Myanmar: 5 milioni di persone firmano per la riforma della costituzione birmana

Quasi 5 milioni di persone in Myanmar hanno firmato una petizione che richiede degli emendamenti costituzionali. Il partito nazionale di opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), insieme ad una rete di attivisti, nota come 88 Generation Peace and Open Society, ha sottoposto la petizione al Parlamento alla fine della scorsa settimana.
La campagna, lanciata lo scorso maggio, ha ottenuto 4.953.093 di firme, raccolte in più di 300 città di tutta il Myanmar.

Fra le richieste, quelle di modificare l’Articolo 436, che stipula che ogni emendamento costituzione richieda l’approvazione di almeno il 75% del Parlamento per essere effettuato. Nella realtà dei fatti, questo significa che gli emendamenti devono avere l’approvazione della totalità del Parlamento, poiché un quarto dei seggi legislativi appartengono ad esponenti dell’Esercito.
Le difficoltà nel modificare la costituzione lasciano peraltro al suo posto l’Articolo 59(f), che impedisce ai cittadini con coniugi stranieri e figli nati all’estero di concorrere per le cariche di Presidente e Vicepresidente. Questa proibizione colpisce anche figure di pubblico rilievo, quali l’icona globale della democrazia e leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. (A causa dell’Articolo 59(f),

non potrà infatti concorrere come Presidente nelle elezioni del prossimo anno, poiché suo marito è di nazionalità britannica.)
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Cooperazione: Bonino, Italia grata a Myanmar per sostegno candidatura a membro non permanente Onu

Il governo italiano esprime la propria “gratitudine” al governo birmano per il sostegno alla candidatura dell’Italia a membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2017-2018.
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel corso della conferenza stampa organizzata al termine dell’incontro con il suo omologo birmano, Wunna Maung Lwin. Al centro dei colloqui ci sono stati i rapporti bilaterali tra i due paesi.
“L’interscambio fra Italia e Myanmar ammonta a 46 milioni di dollari e il nostro paese è al 24mo posto nel mondo. Per quanto riguarda la nostra Cooperazione allo sviluppo, fra cancellazione del debito, crediti d’aiuto e doni, il volume dei nostri interventi è pari a 26 milioni di euro circa e riguarda prevalentemente interventi nel settore rurale. Intendiamo mantenere ed estendere la nostra collaborazione in questo ambito, che è uno degli strumenti più adeguati anche nel campo della cooperazione economica”, ha detto la Bonino.
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Aung San Suu Kyi vuole candidarsi alla presidenza della Birmania | Il Post

Aung San Suu Kyi, attivista e leader dell’opposizione in Birmania, ha deciso di candidarsi alla presidenza del paese alle prossime elezioni, che si terranno nel 2015. Durante un incontro del World Economic Forum sull’Asia orientale, ai delegati riuniti nella capitale birmana Naypyidaw, Suu Kyi ha parlato del futuro del paese concludendo il suo intervento con la speranza di un «cambiamento della Costituzione». Quando il moderatore le ha esplicitamente chiesto se avesse intenzione di presentarsi alle elezioni, lei ha risposto di sì: «Voglio essere candidata alla presidenza e sono sufficientemente sicura sull’argomento».Suu Kyi ha fatto riferimento alla modifica della Costituzione perché attualmente contiene una norma che impedisce la presidenza a chiunque abbia un marito o dei figli che sono cittadini stranieri. Suu Kyi è vedova di Michael Aris, studioso inglese di cultura tibetana e professore a Oxford. Da lui ha avuto due figli che sono cittadini inglesi: secondo la Costituzione scritta dai militari, quindi, non potrebbe dunque candidarsi alla presidenza.
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Il boicottaggio di Aung San Suu Kyi


Oggi il partito Lega Nazionale per la Democrazia (LND) dell’attivista per i diritti umani Aung San Suu Kyi ha annunciato che boicotterà il parlamento nazionale birmano in occasione della sua riapertura, prevista per domani. Il partito LND protesta contro il giuramento che i suoi 43 deputati, recentemente eletti nelle elezioni suppletive del 1 aprile, dovranno fare per sedersi in Parlamento. La protesta dell’LND è contro un passaggio del giuramento che parla dell’impegno dei parlamentari alla “salvaguardia” della Costituzione birmana.
 
Aung San Suu Kyi e i deputati dell’LND non vogliono pronunciare la parola “salvaguardia” perché non riconoscono l’attuale Costituzione birmana, approvata dalla giunta militare al potere in Birmania fino al marzo 2011, che considerano “antidemocratica”. L’LND vorrebbe cambiare la parola “salvaguardia” della formula del giuramento con un più generico “rispetto”. Visto che sinora il governo della Birmania ha negato di voler cambiare il giuramento, Aung San Suu Kyi ha annunciato il boicottaggio a tempo indeterminato del nuovo Parlamento.
 
L’annuncio di Aung San Suu Kyi e del suo partito è arrivato un giorno dopo la decisione del Giappone di cancellare circa 3 miliardi di euro di debito della Birmania, promettendo aiuti per lo sviluppo del paese visti i suoi recenti progressi verso la democrazia, quali l’elezione a presidente dell’ex generale Thein Sein nel marzo 2011, lo scioglimento della giunta militare che governava il paese, la liberazione di diversi detenuti politici e le elezioni suppletive di qualche settimana fa.

Birmania: esce in Italia ''The Lady'', il film su Aung San Suu Kyi – Agenzia di Stampa Asca

Esce oggi nelle sale italiane ”The Lady”, il film di Luc Besson che racconta la vicenda umana e politica della leader birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, la figlia del padre dell’indipendenza della Birmania, leader della Lega nazionale per la democrazia e premio Nobel per la pace nel 1991.

