Il lavoro per lo sviluppo della società globale

Oggi a Torino Iscos, ANOLF, unioni sindacali regionali CISL di Emilia Romagna, Lombardia, Marche e Piemonte si confrontano sulla centralità del lavoro nello sviluppo della società globale. Si parla di inclusione, diritti, sostenibilità in occasione della giornata mondiale del lavoro dignitoso.
Partecipano i rappresentanti di ANOLF Tunisia, Marocco e Senegal.
È la conclusione del corso attivisti di tre giorni che ha riunito operatori, esperti, rappresentati di imprese, ministeri, associazioni, comunità straniere per capire insieme lo scenario attuale e le possibili strategie per la cooperazione internazionale allo sviluppo e per rispondere alle sfide della migrazione.

La ricetta del Club di Roma per reinventare la prosperità

Graeme Maxton e Jorgen Randers, autori del rapporto, ritengono che il sistema economico attuale sia ben lontano dal risolvere le sfide del nostro tempo, dal momento che queste non sono più le priorità del sistema stesso. Oggi, disuguaglianza e disoccupazione non si eliminano con la pura crescita economica. Le tredici politiche possono permettere ridurre la disoccupazione e le disuguaglianze oltre a rallentare il ritmo del cambiamento climatico. Inoltre, le sfide del futuro si moltiplicheranno a causa della robottizzazione del lavoro, l’invecchiamento della popolazione e la disponibilità di minori risorse.
Le raccomandazioni specifiche invitano alla riduzione oraria del lavoro, aumentare la soglia del pensionamento per rendere le persone anziane indipendenti fino al momento desiderato, ridefinere il “lavoro retribuito” considerando le necessità di coloro che si prendono cura di altre persone a casa, aumentare le indennità di disoccupazione, aumentare le tasse delle società per azioni e dei più ricchi per redistribuire i profitti, stabilire paccheti di stimolo economico rivolti al cambiamento climatico, tassare maggiormente l’energia fossile, ridurre le tasse sul lavoro aumentando quelle sull’utilizzo delle risorse naturali, aumentare le tasse di successione per ridurre la disuguaglianza, promuovere la  cresciata delle unioni sindacali, ridurre il commercio dove i danni ambientali sono maggiori, incoraggiare meno nascite e introdurre un salario minimo per coloro che lo necessitano.
Sorgente: La ricetta del Club di Roma per reinventare la prosperità

Marocco – UE: contrasti commerciali

In queste settimane una sentenza della Corte di Giustizia europea ha portato alla interruzione dei rapporti tra Marocco ed Unione Europea. L’Alta Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica , è andata in Marocco per sbloccare la situazione.
In questo articolo riportiamo alcuni materiali utili a ricostruire l’evento.
 
Il video della conferenza stampa
Il comunicato dell’Ambasciata Marocchina
Andrea Bonannni: Soluzione Mogherini al pasticcio con Rabat
La reazione di Confagricoltura
Agenzia Nova: Ci si aspetta un annullamento. Il Fronte Polisario e un miliardo di euro di sovvenzioni
 

Il video della conferenza stampa


 

Il comunicato dell’Ambasciata Marocchina

Rabat, 04/03/2016 – Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione, Salaheddine Mezouar, ha incontrato, venerdì 4 marzo 2016, in presenza della Ministra delegata Mbarka Bouaida, e del Ministro delegato Nasser Bourita, l’Alta Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.
Durante l’incontro le due parti hanno discusso della decisione della sentenza del Tribunale europeo circa l’accordo agricolo Marocco-UE e le sue ricadute sulla fiducia e la serenità dei rapporti di partenariato tra le due parti.
[…]
E’ per questo motivo, ha aggiunto la Mogherini, che “è stato introdotto un ricorso in appello dinanzi la Corte di giustizia europea contro la sentenza del 10 dicembre 2015 del tribunale di prima istanza dell’UE” relativa all’accordo agricolo. La Mogherini ha poi ricordato il “disaccordo” espresso dal Consiglio europeo rispetto alla sentenza del Tribunale di prima istanza dell’UE.
L’Alta Rappresentante ha affermato di aver fornito i chiarimenti e le garanzie necessarie nel corso del dialogo con le autorità marocchine, aggiungendo che l’UE e il Marocco lavoreranno come veri e propri partner su questo punto. A tal fine saranno realizzati una dinamica e un dialogo regolari, continui e trasparenti, ha precisato.
Da parte sua, il Ministro Mezouar ha sottolineato che la sentenza del Tribunale europeo circa l’accordo agricolo UE-Marocco è “giuridicamente errata” e “politicamente distorta”, notando che “questa decisione, che compromette gravemente la cooperazione tra il Marocco e l’Unione europea, deve essere corretta”.
Il ministro ha anche sottolineato come la visita della Mogherini si inserisca nel quadro degli sforzi dell’UE per “fornire chiarimenti al Marocco, rassicurazioni e garanzie per i meccanismi di coordinamento tra le due parti, in particolare in termini di trattamento da parte dell’Unione di ricorsi giudiziari per gli accordi tra il Marocco e l’Unione europea dinanzi la Corte di giustizia dell’UE”.
[…]

