Migrant.net, anche l’ISCOS Marche aderisce al progetto FAMI regionale

Anche l’ISCOS Marche ha siglato l’adesione al progetto FAMI Migrant.net che vede capofila la Regione Marche con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione lavorativa dei migranti.

Si punta a potenziare i servizi offerti dai 13 centri per l’Impiego della regione al fine di aumentare la capacità di intercettare i migranti e di coinvolgerli in una gamma differenziata di politiche attive del lavoro, in coerenza con le esigenze, le aspettative e le caratteristiche professionali dei migranti e con i fabbisogni del sistema produttivo locale.

Obiettivi in linea con il progetto “Nuove comunità: blockchain per il lavoro”, di cui l’ISCOS è promotore, le cui attività andranno quindi ad inserirsi e supportare quelle del piano di lavoro regionale in una premiante ottica di lavoro di rete e condivisione.

Sul sito della Regione Marche è possibile approfondire i dettagli del progetto Migrant.net.

Iscos Marche è su Open Cooperazione

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Informazione, trasparenza e responsabilità: queste le parole che ci hanno convinto ad aderire al progetto di Open Cooperazione.
Abbiamo condiviso volentieri le informazioni sulle nostre attività e sulla nostra struttura, per arrivare a costruire insieme ad altre realtà una mappa condivisa della cooperazione internazionale italiana.
Il progetto è partito a giugno. Ad oggi si contano un centinaio di adesioni, e 30 schede, tra cui quella di Iscos Marche, sono state rese pubbliche.
Nel mese di ottobre sono state pubblicate le prime visualizzazioni dei dati aggregati attraverso la mappa geografica dei paesi dove lavorano le organizzazioni e il grafico sui settori d’intervento.
A fine novembre è previsto il release dei dati riguardanti le risorse umane ed economiche della cooperazione. Un’altro passo verso la mappa collaborativa della cooperazione allo sviluppo che resta uno degli obiettivi principali di questo progetto.
Qui trovi la nostra scheda: http://www.open-cooperazione.it/web/org-iscos-marche-onlus-2015-vJ9G4nyVBB0Xaz.aspx
Qui le informazioni sul progetto: http://www.open-cooperazione.it/web/Progetto.aspx

Pubblicato il MiniDossier di Openpolis "Immigrazione, il giorno dopo"

Il dossier di Openpolis, con molti dati interessanti sugli immigrati in Italia.

Un approfondimento sull’integrazione degli stranieri in Italia, con dettagli sulle singole regioni e confronto con i Paesi UE. I focus – realizzati grazie alla collaborazione con ActionAid – riguardano le comunità presenti e il loro inserimento.
Crisi economica. Gli effetti della crisi sono stati ancora più duri per gli stranieri residenti in Italia. Se per gli italiani l’occupazione è scesa di 2,6 punti percentuali, la diminuzione per i lavoratori extra UE è stata più forte (8,3%). Allo stesso tempo in Italia, il rischio di povertà ed esclusione locale è del 26,5% per i locali e del 43,6% per gli stranieri.
 
Forza lavoro. In Italia il 10,82% dei lavoratori regolari è straniero , una percentuale superiore alla media europea che è del 7%. In dieci anni l’aumento registrato è stato del 146%, nel 2004 la forza lavoro straniera era al 4,4%. La distribuzione varia nelle diverse regioni italiane, il picco è nel Centro (13,67%) mentre i valori più bassi sono al sud (5,26%).
 
Divario retributivo.  L’80% dei dirigenti italiani guadagna più di 2.000 euro al mese contro il 58% dei pari livello di origine extra europea. A parità di lavoro non c’è quindi parità di compenso . E ancora, se l’8,3% degli italiani guadagna più di 2.000 euro al mese, la percentuale scende ad appena lo 0,6% per i lavoratori extra-Ue.
 
Permessi di soggiorno. il 71% degli stranieri residenti sono cittadini extra comunitari che hanno un permesso di soggiorno (1,7 milioni con scadenza e 2,2 milioni di lungo periodo). Nel 2013 i nuovi rilasci temporanei sono stati per lo più per motivi di lavoro (33%), famiglia (25%) o studio (10%). I permessi rilasciato collegati all’emergenza rifugiati (asilo politico o motivi umanitari) sono stati il 7,49%.
 
