Tanzania: i sogni camminano su altre gambe

Segnaliamo un video di Lucio Cristino, giornalista di èTV Marche, sul nostro progetto in Tanzania:

Il riscatto dall’estrema povertà attraverso un’associazione di agricoltori cristiani e musulmani, convivenza pacifica e sviluppo. Dieci anni dopo la morte di un padre missionario maceratese il seme del futuro arriva in una terra dimenticata dell’Africa orientale.

Bunju (Tanzania) / Romina Remigio intervista p. Francesco Bernardi (IMC)


Risiedo in Tanzania da 15 mesi: troppo poco per esprimere giudizi e fare bilanci.
Pertanto le mie considerazioni sono impressioni. Quanto scrivo oggi, domani potrebbe essere diverso, senza escludere che possa aver preso qualche grosso granchio…
 
Sono ritornato in Tanzania dopo 35 anni di assenza. Lasciai il paese nel 1976 e vi ho rimesso piede nel 2011. La mia prima presenza durò dal 1973 al 1976.
Sapevo che il reinserimento in Tanzania sarebbe stato complesso. Così è stato e così è: a cominciare dalla lingua swahili, che si è arricchita di tanti e nuovi vocaboli. Fra questi, changamoto (sfida). Per me tutto è “changamoto” a 360 gradi, perché il tanzaniano pensa, parla e agisce a “modo suo”, in modo… sorprendente.
 
La prima sorpresa sono proprio i tanzaniani, oggi circa 44 milioni, mentre nel 1976 erano 14 milioni. Con loro ho la possibilità di “rinascere”, passando però attraverso “le doglie del parto” dell’incontro-scontro culturale.

BREVI DI ECONOMIA (Etiopia, Sud Sudan, Tanzania, Liberia)

ETIOPIA – Serviranno contributi “esterni” per realizzare il corridoio destinato a interconnettere le economie di Etiopia, Kenya e Sud Sudan convergendo sul porto di Lamu, in riva all’Oceano Indiano. Stando a uno studio diffuso ad Addis Abeba, la costruzione di ferrovie, strade e oleodotti costerà 22 miliardi di dollari.

SUD SUDAN – Un taglio del 50% di tutte le spese pubbliche, con l’eccezione degli stipendi, è stato annunciato dal ministero delle Finanze dopo l’interruzione delle esportazioni di petrolio. Le vendite di greggio sono state bloccate a causa dei contrasti con Khartoum sulle tariffe di transito da versare al Sudan.

TANZANIA – Accordo tra Tanzania, Uganda, Burundi e Rwanda per la costruzione di una linea ferroviaria che dal porto di Dar es Salaam potrebbe raggiungere la capitale sud-sudanese Juba. Lo studio di fattibilità è stato assegnato a una società cinese. Il costo dell’opera è stimato in quattro miliardi e 800 milioni di euro.

LIBERIA – Depositi di idrocarburi “potenzialmente ampi” sono stati scoperti a largo delle coste della Liberia dalla società australiana African Petroleum. Il giacimento dove sono stati scoperti i depositi di idrocarburi è denominato Narina-1.

Tanzania: microcredito, una speranza per 46 famiglie

Il problema: accedere al credito

Nel corso del progetto di Sviluppo agricolo e lotta alla malaria, a Rufiji, in Tanzania, stiamo cercando di sostenere l’associazione locale UWAWARU nel migliorare la capacità dei propri soci di raggiungere l’autosufficienza alimentare e ottenere un profitto dalle proprie produzioni agricole.

Alcuni soci di UWAWARU

Nonostante le risorse naturali tutto sommato adeguate, la carenza di mezzi finanziari per acquistare semi, fertilizzanti, attrezzature, permette alle famiglie di raggiungere a malapena il livello di sussistenza, ed impedisce di fatto lo sviluppo di attività di vendita.
L’accesso al credito tramite i canali bancari tradizionali è di fatto impossibile; è diffuso invece il microcredito, tramite le cooperative di credito (SACCOs, qui un approfondimento), che erogano piccoli finanziamenti richiedendo garanzie limitate o legate all’appartenenza a gruppi di prestatori.

La proposta: un fondo di garanzia in cambio di condizioni agevolate

Abbiamo quindi preso contatti con la cooperativa locale Sacco per stringere un accordo utile ad affrontare l’attuale stagione agricola.
Iscos Marche ha messo a disposizione un fondo di 10.000 $; Sacco si impegna a gestire i prestiti per 5 anni, con un tasso di interesse del 15%, e la restituzione in 9 mesi con prima rata almeno dopo la raccolta, senza ulteriori spese. Uwawaru garantirà un accesso equo ai fondi per attività agricole tra i suoi soci.