Fonte: http://www.ambasciatamarocco.it/mogherini-in-marocco/
 

Andrea Bonannni: Soluzione Mogherini al pasticcio con Rabat

L’articolo sul supplemento Affari & Finanza del 21 marzo 2016
[gview file=”http://iscosmarche.org/files/2016/03/Affari-e-Finanza-21-marzo-2016-mogherini-rabat.pdf”]

La reazione di Confagricoltura

UE-Marocco, Confagricoltura: “Disattese le nostre richieste dall’Alto Commissario Mogherini. Nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Europea, l’accordo resta in vigore”
Confagricoltura ha recentemente scritto una lettera all’Alto Commissario per gli Affari esteri Federica Mogherini per chiedere una revisione dell’accordo, ma anche di tutte le altre concessioni accordate ai Paesi Terzi, che hanno riflessi su molti comparti chiave della nostra agricoltura.
Confagricoltura ha accolto con stupore e disappunto le dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri Federica Mogherini che, durante una visita nella capitale marocchina il 4 marzo scorso, ha i confermato che l’UE proseguirà i suoi rapporti con il Paese nordafricano, a dispetto della sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha giudicato l’accordo tra Marocco e Unione Europa in violazione della legge internazionale, annullandolo in parte.
[…]
Confagricoltura pochi giorni fa aveva scritto proprio all’Alto rappresentante della Ue Federica Mogherini e ai Commissari europei per il Commercio Malstroem e dell’Agricoltura Hogan, nonché agli europarlamentari italiani interessati alla materia per chiedere alla Commissione di cogliere l’occasione di questa sentenza per operare una revisione sostanziale di questo accordo, ma anche di tutte le altre concessioni accordate ai Paesi Terzi che hanno innegabili riflessi su molti comparti chiave della nostra agricoltura. Basti pensare agli agrumi che attraversano oggi una congiuntura di mercato particolarmente negativa ed all’olio di oliva, solo per citare due comparti.
“In sintesi – ha affermato Gerardo Diana, presidente della Federazione nazionale di prodotto agrumicola di Confagricoltura – occorrerebbe una seria analisi di impatto sugli effetti delle concessioni già accordate e su quelle in corso di negoziazione rispetto alla competitività della nostra agricoltura. Inoltre vanno attivate da subito le clausole di salvaguardia, a partire da quella richiesta dal Mipaaf, e vanno imposte le regole di vera reciprocità negli scambi e norme di importazione nel territorio comunitario che impediscano, con blocchi immediati e misure accurate di prevenzione, l’introduzione di materiali infetti pericolosi dal punto di vista fitosanitario”.
Confagricoltura mette in guardia la Commissione europea sugli impatti degli accordi di libero scambio, come quello con il Marocco, ma anche le intese con la Tunisia per quanto riguarda l’olio d’oliva che, tra l’altro, non è detto che abbiano effettive ricadute positive sugli agricoltori di questi Paesi.

Fonte: http://www.confagricoltura.it/ita/press-room_anno-2016/marzo-2/ue-marocco-confagricoltura-disattese-le-nostre-richieste-dall-alto-commissario-mogherini-nonostante-la-sentenza-della-corte-di-giustizia-europea-l-accordo-resta-in-vigore.php
 

Agenzia Nova: Ci si aspetta un annullamento. Il Fronte Polisario e un miliardo di euro di sovvenzioni