Popolazione residente. Sono quasi 5 milioni gli stranieri residenti in Italia e rappresentano l’8% del totale della popolazione . La loro presenza è quadruplicata negli ultimi 10 anni ed è concentrata nelle regioni del centro-nord (si va dal 2,5% della Sardegna al 12% dell’Emilia-Romagna). 190 le nazionalità presenti, la comunità più grande è quella rumena con oltre 1 milione di persone.
 
 

 

Prospettive della Cooperazione allo Sviluppo: tavola rotonda a Pesaro il 26 giugno 2014

Giovedì 26 giugno si terrà a Pesaro, in occasione dell’apertura della scuola residenziale di progettazione, una tavola rotonda sulle “Prospettive della Cooperazione allo Sviluppo a livello europeo, nazionale e regionale e il ruolo degli enti locali e della società civile nella Regione Marche.”
Sarà un momento di confronto importante tra le organizzazioni marchigiane, le istituzioni regionali, le federazioni nazionali delle ONG, utile per fare il punto sulla situazione nazionale, alla luce delle prossime riforme legislative della cooperazione e del terzo settore, sulla situazione europea, nel momento di avvio della nuova programmazione, e su come il sistema Marche di cooperazione possa rispondere a questa nuova realtà.

PROGRAMMA TAVOLA ROTONDA

26 giugno Pesaro – Casa per Ferie Sacro Cuore – Viale G. Amendola 20
Ore 10,00 Saluti di benvenuto e presentazione della scuola residenziale a cura del Coordinamento Marche Solidali.
Saluti Istituzionali dell’ Assessore alla solidarietà del Comune di PesaroSara Mengucci
deleghe: servizi sociali – politiche per la famiglia, per la casa, per gli anziani – volontariato – cooperazione internazionale.
Ore 10,15 Tavola rotonda: Prospettive della Cooperazione allo Sviluppo a livello europeo, nazionale e regionale e il ruolo degli enti locali e della società civile nella Regione Marche.
Introduce e coordina: Vincenzo Russo – Portavoce Marche Solidali – COM
Intervengono:
Attilio Ascani – Direttore Generale FOCSIV
Giovanni Lattanzi – Presidente COCIS
Luigino Peloni – Dirigente P.F. Cooperazione allo Sviluppo Regione Marche
Conclude:
Luigi Viventi – Assessore Regionale alla famiglia e servizi sociali, cooperazione allo sviluppo, emigrazione, immigrazione, promozione della cooperazione.
Ore 13,00 pranzo

Macroregione Adriatico Ionica: la Commissione lancia ufficialmente la comunicazione e il piano d'azione

La Commissione europea ha lanciato ufficialmente una nuova strategia dell’UE per la regione adriatica e ionica sotto forma di una comunicazione e di un piano d’azione per aiutare i suoi 70 milioni di cittadini a trarre vantaggio da una più stretta cooperazione in settori come la promozione dell’economia marittima, la protezione dell’ambiente marino, il completamento dei collegamenti nel settore dei trasporti e dell’energia e la promozione del turismo sostenibile.
Qui trovi il testo ufficiale della comunicazione in italiano
Qui il piano di azione in inglese
Qui il documento analitico in inglese
La strategia offrirà inoltre ai candidati e candidati potenziali all’adesione una preziosa opportunità di collaborare con gli Stati membri, in particolare contribuendo all’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione europea.
Si tratta della prima “strategia macroregionale dell’UE” con un numero così elevato di paesi extraunionali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia) che hanno collaborato con Stati membri dell’UE (Croazia, Grecia, Italia e Slovenia). La strategia riguarda principalmente le opportunità dell’economia marittima: “crescita blu”, connettività terra-mare, connettività dell’energia, protezione dell’ambiente e turismo sostenibile, tutti settori destinati a svolgere un ruolo cruciale nel creare posti di lavoro e stimolare la crescita economica nella regione. Il punto di partenza è la strategia marittima per il mare Adriatico e il Mar Ionio , adottata dalla Commissione il 30 novembre 2012 e ora incorporata nella strategia.
Johannes Hahn, Commissario responsabile per la Politica regionale, ha dichiarato: “Lavorare assieme per affrontare sfide comuni e promuovere le potenzialità condivise è una scelta estremamente logica. Quella adriatico-ionica sarà la terza strategia macroregionale europea. C’è un insegnamento che i paesi partecipanti dovrebbero trarre dalle strategie del Mar Baltico e del Danubio: l’importanza di concentrarsi su poche priorità con una forte leadership politica per incidere davvero. Inoltre, in una regione che in anni recenti ha visto alcuni dei più gravi conflitti in Europa, la strategia per la regione adriatico-ionica, con la cooperazione tra paesi dell’UE e paesi limitrofi extra UE, potrebbe svolgere un ruolo importante per aiutare l’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione europea.”
Maria Damanaki, Commissaria responsabile per gli Affari marittimi e la pesca, ha affermato: “Le sfide marittime che affrontiamo nella regione adriatica e ionica non sono specifiche a un singolo paese: sfruttamento eccessivo della pesca, inquinamento, congestione del traffico, collegamenti di trasporto e turismo stagionale: il solo modo sensato di affrontare tali questioni è con l’unità e la coerenza. Dal momento che esiste un potenziale di crescita in molti di questi settori, il piano d’azione per la macroregione adriatico-ionica può contribuire a far uscire la regione dalla crisi e rimetterne in carreggiata l’economia.”
Ciascun elemento del piano d’azione è stato coordinato da una coppia di paesi (uno Stato membro dell’UE e un paese non UE):

