Malala Yousafzai e Kailash Satyarthi hanno vinto il Nobel per la Pace

Malala Yousafzai è un ragazza pakistana di 17 anni, che da tempo si batte per l’affermazione dei diritti civili e il diritto all’istruzione delle donne nei paesi musulmani. È diventata molto conosciuta in seguito all’attacco subito nel 2012, quando fu colpita alla testa e al collo da un colpo di pistola sparato da un talebano, mentre stava tornando a casa da scuola a Mingora, nella valle di Swat. Tre anni prima aveva scritto un testo raccontando il caos della città in cui viveva e i roghi delle scuole femminili da parte dei talebani. Il testo fu pubblicato sul sito della BBC e circolò molto in Pakistan.
Kailash Satyarthi, 60 anni, è un ingegnere e attivista indiano che dagli anni Ottanta, dopo aver abbandonato la professione, si occupa di difendere i diritti dei minori in particolare in India (si calcola che grazie al suo lavoro abbia salvato oltre 78 mila bambini dalla schiavitù). Satyarthi ha svolto delle campagne anche a livello mondiale: è stato coinvolto nella fondazione e nelle attività del “Marcia mondiale contro il lavoro minorile”, un grande e importante movimento che si occupa della difesa dei diritti dei minori e che ha come principali obiettivi la protezione dei diritti di tutti i bambini e l’eliminazione dello sfruttamento minorile sui luoghi di lavoro. La grande marcia mondiale organizzata il 17 gennaio del 1998 ha portato alla diffusione di una grande consapevolezza sulla questione del lavoro minorile culminata poi nella Conferenza sul Lavoro organizzata dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite).
Malala Yousafzai e Kailash Satyarthi hanno vinto il Nobel per la Pace – Il Post.

Malala parla all'Onu: i talebani non mi fanno paura

I Talebani “pensavano di zittirmi con una pallottola, ma non ci sono riusciti”. Lo ha detto Malala Yousafzai, adolescente pakistana che a ottobre scorso è stata ferita da un colpo di pistola alla testa mentre era sul pullman che la riportava a casa da scuola.
Nel giorno del suo 16esimo compleanno, la ragazza ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite di New York e ha detto: “Sono qui per parlare a favore del diritto all’istruzione per ogni bambino”. “Un bambino, un insegnante e un libro possono cambiare il mondo. Impugniamo i nostri libri e le nostre penne, che sono loro le nostre armi più potenti – ha aggiunto, parlando ad alcune centinaia di studenti presenti all’Assemblea – Il 9 ottobre mi hanno sparato al lato sinistro della testa e pensavano che le pallottole potessero azzittirmi. Ma non ci sono riusciti”.
 
“Malala è la nostra eroina”, ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, introducendo il suo discorso. “È un grande piacere avere con noi la nostra paladina”.
La platea ha a lungo applaudito la giovane e le ha cantato gli auguri di buon compleanno. Malala Yousafzai è la persona più giovane mai candidata al Premio Nobel per la Pace. Nata nel 1997, è divenuta celebre per il suo impegno nella lotta per i diritti civili delle donne nella valle dello Swat, una zona del Pakistan soffocata dal controllo degli estremisti islamici. Per lo stesso impegno e’ stata vittima di un attentato. Ha raccontato la sua esperienza nell’autobiografia “I am Malala”.
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Dove in ogni mattone c'è il sangue di uno schiavo

ISLAMABAD – La moderna autostrada che collega la capitale Islamabad a Peshawar sulla frontiera nord-ovest, può indurre al pensiero che il Pakistan ha cominciato a mettere i suoi problemi alle spalle. Questa highway del “primo mondo” con la sua superficie perfetta, passa a fianco di caselli efficienti, anche se tutto questo non è che un diversivo surreale, lungo un viaggio tragico e apparentemente senza speranza, che ha permesso di vedere questo Paese scivolare sempre più indietro nel tempo.

Del finestrino dell’auto scorrono le file serrate di alte ciminiere in mattoni, che eruttano fumo nero e denso e che sorvola i campi di grano e i terreni agricoli ricchi e bagnati dal fiume Indo e dei suoi affluenti. E quei camini ricordano subito la rivoluzione industriale della Gran Bretagna nel 18° e 19° secolo, che ha fatto conoscere lo sfruttamento di massa del lavoro e la nascita del movimento sindacale.
viaDove in ogni mattone c’è il sangue di uno schiavo – Repubblica.it.