I prestiti: 46 in un mese

L’accordo è stato firmato l’8 dicembre scorso e il 4 gennaio abbiamo ricevuto il primo resoconto. Sono stati effettuati 46 prestiti (l’intera cifra di 10.000 $ è stata prestata), con una media di 215 $ circa a prestito (circa 150 €)

Sostieni il progetto con una donazione:

Se vuoi puoi aiutare questa attività con una donazione per incrementare il fondo di garanzia:
Causale: “Progetto SALM Tanzania”
Bonifico: IBAN IT19 O 053 0802 6840 0000 0017 396
Versamento postale: ccp 17541608

Approfondimento: perchè gli interessi sono così alti? (da Kiva Italia)

Ci sono tre tipi di costi che l’istituzione di micro finanza deve coprire quando elargisce microcredito.
I primi due, il costo del denaro che presta e il costo della morosità, sono proporzionali all’importo elargito. Per esempio, se il costo pagato per i soldi prestati è il 10% e abbiamo una morosità dl 1% dell’ammontare prestato, questi due costi totalizzeranno 11 dollari per un prestito di 100 e 55 dollari per un prestito di 500. Un tasso di interesse dell’11% sull’ammontare elargito dovrebbe perciò coprire questi costi per ogni prestito.
Il terzo tipo di costo, costo di transazione, non è proporzionale all’entità del prestito.
La transazione di 500 dollari di prestito non è molto differente da quella di 100 dollari. Entrambi necessitano pressapoco dello stesso tempo per lo staff di trovarsi con il debitore per valutare il prestito, processare il disborso del prestito stesso, il suo rimborso e il monitoraggio di controllo.Supponiamo che il costo della transazione sia di 25 dollari per prestito e che i prestiti siano per un anno. Per pareggiare un prestito di 500 dollari, l’istituzione di microfinanza dovrebbe riscuotere  interessi di 50 + 5 + 25  = 80 dollari, che rappresentano un tasso di interesse del 16%. Per pareggiare un prestito di 100 dollari, il MFI dovrebbe riscuotere interessi di 10 + 1 + 25 = 36 dollari, che è pari ad un tasso di interesse del 36%.
Ad una prima occhiata, un tasso così alto sembra proibitivo per molte persone, soprattutto se i clienti sono poveri. Ma in effetti questo rispecchia la realtà quando i prestiti sono  molto piccoli. I costi di transazione appaiono grandi perché questi costi non possono essere tagliati al di sotto di un certo minimo. (CGAP)

Land grabbing in Tanzania: business as usual

La Tanzania è diventata una delle mete preferite da imprese multinazionali e fondi di investimento che vogliano comprare e affittare grandi proprietà fondiarie in Africa. Un fenomeno, quello del land grabbing, che vede sempre più persone espropriate della terra in nome della tendenza speculativa della finanza e del boom degli agrocarburanti. Con un aumento vertiginoso dei prezzi del cibo sul mercato mondiale.
di Elisa Greco
In Tanzania, solo negli ultimi sei anni, circa 40 compagnie straniere hanno affittato o comprato grandi proprietà terriere, dai 2.500 ettari in su. Sulle quali hanno impiantato produzioni di jatropha e canna da zucchero da trasformare in componenti per biodiesel.
Gli espropri di terra nei confronti degli abitanti locali che seguono queste operazioni commerciali, non sono certo una novità nel paese africano, ma piuttosto una conferma della situazione neocoloniale ancora in atto. Che vede oggi imprenditori e politici sostenere a gran voce che i terreni espropriati sono in realtà zone inutilizzate. Stereotipo, questo, tipico della Tanzania e di altri paesi africani, duro a morire e strumentale all’accaparramento di terre da parte di realtà straniere.

DAR ES SALAAM, DISPERSO IL CORTEO DELL’OPPOSIZIONE

La polizia ha impedito oggi a Dar es Salaam lo svolgimento di un corteo del principale partito di opposizione: lo dicono alla MISNA giornalisti che lavorano nella capitale, secondo i quali prima dell’intervento degli agenti era stata negata l’autorizzazione a manifestare.

“I poliziotti – racconta Deogratias Mushi, un giornalista del quotidiano ‘Daily News’ – hanno disperso i dimostranti prima che potessero cominciare a sfilare”.

Il comandante in capo della polizia Suleiman Kova aveva annunciato il divieto di manifestare in diretta televisiva, sostenendo che la decisione era motivata dalla necessità di “difendere la pace e l’armonia sociale”.

Il corteo era stato convocato per protestare contro l’arresto del presidente Freeman Mbowe e di altri dirigenti di “Chadema”, un partito favorito politicamente da un forte carovita.

Nei confronti dei dirigenti l’accusa è aver organizzato cortei non autorizzati dopo le elezioni di un anno fa, segnate più che dalla conferma del presidente Jakaya Kikwete dall’avanzamento di “Chadema”.