  • la Grecia e il Montenegro sulla “crescita blu”,
  • l’Italia e la Serbia sul tema “Collegare la regione” (reti dei trasporti e dell’energia),
  • la Slovenia e la Bosnia-Erzegovina sulla “qualità ambientale”,
  • la Croazia e l’Albania sul “turismo sostenibile”.

Vi sono inoltre gli aspetti trasversali: il capacity building e la ricerca, l’innovazione e le piccole e medie imprese. La mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento agli stessi, nonché la gestione del rischio di catastrofi, sono principi orizzontali che sottendono tutti e quattro i pilastri.

Contesto

Il Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012 ha chiesto alla Commissione di presentare una strategia dell’UE per la regione adriatica e ionica entro la fine del 2014, sulla base delle esperienze delle regioni del Danubio e del Mar Baltico. La strategia appena avviata tiene conto dei risultati della consultazione pubblica online delle parti interessate effettuata tra il settembre 2013 e il gennaio 2014, nonché delle discussioni della conferenza conclusiva delle parti interessate del 6 e 7 febbraio 2014 ad Atene. Oggi essa viene presentata al Consiglio, e si prevede che i leader dell’UE la approveranno nella seconda parte dell’anno in sede di Consiglio europeo sotto la presidenza italiana.
Nella relazione di valutazione del 2013 la Commissione ha sottolineato che le nuove strategie macroregionali dovrebbero concentrarsi su un numero limitato di obiettivi ben definiti e che questi obiettivi dovrebbero essere attuati tramite un piano d’azione chiaro.
Una relazione del 2014 sulla governance delle strategie macroregionali ha formulato raccomandazioni per rafforzare la leadership e la titolarità politica da parte dei paesi e delle parti interessate.
La strategia EUSAIR non accederà a finanziamenti aggiuntivi dell’UE, ma dovrebbe mobilitare e allineare i finanziamenti esistenti a livello nazionale e unionale nonché attirare investimenti privati. In particolare, all’attuazione della strategia contribuiranno i fondi strutturali e di investimento europei (Fondi ESI), nonché lo strumento di preadesione (IPA).
Esempi di progetti indicativi da elaborare nell’ambito di ciascun pilastro:
1) crescita blu

  • Regolari valutazioni degli stock per la gestione di una pesca sostenibile
  • Ricerca di un approccio congiunto alla pianificazione dello spazio marittimo regionale tramite la pianificazione dello spazio marittimo adriatico-ionico (ADRIPLAN)

2) collegare la regione

  • Miglioramento del sistema di comunicazione obbligatoria delle navi nell’Adriatico (ADRIREP)
  • Miglioramento dell’accessibilità delle zone costiere e delle isole vicine
  • Rimozione degli ostacoli agli investimenti transfrontalieri nelle reti energetiche

3) qualità ambientale

  • Scambio delle pratiche ottimali tra le autorità di gestione tramite la rete di aree protette dell’Adriatico (AdriaPAN)
  • Sulla base del progetto CleanSea, ulteriore sviluppo di misure per una gestione efficace sotto il profilo dei costi e di opzioni strategiche per mantenere puliti, sani e produttivi i mari europei

4) turismo sostenibile

  • Facilitazione dell’accesso ai finanziamenti per le start-up nel settore del turismo.