Fonti del Consiglio dell’Unione europea hanno riferito ad “Agenzia Nova” che Bruxelles si aspetta un annullamento della sentenza, i cui effetti rischiano di compromettere l’accordo commerciale fra l’Ue e il Marocco. “Non sappiamo se l’appello sarà accolto – spiega la fonte – e l’argomento è particolarmente sensibile perché sottende, per il Marocco, una questione di sovranità”. Il nodo sono appunto i territori del Sahara occidentale, rivendicati da Rabat ma anche dal Fronte Polisario. Secondo i giudici della Corte di Giustizia dell’Ue, infatti, l’accordo di Bruxelles con il Marocco danneggerebbe il popolo . “Il Consiglio è responsabile per la firma e l’attuazione degli accordi Ue – ha spiegato ad “Agenzia Nova” la fonte – e si aspetta l’annullamento della sentenza”.
Non c’è certezza però sugli esiti dell’appello. “Consiglio e Corte di Giustizia sono due organismi differenti, non è detto che debbano avere la stessa posizione”, spiega ancora la fonte Ue, citando anche un precedente. L’Europarlamento, il 14 dicembre del 2011, aveva infatti respinto l’accordo sulla pesca fra Ue e Marocco, sempre a difesa degli interessi del popolo saharawi, per poi dare il via libera nel 2013. In questo caso però la situazione è differente. L’accordo, se la sentenza non verrà annullata, non può essere rinegoziato. “La sentenza chiede l’annullamento dell’accordo”, ha fatto notare la fonte.
Le esportazioni agricole del Marocco sono ammontate a 43 miliardi di dirham (4,39 miliardi di dollari) nel 2015. L’Ue e il Marocco hanno sottoscritto accordi di libero scambio per alcuni prodotti agricoli, ad esempio i pomodori, e sul permesso di pesca per le navi europee nelle acque territorio marocchine in cambio di aiuti finanziari. Le due parti hanno inoltre avviato negoziati nel 2013 per firmare un più ampio accordo di libero scambio. La sospensione dei contatti non dovrebbe avere alcun impatto diretto sul commercio tra l’Ue e il Marocco, che rimarrà invariato almeno finché non verrà pronunciata una sentenza definitiva sul caso sollevato dal Fronte Polisario. Tuttavia, la sospensione formale dei contatti potrebbe comportare lo stop al programma di sovvenzione dell’Unione europea nel regno marocchino, pari complessivamente a circa 1,03 miliardi di euro.
Il Marocco controlla la maggior parte del Sahara occidentale dal 1975 e rivendica la sovranità sul tratto sui territori desertici meridionali, ricche di fosfati e di potenziali giacimenti di idrocarburi. L’annessione del Sahara occidentale al Marocco ha provocato una ribellione da parte del Fronte Polisario, a suo volta foraggiato dalla vicina Algeria. Le Nazioni Unite hanno negoziato un cessate il fuoco nel 1991, ma i colloqui non sono riusciti a trovare una soluzione stabile a una delle più lunghe contese territoriale del Continente africano. Gruppi per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch accusano il Marocco di eccessivo della forza contro gli attivisti saharawi e di reprimere la libertà politica nel Sahara occidentale. Rabat, da parte sua, ha lanciato un vasto programma di investimenti per portare sviluppo e calmierare i disordini. Poche settimane fa il sovrano marocchino Mohammed VI ha lanciato un piano di investimenti nel settore dei fosfati del valore di 1,85 miliardi di dollari a Laayoune, la più grande città occidentale del Sahara

 
Fonte: http://www.agenzianova.com/a/56daaf314c23f6.62817645/1310292/2016-03-05/marocco-ue-mogherini-a-rabat-accordo-agricolo-non-e-violazione-a-diritto-internazionale/linked

Quando passa lo straniero – le partecipazioni internazionali nelle imprese

Una non trascurabile parte del Pil dei paesi europei di più recente ingresso è determinato, come risaputo, dal ruolo delle aziende straniere. In questo grafico – fonte Eurostat, anno 2011 – presentiamo i dati sulle partecipazioni di imprese estere in quelle nazionali. Ne risulta che l’Irlanda è l’economia comunitaria più aperta agli investimenti provenienti da fuori. Dopodiché, escluso il Lussemburgo, c’è una lunga serie di stati un tempo situati oltre la linea della cortina di ferro. Tra questi è l’Ungheria quello dove le imprese nazionali sono state scalate con più intensità da quelle estere. In pratica, il 55% del capitale aziendale medio è posseduto da compagnie non ungheresi.
 