La sezione italiana di Amnesty International, che ha patrocinato il film, ricorda la vicenda della donna, tornata in liberta’ e all’impegno politico dopo aver trascorso 15 dei 21 anni precedenti agli arresti domiciliari: dal 1989 al 1995, dal 2000 al 2002 e dal 2003 al 2010.

Aung San Suu Kyi faceva parte di un totale di oltre 2.200 prigionieri politici, in maggioranza prigionieri di coscienza, arrestati prevalentemente durante la cosiddetta ”rivoluzione zafferano” del 2007. Centinaia di questi, alla data del rilascio della leader, erano stati trasferiti in carceri lontane rendendo ancora piu’ difficili le visite di medici, avvocati e parenti e numerose erano le denunce di tortura.

Malgrado le recenti amnistie, ricorda Amnesty, restano in carcere 1.000 prigionieri di coscienza, condannati sulla base di norme vaghe, utilizzate sovente dalle autorita’ birmane per criminalizzare il dissenso politico e detenuti in condizioni agghiaccianti, con cibo e servizi igienici inadeguati e senza cure mediche.

Tra i casi citati in ”The Lady” anche quello di U Kyi Maung, membro della commissione esecutiva centrale della Lega nazionale per la democrazia, prelevato dalle forze di sicurezza dalla sua casa di Yangon nelle prime ore del mattino del 23 ottobre 1996, con l’accusa di coinvolgimento nelle proteste studentesche. U Kyi Maung e’ stato un prigioniero di coscienza dal 1990 fino a marzo 1995, quando venne rilasciato dalla prigione di Insein.

The Hindu : Aung San Suu Kyi si candiderà alle elezioni in Birmania

Democracy champion Aung San Suu Kyi will contest the upcoming by-election in a Yangon neighbourhood that was hard-hit by the 2008 Cyclone Nargis, opposition Fontes said on Tuesday.

“It’s official. She will contest in Kawhmu Township, Yangon,” National League for Democracy (NLD) spokesman Nyan Win said. Kawhmu is located in the southwestern part of the Yangon region.

The area was among those worst hit by Cyclone Nargis in May, 2008 that claimed 138,000 lives in the Yangon Region and Irrawaddy Delta.

Myanmar will hold a by-election on April 1, to fill 48 parliamentary seats left vacant when cabinet members assumed their ministerial posts in March, 2011.

Per una globalizzazione dei diritti: storie di un Paese in gabbia

Questo libro racconta la lunga lotta di un popolo per la libertà e la democrazia. Una lotta che si fonda sulla non violenza e sulla resistenza pacifica, figlie di una cultura buddista e dell’esperienza di altri grandi personalità della storia recente, da Gandhi a Nelson Mandela alle lotte per la democrazia nei Paesi dell’Europa dell’Est.

(dalla Prefazione a Il pavone e i generali, scritta da Savino Pezzotta e Walter Veltroni)
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Adottiamo un sindacalista birmano

Aderisci anche tu alla campagna promossa dalla Cisl e dall’Iscos nazionale. Si tratta di una forte iniziativa di solidarietà e di gemellaggio tra la Cisl e l’FTUB, il sindacato birmano. Lotta con noi contro il lavoro forzato, la confisca delle terre, gli stupri e aiutaci a promuovere una diffusa opposizione sociale alla dittatura.

Appello contro le elezioni farsa in Birmania

La CISL lancia un appello urgente al governo italiano e alla Unione Europea perché recepiscano le richieste del sindacato e di tutte le organizzazioni democratiche birmane che chiedono alla comunità internazionale di condizionare l’accettazione delle elezioni alle seguenti condizioni:

  • l’immediata e incondizionata liberazione di Aung San Suu Kyi e degli altri detenuti politici, e la garanzia a tutti loro del diritto a partecipare ed essere candidati alle elezioni;
  • la cessazione di tutti gli attacchi contro le comunità etniche e gli attivisti democratici;
  • la apertura immediata di un dialogo genuino ed inclusivo tra la giunta, le organizzazioni democratiche e le nazionalità etniche, che comprende la revisione della costituzione.

Con l’appello la Cisl condanna duramente la giunta militare birmana e le inaccettabili nuove leggi elettorali, che impediscono alla eroina Aung San Suu Kyi e agli oltre 2.100 detenuti politici di candidarsi e di votare alle prossime elezioni. Queste leggi sono la tragica conferma della totale non credibilità delle elezioni e rappresentano l’assoluta non volontà della giunta militare di avviare una rapida ed effettiva transizione alla democrazia .
L’appello, che la CISL invita a sottoscrivere, chiede:
Che il governo italiano, il Parlamento, il Rappresentante Speciale UE assumano queste tre richieste e condizionino la accettazione delle elezioni alla loro attuazione, avviando una consultazione urgente con le organizzazioni sindacali e democratiche birmane.
Che il governo italiano si impegni perché la UE decida un rafforzamento delle sanzioni economiche mirate, con l’inclusione dei settori finanziari ed assicurativi, con il divieto di nuovi investimenti e con procedure di controllo certe ed efficaci. Tali sanzioni saranno applicate secondo modalità flessibili, a seconda degli sviluppi positivi o negativi del processo politico.
Che la UE promuova tali legittime richieste nei negoziati con i paesi asiatici.
Che la UE si adoperi attivamente perché il Consiglio di Sicurezza ONU approvi un embargo globale sugli armamenti verso la Birmania.
Che la UE appoggi la raccomandazione del Relatore Speciale ONU per i Diritti Umani in Birmania, per la costituzione di una Commissione d’Inchiesta ONU sui crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dalla giunta.
L’Italia non può restare silenziosa.

Firma anche tu: www.birmaniademocratica.org