Per saperne di più

Comunicato ufficiale
Tutti i documenti ufficiali

I dati sull'immigrazione nel mondo – report OCSE

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in italiano OCSE) ha pubblicato a maggio un documento in cui si analizzano dimensioni, dinamiche e principali caratteristiche dei flussi migratori verso i 34 paesi che fanno parte dell’organizzazione, al 2012: «È necessario fornire delle prove per garantire un dibattito pubblico informato, costruttivo ed equilibrato», scrive l’OCSE nella premessa.

I flussi migratori sono in aumento?
I flussi migratori sono in aumento da decenni, soprattutto a partire dal 1960, anche se questa tendenza (proseguita anche nel primo decennio del nuovo secolo) è caratterizzata da forti fluttuazioni, spesso dovute a questioni economiche o geopolitiche. Dopo un forte aumento alla fine del millennio e un picco nel 2007, c’è stato un netto calo nel 2008 e nel 2009 in coincidenza con la crisi finanziaria globale, che è proseguito negli anni successivi.

Le conclusioni principali del documento, in breve
– I flussi migratori verso i paesi dell’OCSE sono rimasti costanti tra il 2011 e il 2012 a circa 4 milioni. Dal 2007 al 2012 sono però diminuiti del 14%.
– Tra il 2011 e il 2012 i flussi migratori verso l’Italia sono diminuiti del 19%, quelli verso la Spagna sono diminuiti del 22% – e le stesse quote sono dimezzate rispetto al 2007 – e quelli verso il Regno Unito sono diminuiti dell’11% e hanno raggiunto il livello più basso dal 2003.
– I flussi migratori verso la Germania sono aumentati di un terzo tra 2011 e 2012. La Germania ora è il secondo paese dell’OCSE con il più alto flusso di immigrazione, dopo gli Stati Uniti.
– La migrazione verso l’Unione Europea da paesi esterni all’Unione è calata del 12%, seguendo il trend di diminuzione iniziato nel 2008.
– I flussi migratori verso gli Stati Uniti, che sono il primo paese dell’OCSE per numero di immigrati, sono diminuiti del 3%.

Dietro la tendenza ad un aumento sul lungo periodo si trova inoltre una notevole diversità, sia per quanto riguarda i flussi verso i singoli paesi sia per quanto riguarda le diverse categorie di immigrazione: quelle legate alla manodopera, al ricongiungimento familiare e quella per motivi umanitari. «L’eterogeneità nelle tendenze migratorie non è mai stata così marcata come oggi», scrive l’OCSE. Nel complesso, nel corso del 2012, i flussi verso i paesi OCSE si sono mantenuti stabili rispetto all’anno precedente (4 milioni circa), risultando un terzo in più rispetto al 2000 ma inferiori del 14 per cento se rapportati ai dati del 2007.

Da quali paesi?
Messico, Cina, Regno Unito e India sono i maggiori paesi di origine di flussi migratori verso paesi dell’OCSE. Il Messico ha 11 milioni di emigranti, seguito dalla Cina (3,8 milioni), dal Regno Unito (3,5 milioni) e dall’India (3,4 milioni). L’alto numero di emigranti dal Regno Unito ha a che fare anche con gli intensi rapporti con i paesi del Commonwealth e col ritorno ai propri paesi originari di cittadini britannici provenienti da quei paesi.

Verso quali paesi?
Il dato più rilevante è che la Germania, dopo gli Stati Uniti, è diventato il secondo paese per gli immigrati permanenti, superando il Regno Unito e il Canada: nel 2009 la Germania era all’ottavo posto. Gli “immigrati permanenti” sono coloro che si stabiliscono in un paese straniero dove hanno acquisito il diritto di soggiorno permanente. La quota maggiore di immigrati che si trasferisce in Germania (classificata come “altamente qualificata”) è passata dal 30 per cento del 2007 al 34 per cento del 2012. Nello stesso periodo è aumentato anche il tasso di occupazione tra gli immigrati passando dal 66 al 69 per cento. Nel 2012, rispetto al 2011, i flussi migratori verso la Germania sono aumentati di oltre un terzo: la crisi economica dell’Europa del sud ha alimentato gli spostamenti.