Grafico partecipazioni straniere in imprese nazionali (Eurostat, Rassegna Est)
L’unico paese di recente ingresso dove questa percentuale non arriva al 20% è la Slovenia. Quanto all’Italia, malgrado i tanti articoli usciti negli ultimi mesi sulla colonizzazione operata dai capitali stranieri, protagonisti di diversi acquisti di storiche imprese del paese, il tasso di apertura della nostra economia agli investimenti dall’estero risulta basso. Il più basso, a essere precisi, tra i paesi fondatori o da più tempo membri dell’Unione europea.
Quando passa lo straniero | RASSEGNA EST.

ILO. Rapporto sulle Prospettive occupazionali e sociali nel mondo

Rapporto sulle Prospettive occupazionali e sociali nel mondo – Tendenze 2015. Saranno i servizi nel privato e il settore delle cure i principali motori della creazione di posti di lavoro. (http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/per-la-stampa/articles/WCMS_339468/lang–it/index.htm)
Il rapporto dell’ILO sottolinea che, nei prossimi cinque anni, l’occupazione crescerà nei servizi del settore privato, con un aumento della domanda di lavoratori altamente qualificati.
GINEVRA (ILO News). Secondo l’ultimo rapporto dell’ILO sulle Prospettive occupazionali e sociali nel mondo – Tendenze 2015 (World Economic and Social Outlook – Trends 2015), il principale giacimento di nuovi posti di lavoro si trova nei servizi del settore privato, come i servizi amministrativi e quelli per le imprese, la finanza e l’immobiliare.
Questi servizi e quelli connessi impiegheranno oltre il terzo della manodopera globale durante i prossimi cinque anni.
I servizi pubblici della sanità, dell’educazione e dell’amministrazione rimarranno una importante fonte di occupazione. Anche se aumenteranno più lentamente, questi settori rappresenteranno ancora il 15 per cento dell’occupazione totale.
Al contrario, il rapporto segnala che, a livello globale, l’occupazione industriale si dovrebbe stabilizzare leggermente sotto al 22 per cento.
Ciò si spiega con un rallentamento nella creazione di posti di lavoro nel settore delle costruzioni rispetto al periodo 2010-2013, anche se l’aumento medio annuo dovrebbe rimanere superiore al 2 per cento. Nel settore manifatturiero invece i livelli di occupazione rimarranno sostanzialmente invariati durante i prossimi cinque anni e rappresenteranno solo per il 12 per cento dell’occupazione globale nel 2019.
«L’occupazione nel settore dei servizi rimarrà la più dinamica in termini di creazione di posti di lavoro durante i prossimi cinque anni», dice Raymond Torres, Direttore del Dipartimento della Ricerca dell’ILO.
Aumento della quota dei lavori altamente qualificati e conseguenze sui salari e sulle disuguaglianze
Lo spostamento dell’occupazione verso i servizi e il declino del settore manifatturiero implica un cambiamento significativo nelle qualifiche richieste dal mercato del lavoro.
«Ci sarà una fuga dai lavori che richiedono un livello medio di qualifiche per eseguire mansioni di routine che possono essere automatizzate», spiega Torres.
Le persone che prima occupavano questi lavori dovranno acquisire nuove competenze oppure dovranno affrontare la prospettiva di competere per lavori al livello più basso della scala delle qualifiche.
Aumenta anche la domanda per lavori che richiedono una interazione diretta, come la sanità e le cure alla persona. Questa tendenza segnala l’emergenza di una ampia economia delle cure.
Le tendenze globali mostrano significative variazioni regionali, con lavori mediamente qualificati che scompaiono nelle economie avanzate ad un ritmo più veloce che nei paesi emergenti e in via di sviluppo.
Questa polarizzazione tra i lavori più qualificati e quelli meno qualificati ha un impatto diretto sul reddito da lavoro. L’aumento del numero dei lavori ai due estremi della scala delle qualifiche, a scapito della fascia intermedia, contribuisce tuttora e contribuirà ancora a aggravare le disuguaglianze di reddito.
Consumi e povertà
I cambiamenti nell’occupazione hanno anche effetti sui livelli di consumi e di povertà. In numerosi paesi è diminuito il numero dei lavori di routine, come conduttore di macchine o meccanico montatore, il che mette in dubbio la capacità dell’industria a aiutare i lavoratori a uscire dalla povertà.
In mancanza di lavori industriali, i lavoratori rurali avranno scarse opportunità di migliorare la propria situazione occupazionale.
I lavori altamente qualificati non sono accessibili a coloro che non hanno ricevuto una educazione formale e non hanno opportunità di formazione.
«Queste tendenze evidenziano il ruolo delle politiche per aiutare le imprese e i lavoratori a cogliere le opportunità legate alle nuove tecnologie, eliminando al contempo gli ostacoli per salire la scala economica e sociale, soprattutto per le donne», conclude Torres.
ILO. Rapporto sulle Prospettive occupazionali e sociali nel mondo.

