) che ne garantiscano la produttività nel tempo.
La storia della miniera di Bulqiza è una storia iniziata oltre 60 anni fa, quando furono trovati i primi giacimenti di cromo e ne fu avviato lo sfruttamento. Giacimenti che si rilevarono così ricchi da far sì che negli anni 80 l’Albania risultava essere il terzo paese esportatore di cromo al mondo anche grazie ai depositi di Bulquiza.
E tuttavia le varie proprietà succedutesi nel tempo non hanno mai avuto troppo a cuore la sicurezza dei minatori, tanto che la sequenza di morti sul lavoro è impressionante, né hanno pensato ad investire sulle infrastrutture necessarie a mantenere l’impianto funzionale, condizione indispensabile per migliorare le condizioni di lavoro e garantire continuità di produzione.
E poi le condizioni economiche: i minatori di Bulquiza percepiscono salari mediamente inferiori del 30%  rispetto a quelli dei minatori impegnati in altre miniere del paese.
In un sistema di relazioni industriali moderno ed europeo, di fronte all’ insoddisfazione dei lavoratori ed a così gravi carenze, i responsabili della proprietà chiamerebbero i rappresentanti dei lavoratori per confrontarsi attorno ad un tavolo ed arrivare ad un accordo. E l’ALBANIAN CHROME Sh.p.k., società proprietaria della miniera, è una sussidiaria della DCM DECOmetal GmbH, una società austriaca che dovrebbe avere dimestichezza con l’argomento.
In un sistema di relazioni industriali moderno ed europeo, inoltre, i ministeri competenti  farebbero il possibile per favorire una composizione pacifica della vertenza. Non è il caso dell’Albania, nonostante il paese abbia chiesto ormai da tempo di entrare nell’Unione Europea ed abbia ratificato le principali Convenzioni dell’OIL – l’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui diritti dei lavoratori.
Oggi i minatori di Bulqiza vivono giorno e notte all’aperto, a due passi dal Primo Ministro, sostenuti nella loro rivendicazione dalla KSSH – la Confederazione dei Sindacati d’Albania, con cui la CISL intrattiene rapporti di cooperazione internazionale da circa 10 anni. E proprio per dar forza alla protesta e testimoniare vicinanza ai minatori, due rappresentanti della CISL Marche hanno condiviso per quattro giorni la loro lotta a Tirana. Ma il tempo passa e nulla di rilevante accade al punto che i minatori hanno deciso – se non otterranno risultati significativi nei prossimi giorni – di scendere in miniera a 800 metri sotto la terra per dar vita ad uno sciopero della fame sino all’accoglimento delle loro richieste.
La CISL sostiene la lotta dei minatori di Bulqiza e si adopererà presso le sedi competenti europee per una positiva soluzione della vertenza.
Venerdì si è svolto un incontro con una rappresentante dell’Unione Europea, che ha garantito il necessario appoggio. I minatori hanno deciso di abbandonare il presidio a Tirana e tornare a Bulqiza ed occupare la miniera, impedendo l’accesso.
Se necessario, i minatori sono pronti ad iniziare lo sciopero della fame.