Flussi migratori verso la Germania tra il 2010 e il 2013
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Al primo posto come destinazione restano gli Stati Uniti nonostante un calo del 3 per cento nell’ultimo anno. Un aumento c’è stato invece in Australia (+ 12 per cento) e in Canada (+ 7 per cento). I Paesi europei dove si sono maggiormente concentrati gli arrivi, determinando un aumento, sono Svezia, Francia e Finlandia dove sono stati raggiunti i massimi storici (anche se i numeri in questione restano relativamente bassi). Al contrario, i flussi (sempre nel 2012) sono diminuiti sia in Spagna (-22 per cento) che in Italia (-19 per cento). In entrambi questi due paesi, i livelli erano più di due volte superiori nel 2007. In una tendenza costante che si è registrata a partire dal 2008, gli afflussi nell’Unione europea da paesi extra-UE sono diminuiti del 12 per cento.

La composizione dei flussi migratori
La composizione dei flussi migratori è variata molto negli ultimi anni: la migrazione familiare è rimasta più o meno la stessa, mentre la migrazione della manodopera è calata all’interno dei paesi OCSE del 10 per cento. Questo dato viene definito “sorprendente” dall’OCSE ma riflette principalmente la diminuzione in soli due paesi europei, Italia e Spagna, e non deve essere letta come tendenza generale. Altrove, la migrazione della manodopera è infatti prevalentemente stabile. La migrazione per lavoro in Italia è tornata al livello precedente al 2007, appena al di sotto di 60 mila, con un calo di oltre il 40 per cento rispetto al 2011. La migrazione tra paesi dell’Unione europea è cresciuta del 12 per cento ma anche questo dato è determinato dall’aumento che si è verificato non in modo omogeneo ma solo in pochi paesi di destinazione, in particolare la Germania.

Nel dato generale dei flussi, la migrazione familiare continua ad essere la principale motivazione dei flussi internazionali. Negli ultimi anni sono gli Stati Uniti ad aver ricevuto più della metà della migrazione familiare (nel 2012 680 mila persone hanno ricevuto lo status di cittadini americani o residenti permanenti). Un aumento del flusso appartenente a questa categoria si è verificato in Svezia (+26 per cento), in Svizzera (+16 per cento), in Canada (+ 15 per cento), in Australia e in Francia (entrambe +7 per cento). Una diminuzione, invece, c’è stata in Spagna, Belgio e Portogallo.

I dati sull’immigrazione nel mondo – Il Post.

Io sono volontario. E tu? – II Edizione

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Aperte le iscrizioni al corso “Io sono volontario. E tu?” per tutti coloro che desiderano inserirsi nel mondo del volontariato sia in Italia, nello specifico nella Regione Marche, che all’estero.
Il corso, promosso dal Coordinamento delle Organizzazioni Marchigiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale – MARCHE SOLIDALI, si terrà a Senigallia, nei giorni 10 e 24 maggio con orario 15,00-18,00 e sabato 31 maggio con una giornata conclusiva dalle ore 10,00 alle 18,00.
Gli incontri vedranno l’intervento di esperti di intercultura, sostenibilità e integrazione sociale, intervallati da momenti laboratoriali in cui saranno affrontati alcuni aspetti pratici dell’essere volontario e da testimonianze dirette di chi ha già intrapreso questo percorso di crescita personale e umana.
Il corso è gratuito e aperto a tutti coloro che desiderano avvicinarsi al mondo del volontariato per approfondire conoscenze e competenze in tale ambito.
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione a chi frequenterà almeno l’80% del monte ore.
Il termine per le iscrizioni è Giovedì 8 Maggio 2014.
Per maggiori informazioni contattare:
L’Africa Chiama Onlus – volontariato@lafricachiama.org Tel 0721.865159 – Serena Pigliapoco
CVM – cvm@cvm.an.it Tel 071.202074 – Valentina Romagnoletti
Per iscrizioni: inviare il modulo d’iscrizione scansionato a cvm@cvm.an.it oppure per fax allo 071.202074.
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Italia e Spagna insieme: accordo ISCOS – ISCOD