Afghanistan nella tempesta. La farsa della ricostruzione

Per capire la guerra in Afghanistan bisogna partire dalla sua storia e dalla sua cultura per approdare ad una vera e propria tesi sui problemi del Paese che si sta cercando di aiutare e ricostruire.
Un libro che spiega la guerra dal suo triste inizio agli ultimi episodi, soffermandosi sugli eventi cruciali: come i rapimenti (tra i vari quello di Clementina Cantoni), le morti, la guerriglia spietata, le difficili comunicazioni, in un’analisi scrupolosa portata avanti da chi ha visto il fronte, seppur non combattendo.
Un Paese straziato dalle guerre, dal susseguirsi di prese di potere, eserciti stranieri, rivoluzioni e controrivoluzioni, bisognoso di ritrovare la propria pace, richiesta a gran voce dalla popolazione civile, dalle donne che vogliono emanciparsi, dai bambini che diventano troppo presto adulti.
La difficile ricostruzione e le sue molteplici ombre vengono svelate attraverso un’attenta disamina mettendo a confronto le varie testimonianze, ufficiali e non, di chi ha operato in terra afghana.
Afghanistan nella tempesta. La farsa della ricostruzione
Autore    De Carli Pietro
Dati    2011, 459 p., brossura
Editore    Gruppo Albatros Il Filo  (collana Nuove voci)
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PAKISTAN: PERSECUZIONE DELLE MINORANZE CRISTIANE IN TERRA D’ISLAM

L’ODDII – L’Osservatorio del diritto italiano e internazionale  e la WORLD VISION IN PROGRESSS FOUNDATION


con l’appoggio e l’aiuto dell’on. Souad Sbai e dell’on. Antonio Mazzocchi,
organizzano il
PRIMO CONVEGNO INTERNAZIONALE
sulla
PERSECUZIONE DELLE MINORANZE CRISTIANE IN PAKISTAN

Il Convegno si articolerà in due incontri molto interessanti che verranno svolti nel cuore della cristianità mondiale: CITTA’ DEL VATICANO – ROMA, durante i quali verranno presentate delle testimonianze dirette, a cui faranno seguito e corollario delle immagini molto esplicative e un filmato, per mostrare quello che da anni sta accadendo in Pakistan, nel silenzio più totale della comunità mondiale, compreso l’assenza ingiustificata dell’ONU, che ha avallato la famigerata legge sulla blasfemia, pur sapendo che nei Paesi islamici questo significa dare il benestare alla persecuzione e all’omicidio, nonché alla cancellazione di intere comunità non islamiche, che vengono sistematicamente perseguitate, in quello che è ormai diventato un genocidio religioso-culturale.
La dr.ssa Adriana Bolchini – presidente nazionale dell”O.D.D.I.I.  assieme al sig. FARRUKH HARRISON presidente nazionale della WORLD VISION IN PROGRESSS FOUNDATION
il dr. PAOLO VALERIO MANTELLINI – membro del consiglio direttivo dell’ODDII e il sig. ADAN FARHAJ vice presidente dell’Associazione PO.O.C.O.

denunciano questa gravissima situazione che lede tutti i principi dell’umana convivenza civile e che non rende certo migliore il mondo nel quale viviamo ma aumenta le paure e allontana fra loro le civiltà e le culture che si trovano a dover subire questi attacchi vigliacchi e indiscriminati.
Saranno presenti altri membri influenzi di alcune associazioni di cristiani, che hanno trovato asilo in Italia, sfuggendo alle persecuzioni come il prof. Mobeen Shaid di Pakistani cristiani in Italia, che si occupano della difesa dei cristiani perseguitati.
Ospiti d’onore:
l’on, SOUAD SBAI deputato P.D.L. – presidente A.C.M.I.D.
l’on. ANTONIO MAZZOCCHI – questore alla Camera e deputato P.D.L.

che hanno permesso la realizzazione di questa importante manifestazione
Questi gli incontri
Domenica 22 gennaio 2012 – ore 15 – 18
al C.I.A.M. – presso l’Università Urbaniana – Dentro la facoltà Teologica Urbaniana
Via Urbano VIII n, 16 – ROMA tel. 06/6988.2484
lunedì 23 gennaio 2012 – ore 15 – 18 –
presso la sala Mercede  – Camera dei Deputati della Repubblica Italiana
Via della Mercede 55 – ROMA
L’ingresso è gratuito, ma è necessaria la prenotazione, per potersi accreditare presso l’apparato di sicurezza.
Anche per fotografie e filmati è necessario chiedere il permesso.


Per altre informazioni potete rivolgervi a newpresidenza@oddii.org o telefonare +39 328/6482949

Apocalisse Pakistan. Anatomia del paese più pericoloso del mondo

Segnaliamo questo libro di Francesca Marino e Beniamino Natale.

Bombe, attentati, proliferazione nucleare, persecuzioni delle minoranze etniche, religiose e sessuali. Il Pakistan è “un alleato fondamentale dell’Occidente nella guerra al terrorismo” ma anche il paese nel quale si sono nascosti con successo da oltre dieci anni i capi supremi del terrorismo islamico internazionale – Osama bin Laden, Ayman Al Zawahiri, il mullah Omar. I doppi e tripli giochi dei suoi servizi segreti – e dei loro superiori in divisa e in borghese – sono ormai un segreto di Pulcinella ma fermarli sembra impossibile. O possibile solo al prezzo della dissoluzione di questo paese abitato da centinaia di milioni di persone, che si trova in una posizione strategica cruciale ai confini del “buco nero” afghano, all’ingresso orientale del Golfo Persico, a metà strada tra Cina e India, le superpotenze emergenti dell’Asia: un’apocalisse che tutti vorrebbero evitare ma che è inesorabilmente cominciata.
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A Bologna per la libertà religiosa