Studio ILO-UNCTAD. "Trasformare le economie"

Il volume pubblicato da ILO e UNCTAD dimostra, a partire da diversi esempi, come le politiche industriali possono trasformare le economie per creare posti di lavoro di migliore qualità. (http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/per-la-stampa/articles/WCMS_343180/lang–it/index.htm)
Negli ultimi dieci anni, i responsabili politici sia dei paesi sviluppati sia di quelli in via di sviluppo hanno operato un cambiamento di rotta. Il dibattito si è spostato dall’entità della crescita alla sua qualità, e dalla crescita stessa allo sviluppo economico e sociale.
Questa evoluzione si spiega in parte dal fatto che, in diversi paesi, la crescita non sempre si traduce in lavori di migliore qualità, in salari più alti, in un aumento della qualità della vita e in sviluppo; e in parte a causa delle devastanti conseguenze della crisi finanziaria e economica del 2008-2009 sul mercato del lavoro.
La trasformazione delle economie per realizzare una crescita economica sostenuta e inclusiva e per creare posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità è quindi diventata un tema centrale nel dibattito politico a livello nazionale e internazionale. Il tema è anche centrale nella discussione sull’agenda post-2015 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile come pure nei dibattiti del G20.
Se esiste un ampio consenso sull’importanza della trasformazione della produzione, i punti di vista degli economisti divergono sul modo di dinamizzare un tale processo. Il termine «politica industriale» continua a suscitare il disagio nei dibattiti tra alcuni economisti e i responsabili politici.
Il volume dell’ILO e dell’UNCTAD Transforming Economies: Making industrial policies work for growth, jobs and development («Trasformare le economie: mettere le politiche industriale al servizio della crescita, dell’occupazione e dello sviluppo») fornisce una analisi approfondita del processo di cambiamento strutturale e tecnologico, e contiene anche insegnamenti e principi per stabilire politiche in grado di creare una crescita sostenuta e inclusiva con posti di lavoro di qualità. Il volume si basa su otto casi di studio (Costa Rica, Repubblica di Corea, Brasile, Cina, Sudafrica, Africa subsahariana, Stati Uniti e industria del software in India), come pure su studi transnazionali e regionali.
Una diversità di tradizioni economiche
Piuttosto che di concentrarsi su un quadro economico in particolare, lo studio analizza diversi approcci innovanti recentemente sviluppati in diverse tradizioni economiche, fra cui la teoria classica, strutturalista, evoluzionista e istituzionalista. Questi quadri vengono descritti come complementari piuttosto che come concorrenti, a partire dall’esame delle forze che determinano il cambiamento strutturale e tecnologico, e della complessità di tali processi.
Lo studio identifica le «capacità» produttive nazionali in quanto motore fondamentale della trasformazione della produzione, un fattore largamente trascurato dagli economisti della teoria economica dominante.
Le capacità risiedono nella base di conoscenza della manodopera, delle imprese e delle società — più è sofisticato e diversificato il mix delle conoscenze generali, culturali e tecniche e più sono «intelligenti» le routine organizzative e le istituzioni, più sarà dinamica l’economia nell’adottare tecnologie più complesse, nel diversificare i prodotti, nell’accelerare il passo della trasformazione produttiva e nel creare posti di lavoro.
Insegnamenti
Uno dei maggiori insegnamenti è che non è possibile ottenere una crescita inclusiva e una politica occupazionale di successo senza che esse siano radicate in una chiara strategia di sviluppo produttivo e di formazione per il rafforzamento delle capacità, che integri anche la trasformazione sociale e economica.
Le politiche pubbliche volontaristiche sono essenziali per stimolare il dinamismo dell’economia e per influenzare le strutture economiche. Dopo molti anni di consulenza politica che ha provocato importanti danni ai paesi in via di sviluppo, un ampio accordo su questo punto è una buona notizia.
Non esiste tuttavia un unico approccio politico valido per tutti i paesi. I responsabili politici devono sviluppare strategie adatte al paese, tenendo conto delle condizioni specifiche al paese, dei vantaggi comparati e delle capacità iniziali. Saranno allora in grado di formulare politiche di trasformazione produttiva alla luce degli obiettivi e delle aspirazioni di sviluppo del paese.
Dagli studi nazionali e regionali emergono quattro importanti insegnamenti relativi alla progettazione e all’attuazione delle politiche industriali:

  • Concentrarsi su alcune attività economiche, industrie e tecnologie è stato un elemento chiave di tutte le strategie che sono riuscite a promuovere la trasformazione produttiva. Secondo lo studio, la distinzione tra misure orizzontali e misure verticali tende a sfumare, poiché molte delle misure apparentemente «neutre» favoriscono infatti questo o quell’altro settore. La questione non è quindi se occorre concentrarsi su alcuni settori ma come operare la scelta più efficace possibile.
  • Soltanto un insieme integrato e coordinato di politiche e di istituzioni è in grado di rispondere adeguatamente alle numerose sfide della formazione e della trasformazione strutturale alle quali sono confrontati i paesi intenti a realizzare i propri obiettivi di crescita, di occupazione e di sviluppo. Un tale insieme deve prendere in considerazione la coerenza delle politiche in materia di investimenti, di commercio, di tecnologia, di educazione e di formazione, sostenute da politiche macroeconomiche, finanziarie e del mercato del lavoro. In particolare, le politiche commerciali e macroeconomiche devono essere in linea con le politiche industriali. Diverse economie di successo hanno utilizzato un mix intelligente tra apertura degli scambi, promozione delle esportazioni e sostegno alle nuove industrie, in combinazione con politiche di promozione degli investimenti e della competitività.
  • Fondamentalmente, le politiche industriali devono raccogliere la sfida di stimolare le capacità attraverso l’accelerazione di processi di apprendimento diversificati a secondo dell’individuo, delle aziende, delle società e della manodopera, e di trasformare la base delle conoscenze e i sistemi collettivi di acquisizione delle conoscenze che sono alla base delle routine e delle istituzioni. Ciò richiede una strategia integrata dell’apprendimento che ricopra le politiche dell’educazione, della formazione, della tecnologia, del commercio e degli investimenti. La strategia deve anche comprendere istituzioni in grado di promuovere l’apprendimento individuale e collettivo nelle scuole, nelle comunità e nei processi di produzione, come pure nelle reti sociali, professionali e organizzazionali o nelle catene di approvvigionamento.
  • Le politiche industriali dovrebbero mobilitare non solo gli imprenditori e i responsabili delle politiche pubbliche ma anche il mondo accademico, i sindacati e la società civile a livello municipale, regionale e nazionale. Tutti questi attori hanno un ruolo legittimo da svolgere e dovrebbero integrare i consigli nazionali di competitività, i consigli o i comitati settoriali, le reti informali di comunità di prassi e le partnership pubblico-privato. Sono tutti indispensabili per un efficace coordinamento e per la formazione di un consenso.

 
Fonte: ILO – International Labour Organization
viaStudio ILO-UNCTAD. “Trasformare le economie”.

Lavoratori albanesi in Italia, quale previdenza?

Tra Italia e Albania non vi è alcuna convenzione bilaterale in materia di previdenza. Eppure la comunità albanese in Italia è sempre più radicata e contribuisce notevolmente al sistema-paese. Un’analisiDi previdenza dei lavoratori albanesi in Italia si è discusso a Roma l’8 ottobre scorso, in un incontro promosso dall’associazione “Besa”. Albania News ha pubblicato la relazione di Shqiponja Dosti, economista, esperta in migrazione e sviluppo. Ne presentiamo qui una sintesi:
Lavoratori albanesi in Italia, quale previdenza?.