La crisi economica è utilizzata dalle forze conservatrici per tagliare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per contrastare queste politiche di distruzione delle basi della giustizia sociale e della democrazia, è necessario un impegno maggiore, a livello nazionale ed internazionale.
Perciò ISCOS, l’istituto sindacale di cooperazione internazionale italiano, e ISCOD, il suo omologo spagnolo, hanno deciso di rafforzare la collaborazione, con un maggiore scambio di informazioni ed esperienze, e presentando progetti in maniera congiunta.
Questi i contenuti dell’accordo firmato il 1 luglio 2013 da Renzo Bellini e Manuel Bonmatì, presidenti dei due istituti.
Qui il testo completo del documento:
[gview file=”http://iscosmarche.org/files/2013/07/DECLARACIÓN-ISCOS-ISCOD.pdf”]

L' Italia e le migrazioni

Autore    Corti Paola; Sanfilippo Matteo
Per la sua posizione nel Mediterraneo, l’Italia non è soltanto un passaggio obbligato per gli scambi nord-sud ed est-ovest ma è da sempre un importante crocevia migratorio. I
processi di emigrazione e immigrazione sono una costante della vicenda peninsulare, in gran parte a causa della configurazione delle frontiere naturali e della posizione strategica nel contesto geografico europeo. La stessa mobilità interna, troppo spesso ridotta a fenomeno relativo ai soli anni 1950-1980, costituisce un fattore centrale della storia rurale e urbana del paese anche dei secoli precedenti.
Lo scopo del volume è mettere a fuoco la continuità e la lunga durata, nonché la convivenza, delle molteplici mobilità che hanno interessato l’Italia. Esistono, infatti, diversi studi e sintesi d’insieme dedicati soprattutto alla grande emigrazione otto-novecentesca e vanno crescendo le analisi sulle immigrazioni attuali, ma sono poche le ricostruzioni del movimenti interni in connessione anche agli arrivi esterni.
Paola Corti e Matteo Sanfilippo, alla luce del confronto con gli studi internazionali e con i nuovi paradigmi storico-sociologici sempre più attenti a comprendere i meccanismi e i processi sul quali si costruiscono i movimenti migratori, propongono una analisi del caso italiano che tiene conto delle numerose e recenti indagini settoriali e ne elabora i risultati in modo da ricomporre il complesso quadro della plurimillenaria mobilità in Italia.
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Razzisti per legge. L'Italia che discrimina

Autore    Bartoli Clelia
Yusuf frequenta il Liceo Garibaldi. Pur nato in Italia, per la legge Italiana è uno straniero. La sua classe è andata a Parigi. Lui è il solo che non è partito poiché gli uffici preposti al rinnovo del suo permesso di soggiorno erano in ritardo sui rilasci.
Chandra vorrebbe far giungere il suo bambino dallo Sri Lanka, ma il soffitto della casa dove abita dista dal pavimento 2 cm meno di quanto prescrive la disciplina sul ricongiungimenti, così il figlio resterà lontano dalla madre chissà ancora per quanto.
Sharu è divenuto clandestino perché il suo datore di lavoro non ha voluto metterlo in regola. Da oltre un anno è recluso in un Cie (Centro identificazione e espulsione), mentre il padrone della ditta dove faceva l’operaio prosegue indisturbato a lucrare sul lavoro nero e schiavistico.
A Lampedusa, durante il picco dell’emergenza nella primavera 2011, il governo ha tralasciato di aumentare la fornitura d’acqua e di inviare una cucina da campo per preparare il necessario numero di pasti, così i tunisini sbarcati sono rimasti sporchi e affamati.
Per questi e per innumerevoli altri casi, alla domanda “l’Italia è un paese razzista?”, questo libro risponde “sì”, per la più pervicace e meno evidente forma di discriminazione, quella delle leggi e delle istituzioni. La disparità di trattamento tra autoctoni e popolazione di origine straniera rischia di gettare le basi di una società divisa e diseguale, i cui effetti possono essere di enorme portata e di lunghissima durata.
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