Riceviamo da Adan Farahj, Anolf Marche:
Il martirio di Shahbaz Bhatti, Ministro federale delle Minoranze religiose, segna un nuovo dolore nei cuori e nelle menti di tutti noi.
La sua morte avvenuta il 2 Marzo 2011, e inevitabilmente la memoria della morte di John Joseph il 6 Maggio 1997, vescovo di Faisalabad, e di Salman Taseer nel 4 gennaio 2011, governatore del Punjab nel 2011 e oltre migliaia di morti, le vicende di  Asia Bibi e Agnus Nago, sottolineano l’intoccabilità e la pericolosità della legge 295c, A and B sulla blasfemia.
Il Pakistan è un paese dalle mille sfaccettature, ricco per le sue diversità religiose ed etnico-linguistiche, pensato dai suoi padri fondatori come Stato progressista, democratico e tollerante verso tutte le minoranze.
Mohammed Ali Jinnah così si espresse durante il suo primo discorso all’Assemblea Costituente l’11 Agosto 1947: “Ci sono molti non musulmani tra noi – indù, cristiani e parsi – ma essi sono tutti pakistani. Godranno degli stessi diritti e privilegi come ogni altro cittadino, e avranno il loro legittimo ruolo nelle decisioni del Pakistan”.
Eppure abbiamo dimenticato questa nobile visione del Pakistan, abbiamo cancellato ogni forma di dialogo, di conoscenza, di cooperazione e condivisione. Abbiamo costruito la nostra vita e il nostro credo sulla sabbia: il potere, il denaro, l’egoismo hanno preso il posto dei valori dell’amore, della fratellanza e della comunione. Invito tutti i cittadini pakistani a credere con autorevolezza che la multiculturalità e il dialogo ecumenico non sono mera utopia ma l’impegno costante di uomini di buona volontà che con coraggio e costanza si muovono per costruire un mondo migliore.
La manifestazione è promossa dai pakistani Cristiani laici in Italia, e da:   South Asian Christian Writers Association(Sacwa), South Asian Minorities Writer Association(Samwa), International Minorities alliance (IMA),  Pakistan Orient Christian Organization (POCO),  Asian Christian Community Prato (ACCP).
L’iniziativa è aperta alle più ampie adesioni: si invitano altri enti pubblici e privati, associazioni, organizzazioni, fondazioni,  istituti a comunicare ufficialmente la propria adesione e a partecipare alla manifestazione pacifica contro la legge 295C ,B e A sulla blasfemia, in ricordo del martirio del Ministro Shahbaz Bhatti  e in  memoria della morte di Vescovo John Joseph nel 1997. La manifestazione si terrà Sabato 26 marzo 2011, dalle ore 10:30 alle ore 13.00, presso Piazza.xx settembre fino Piazza Maggiore, Bologna, Italia.
Per informazioni contattare: Walayat Masih 3395834350 , Rev.Arif D.Chaudhry 3294216084, Chaudhry N. Sabir 3891393721,  Mushtaq Sultan James 3807992196, George Khurshid 340718972,  Jeem Phey Ghauri 329 1627240 , Nadeem Naseem 3287083959.
( Email: sacwait@alice.it)
Ecco le foto della manifestazione (clicca sulla foto per visualizzarle tutte – Foto di Sofia Palermo)

Libertà religiosa: la manifestazione

La manifestazione del 10 Marzo a Roma, organizzata dal Pakistan Orient Christian Organization, in ricordo di Shahbaz Bhatti, Ministro federale di tutte le minoranze religiose, e di tutte le vittime della legge sulla blasfemia, si è svolta pacificamente e con successo.
In piazza Ginocchi si sono riuniti cattolici, protestanti, musulmani e laici per un fine comune, ossia il rispetto della libertà religiosa in Pakistan, per una società multiculturale e aperta al dialogo ecumenico.
Molte le forze politiche presenti per sostenere questa pacifica manifestazione, l’On.  Sarubi del Pd, l’On. Sbai del PdL, l’On. Touadi del Pd, Khalid Chaouki fondatore dei Giovani Musulmani d’Italia e responsabile Seconda Generazione del Pd, Bellucci vice responsabile Pari Opportunità Destra di Storace, Mauro Tosoni componente ufficio nazionale Pari Opportunità Destra di Storace, Ejaz Ahmed membro della Consulta Islamica in Italia.
Sarwar Bhatti, presidente dell’Associazione Pakistan Orient Christian Organization, e Adan Farahj, rappresentante dei pakistani cristiani laici in Italia, nipote di John Joseph, vescovo di Faisalabad, morto nel 1997 a causa della legge sulla blasfemia, ringraziano quanti hanno partecipato attivamente e moralmente all’inizio di un dialogo interculturale ed interreligioso.