H&M : cosa c'è dietro? Anniken Jørgensen lo racconta sul suo blog


Una fashion blogger apre gli occhi su cosa c’è dietro le catene di negozi di abbigliamento economico
Anniken Englund Jørgensen, dopo aver partecipato insieme ad altri due ragazzi (Frida Ottesen e Jens Ludvig Hambro Dysand) al documentario-reality Sweat Shop ed aver toccato con mano la realtà delle fabbriche cambogiane che producono gli abiti di colossi della moda low cost (uno su tutti H&M, ma anche Zara, Walmart, Primark, ecc.) ha deciso di utilizzare la propria popolarità di fashion blogger per dare voce a chi questo canale privilegiato non ce l’ha: i lavoratori che materialmente cuciono e confezionano gran parte delle cose che indossiamo, in condizioni che ci sono tollerabili unicamente perché le ignoriamo.
Anniken è evidentemente rimasta molto scossa dall’esperienza fatta in Cambogia, e una volta rientrata in patria ha voluto avviare una campagna che provasse ad andare al di là del semplice impulso emotivo che suscitano le storie raccontate ad arte in un reality. Si è scontrata però con lo stesso giornale promotore dello show – l’Aftonbladet – che è giunto a proibirle esplicitamente di parlare della sua esperienza e a crearle il vuoto mediatico attorno. Grande la delusione della giovane, che ha esternato la propria frustrazione nel constatare come una grande catena di abbigliamento possa di fatto condizionare con il suo potere il più importante quotidiano della Norvegia. “Ho sempre pensato che nel mio paese ci fosse libertà di espressione. Mi sbagliavo.” – dice Anniken.
 
Grazie alla scelta di questa ragazza –  che dopo mesi di censura ha deciso di rendere pubblica sul web la propria esperienza, facendosi promotrice di un boicottaggio mirato e suscitando finalmente la reazione dei vertici di H&M – il messaggio di denuncia ha cominciato a girare e dal web ha raggiunto da un lato la stampa, spesso restìa a trattare approfonditamente argomenti delicati come questo, e dall’altra molte delle persone che la seguono, che sicuramente adesso si faranno qualche domanda in più.
Di fatto Anniken non ci racconta nulla di nuovo e non è certo un’eroina, però è una goccia di consapevolezza in un mare di indifferenza. Per come la vedo io non è poi così poco: una minuscola goccia può generare onde.
Il messaggio è chiaro: fashion sì, ciechi no. Nel mondo superficiale, interconnesso, complicato in cui viviamo ciò che conta è essere consapevoli: dei nostri valori, della realtà che ci circonda, delle conseguenze delle nostre scelte. E poi agire di conseguenza, nei limiti delle nostre possibilità. Se lo facessimo tutti, sarebbe già un enorme passo avanti.. nonostante tutto.
Leggi tutto qui:
Anniken Jørgensen vs H&M. La storia di una fashion blogger e il web che vorrei..

Quanto si guadagna in Europa centrale?

I dati sul salario reale dal 2004 al 2012. La discesa dell’Italia, la crescita slovena, i distacchi degli altri paesi.

Esclusa la Slovenia, dove i redditi sono più simili a quelli dell’area occidentale del continente, anche se in calo, i paesi della regione non presentano tra di loro divari ampi. La crisi ha però cambiato un po’ le carte in tavola.
 
Polonia e Repubblica ceca sono i paesi dell’Europa centrale dove, dall’ingresso in Europa a oggi, la curva dei salari ha registrato l’andamento più virtuoso (clicca sul grafico per vederlo in dimensioni reali).
Varsavia e Praga sono anche le due capitali della regione che si sono difese meglio dalla crisi. La stessa crisi che ha sparigliato un po’ le carte, nel mezzo dell’Europa. L’Ungheria e la Slovenia, che hanno subito dure batoste, hanno visto i salari calare. Anche in Slovacchia, su questo fronte si è riscontrata una flessione.
Guardando al confronto con l’Italia si denota una tendenza alla convergenza. In parte è fisiologica, in linea con l’andamento complessivo dei rapporti est-ovest. In parte è stata anche alimentata dalla crisi, che ha martellato severamente il nostro paese, già reduce da anni di crescita stagnante.
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Economia sociale e civile – come cambia l'ambiente economico – Leonardo Becchetti

La crisi attuale investe almeno 5 dimensioni: economia, finanza, ambiente, moneta, benessere. Richiede soluzioni che rispondano contemporaneamente a differenti aspetti del problema.
Il sistema economico così come è stato concepito fino adesso sembra incapace di risolvere il problema ed erode il capitale sociale, che invece è fondamentale per la sua soluzione.
In questo articolo Leonardo Becchetti descrive come la nascita di un’economia sociale e civile all’interno di quadro di biodiversità aziendale possa fornire una soluzione strutturale, contribuendo ad uno sviluppo sostenibile, con alta occupazione e coesione sociale.
Leggi qui: AICCON – Cultura Cooperazione Nonprofit.